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	<title>6aprile.it &#187; Articoli tecnici</title>
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	<description>L&#039;Aquila, l&#039;informazione dal 6 aprile 2009</description>
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		<title>RICOSTRUZIONE SENZA CONOSCERE SOTTOSUOLO E CAVITA&#8217;. URBANISTICA PEGGIO DI PRIMA</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 18:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Mastropietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Alessandra Cococcetta da leditoriale.com] Una ventina di frazioni del Comune dell&#8217;Aquila, manca di studi di microzonazione sismica cioè non se ne conosce ancora il sottosuolo e non ne sono state censite le cavità, al di sotto delle abitazioni e delle strade. Quelle stesse cavità, che nel centro storico del capoluogo restano un mistero. I tecnici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/documenti-normative/2012/02/01/una-ricostruzione-senza-conoscere-sottosuolo-e-cavita-lurbanistica-va-peggio-di-prima.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2012/02/geologia_sottosuolo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-30087" title="geologia_sottosuolo" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2012/02/geologia_sottosuolo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>[di Alessandra Cococcetta da leditoriale.com] Una ventina di frazioni del Comune dell&#8217;Aquila, manca di studi di microzonazione sismica cioè non se ne conosce ancora il sottosuolo e non ne sono state censite le cavità, al di sotto delle abitazioni e delle strade. Quelle stesse cavità, che nel centro storico del capoluogo restano un mistero. I tecnici del Comune dicono che è stato aperto un tavolo con la Regione, perché la microzonazione del capoluogo sia conclusa, ma non ci sono fondi per pagare geologi e studi, per portare a termine l&#8217;esame del sottosuolo dell&#8217;aquilano. Intanto però, andiamo avanti con i piani per la ricostruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piano regolatore del 1975, nei centri storici delle frazioni non vieta le demolizioni, e l&#8217;amministrazione Cialente avrebbe già previsto aree, nelle immediate periferie aquilane e non solo per le frazioni, dove ricostruire, con premi di cubatura fino al 30%, e su zone, destinate dal vecchio Prg ad attrezzature generali e non solo, come ha spiegato il consulente Iacovone, consentendone quindi, il cambio di destinazione d&#8217;uso. Ma è ancora da vedere, e non c&#8217;è ancora nulla di tutto ciò dentro i Piani di ricostruzione, che presto andranno al vaglio del commissario Chiodi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non essendo tecnici, lo studio di microzonazione sismica del 2010, ci colpisce nella misura in cui dice che le cavità, scavate dall&#8217;uomo sottoterra, sono pericolose, potrebbero non tenere ai nuovi carichi, avendo già subito delle forti sollecitazioni sismiche, ed è necessario quindi conoscerle, per capire, prima di aprire i cantieri, farci passare sopra ruspe e camion, come rinforzarle e nel caso riempirle. L&#8217;amministrazione Cialente, sostiene che il 75% delle abitazioni aquilane possono essere rifatte immediatamente, ma per quelle case, conosciamo il sottosuolo? Ci sono delle cavità sicure, e cosa ne pensano i geologi?</p>
<p style="text-align: justify;">La voragine emersa in via Campo di Fossa, la notte del 6 aprile inghiottì letteralmente un&#8217;auto, e chi sa quante altre cavità non si conoscono, ma sappiamo per certo che alcune di esse non hanno retto, una starebbe sotto i palazzi di piazzetta del Sole. Secondo gli urbanisti comunali, dove non sarà possibile ricostruire, come potrebbe essere appunto a Campo di Fossa, si progetteranno dei piani di recupero, con possibilità di sostituire la propria casa o palazzina altrove. Ma dove?</p>
<p style="text-align: justify;">Il sottosuolo aquilano nel centro storico è costituito per lo più da brecce, fino ad un massimo di 30 metri di profondità, che poggiano su terreni limosi e sabbiosi che raggiungono in alcune zone, anche i 200 metri. Che sicurezza c&#8217;è in queste aree, sarebbe meglio non ricostruire? Limi e sabbie, nei centri storici come nelle periferie preoccupano nella misura in cui, in caso di sisma, potrebbero portare a pericolose accelerazioni della magnitudo, per questo lo studio del 2010, distingue le zone stabili, cioè rocciose, da quelle totalmente instabili, perché c&#8217;è una faglia o il pericolo di frane e cedimenti di terreno, in quanto esposte anche a rischi idrogeologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo studio, avrebbe dovuto essere la base della nuova pianificazione verso una ricostruzione sicura, invece hanno fatto un semplice copia incolla, dallo studio di microzonazione, alle carte dei piani di ricostruzione, consigliando di approfondire, prima di ricostruire, nelle zone più disastrate quali appunto Campo di Fossa (<em>nella foto in copertina</em>). Daniele Iacovone, esperto urbanista e consulente dell&#8217;amministrazione Cialente per la ricostruzione, non è tenuto a sapere com&#8217;è il sottosuolo delle zone destinate dal vecchio Prg ad attrezzature generali, e nessun geologo, ha specificato di più, cosa faranno i residenti di via Campo di Fossa, ricostruiranno sulla voragine? Altrimenti dove, e con quale sicurezza? In quella zona si andrà con un piano di recupero, ancora tutto da pensare e ci vorrà ancora del tempo per farlo, intanto si moltiplicano gli insediamenti periferici, ma non si capisce più cosa si stia costruendo e su quali fondamenta. In troppi anni di abusivismi e sanatorie si è costruito ovunque, ignorando terreni sottostanti e relazioni geologiche, com&#8217;è successo troppo spesso a Pettino, per esempio, il guaio è che si sta continuando alla stessa maniera, se non peggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandra Cococcetta<br />
</strong>(da leditoriale.com)</p>
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		<title>MOVIMENTI TETTONICI: LA CALABRIA SI STA FRANTUMANDO</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 14:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Mastropietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli studi condotti negli ultimi venti anni sembrano mostrare che la Calabria si sia comportata come un unico blocco rigido che aveva subito una rotazione oraria tra i due e un milione di anni fa; invece sono stati osservati dei blocchi a rotazione antioraria che smentiscono questa tesi. Il blocco calabro si sta frantumando? Sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2011/11/29/movimenti-tettonici-la-calabria-si-sta-frantumando.html"></a></div><p><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/11/tettonica_calabria.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-28340" title="tettonica_calabria" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/11/tettonica_calabria-300x196.gif" alt="" width="300" height="196" /></a>Gli studi condotti negli ultimi venti anni sembrano mostrare che la Calabria si sia comportata come un unico blocco rigido che aveva subito una rotazione oraria tra i due e un milione di anni fa; invece sono stati osservati dei blocchi a rotazione antioraria che smentiscono questa tesi.</p>
<p><strong>Il blocco calabro si sta frantumando? Sembra proprio di si</strong></p>
<p>Il quadro generale dello scontro fra la placca africana e quella europea è molto più complesso di quanto si possa immaginare. In realtà proprio in corrispondenza delle nostre regioni meridionali, la semplificazione delle due placche che si scontrano non è più soddisfacente, poiché i geofisici hanno potuto individuare e descrivere una molteplicità di microplacche con movimenti e interazioni particolari. Il puzzle diventa ancora più sfaccettato nella regione calabra, dove, grazie a una ricerca recente condotta da Fabio Speranza e Patrizia Macrì (INGV Roma) assieme a colleghi dell’Università di Padova (“Paleomagnetic evidence for a post-1.2 Ma disruption of the Calabria terrane: Consequences of slab breakoff on orogenic wedge tectonics”) e pubblicata dalla rivista “Geological Society of America Bulletin”, si è potuto scendere in dettagli sinora sconosciuti.</p>
<p>Nell’area collinare compresa tra le cittadine di Crotone e Catanzaro, sulle splendide coste del mar Ionio, sono state individuati grazie a rilievi paleo magnetici quattro blocchi di crosta terrestre che hanno subito distinti movimenti rotazionali: due di essi hanno subito una rotazione antioraria avvenuta negli ultimi 1.2 Milioni di anni, altri due una rotazione oraria. E’ la prima volta che sono stati identificati blocchi a rotazione antioraria nella Calabria, che in base a vari altri studi paleomagnetici sembrava aver ruotato in senso orario come un unico blocco rigido tra 1 e 2 Milioni di anni fa.</p>
<p>A Fabio Speranza, primo firmatario del lavoro abbiamo chiesto:<strong> in che cosa consistono le indagini paleo magnetiche che vi hanno condotto a ricostruire in modo così dettagliato i movimenti di questa parte della Calabria?</strong></p>
<p>Per effettuare il nostro studio abbiamo preso molti campioni di rocce nella zona di Crotone, e quindi ne abbiamo misurato la direzione di magnetizzazione nel laboratorio di paleomagnetismo dell’INGV di Roma, principale laboratorio italiano ed uno dei migliori a livello mondiale. Le rocce quando si formano registrano (tramite minerali magnetici che si comportano come minuscole bussole) la direzione del campo magnetico terrestre, che sappiamo essere mediamente diretta verso il nord geografico. Se la direzione di magnetizzazione che misuriamo oggi nei campioni non è più diretta verso il nord, vuol dire che quel blocco crostale è stato ruotato dopo che i sedimenti da noi analizzati si sono deposti. Il paleomagnetismo già negli anni ’60 del secolo scorso ha rappresentato una delle principali prove a supporto della teoria della tettonica a placche, perché ha mostrato che tutte le principali placche del pianeta hanno ruotato e si sono mosse nel corso dei milioni di anni.</p>
<p><strong>I movimenti da voi ricostruiti, sono tuttora in atto o si sono esauriti nel recente passato geologico, e quando in particolare?</strong></p>
<p>I movimenti da noi ricostruiti sono molto recenti, perché sono stati osservati su sedimenti che hanno solo 1.2 Milioni di anni, un tempo geologicamente molto recente. Questo ci fa ipotizzare che queste rotazioni possano essere ancora attive oggi, e legate ad alcune faglie trasversali che stanno ulteriormente frammentando la “microplacca” della Calabria.</p>
<p><strong>Come si giustifica questa discordanza in un quadro generale che vede lo “stivale” della penisola italiana muoversi verso i Balcani con una prevedibile chiusura del Bacino Adriatico?</strong></p>
<p>Già sapevamo in realtà da altri studi geofisici che la parte della penisola italiana che si muove verso i Balcani non comprende la Calabria, che ha un movimento più complesso e si muove in parte verso lo Ionio. Il nostro studio mostra che anche all’interno della Calabria non c’è un movimento omogeneo. E’ la dimostrazione ulteriore che il Mediterraneo è un vero puzzle, composto di “tessere” crostali anche piccolissime, che probabilmente non abbiamo ancora identificato del tutto.</p>
<p>(fonte: INGV)</p>
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		<title>E&#8217; vero che i terremoti negli ultimi anni sono aumentati? Ecco i numeri</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 16:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Mastropietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo catastrofi come i terremoti dell&#8217;Aquila, di Haiti o del Giappone, per non parlare di alluvioni e altri disastri, viene spesso da chiedersi se non ci sia un consistente aumento di eventi naturali catastrofici nel mondo. Abbiamo confrontato i dati annuali dei terremoti di magnitudo significativa in tutto il mondo. Ogni anno nel mondo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/2011/06/29/e-vero-che-i-terremoti-negli-ultimi-anni-sono-aumentati-ecco-i-numeri.html"></a></div><p style="text-align: justify;">Dopo catastrofi come i terremoti dell&#8217;Aquila, di Haiti o del Giappone, per non parlare di alluvioni e altri disastri, viene spesso da chiedersi se non ci sia un consistente aumento di eventi naturali catastrofici nel mondo. Abbiamo confrontato i dati annuali dei terremoti di magnitudo significativa in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno nel mondo si verificano in media:<br />
1 terremoto di magnitudo 8 o superiore<br />
15 terremoti di magnitudo tra 7 e 7,9<br />
134 terremoti di magnitudo tra 6 e 6,9<br />
1.319 terremoti di magnitudo tra 5 e 5,9<br />
13.000 terremoti di magnitudo tra 4 e 4,9 (stima)<br />
130.000 terremoti di magnitudo tra 3 e 3,9 (stima)<br />
1.300.000 terremoti di magnitudo tra 2 e 2,9 (stima)</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto ogni anno si verificano milioni di terremoti, anche se molti non vengono registrati poichè avvengono in zone remote del pianeta. All&#8217;aumentare del numero dei sismografi installati, aumentano le registrazioni di terremoti. Tuttavia <strong>i terremoti di magnitudo 6 o superiore restano relativamente costanti</strong>. Nel 1931 c&#8217;erano circa 350 stazioni di rilevamento nel mondo. Oggi ce ne sono più di 8.000 e la comunicazione dei dati avviene in tempo reale in tutto il pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco i grafici dei terremoti dal 1980 al 2009 <em>(dati: USGS.gov &#8211; grafici rielaborati da 6aprile.it)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/terremoti_1980-1989.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-22964" title="terremoti_1980-1989" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/terremoti_1980-1989.jpg" alt="" width="600" height="408" /></a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/terremoti_1990-1999.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-22965" title="terremoti_1990-1999" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/terremoti_1990-1999.jpg" alt="" width="600" height="422" /></a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/terremoti_2000-2009.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-22966" title="terremoti_2000-2009" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/terremoti_2000-2009.jpg" alt="" width="600" height="427" /></a></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Corrado Mastropietro</strong></p>
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		<title>INGV: analisi della sequenza sismica nella zona del Montefeltro (Forli&#8217;-Cesena)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 09:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Mastropietro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/2011/06/09/ingv-analisi-della-sequenza-sismica-nella-zona-del-montefeltro-forli-cesena.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/INGV.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-16233" title="INGV" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/INGV-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Dalla fine di maggio ad oggi, la zona del Montefeltro, in provincia di Forlì-Cesena, è interessata da una sequenza sismica con valori massimi di magnitudo fino a 3.7.</p>
<p><strong>Aggiornamento 9 Giugno 2011 &#8211; Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 24 maggio la zona adiacente al Montefeltro, in provincia di Forlì-Cesena, è interessata da un&#8217;intensa attività sismica che presenta le caratteristiche di sciame: ossia non c’è una scossa principale con successive repliche, ma le scosse si distribuiscono in maniera casuale nel tempo.<span id="more-22419"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato nella zona circa <strong>640</strong> terremoti, concentrati principalmente in due periodi (24-28 maggio e 3-7 giugno 20<a name="0.1__GoBack"></a>11) durante i quali si è verificato oltre il 90% dei terremoti dello sciame. Il terremoto più forte (<strong>magnitudo 3.7</strong>) è avvenuto alle 00:03 ora italiana del 25 maggio; in totale ci sono stati <strong>13</strong> eventi di magnitudo superiore o uguale a 3, <strong>70</strong> eventi di magnitudo tra 2 e 3, tutti gli altri di magnitudo minore di 2.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i terremoti registrati hanno l&#8217;ipocentro abbastanza superficiale,  localizzato tra 5 e 10 chilometri di profondità, e per questa ragione  molti sono stati avvertiti dalla popolazione dei comuni di Bagno di  Romagna, Verghereto, Santa Sofia e limitrofi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/sequenza_montefeltro.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-22428" title="sequenza_montefeltro" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/06/sequenza_montefeltro.jpeg" alt="" width="574" height="402" /></a></p>
<p><strong>Figura 1. </strong>Mappa della sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale nell’area del Montefeltro (provincia Forlì-Cesena) dal 24 Maggio all’8 Giugno 2011. La dimensione dei simboli è proporzionale alla magnitudo Richter (ML). È inoltre riportata la distribuzione della pericolosità sismica (zonesismiche.mi.ingv.it).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Appennino tosco-emiliano-romagnolo è interessato spesso da sequenze sismiche delle quali è impossibile prevedere l&#8217;evoluzione. Sappiamo dalla storia che in quest&#8217;area possono verificarsi anche forti terremoti. Tra i più forti ricordiamo quello che avvenne nel 1584, molto prossimo all’area colpita in questi giorni. In quel caso furono riportati danni valutati fino al IX grado della scala Mercalli (MCS) a San Piero in Bagno, Baroncioni, Ca’ di Bianchi. Un altro evento significativo della regione è avvenuto il 10 novembre 1918 con Intensità MCS fino all’VIII grado (a Corniolo, Galeata, Isola, Mortano, Santa Sofia) e magnitudo stimata in 5.8, mentre diversi terremoti più piccoli sono riportati dai cataloghi negli ultimi 130 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la mappa di pericolosità sismica compilata dall’INGV e divenuta riferimento ufficiale dello Stato (Ordinanza PCM 3519 del 2006, pubblicata nella G.U. n.108 del 11/05/2006), la zona interessata dalla sequenza sismica di questi giorni è da considerarsi a pericolosità sismica medio-alta e, di conseguenza, è stata confermata in zona sismica 2. La mappa di pericolosità sismica fornisce una descrizione delle caratteristiche sismiche del territorio italiano ed è utile sia come strumento di conoscenza che a fini ingegneristici e di pianificazione. In sostanza la mappa ci informa sui possibili livelli di scuotimento attesi nelle diverse zone e non fornisce informazioni su quando tali scuotimenti possano verificarsi. Pertanto Il livello di pericolosità descritto dalla mappa è quello rispetto al quale è opportuno essere preparati in ogni momento, indipendentemente dal verificarsi o meno di sciami o sequenze. La mappa di pericolosità è a tutt’oggi lo strumento più efficace che la comunità scientifica mette a disposizione per le politiche di prevenzione che rappresentano la migliore difesa dai terremoti.</p>
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		<title>Le città italiane a rischio terremoto</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 08:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Mastropietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le immagini del terromoto e dello tsunami giapponesi hanno avuto forti ripercussioni psicologiche sulle popolazioni di tutto il mondo, stimolando una riflessione più critica sullo sfruttamento di energia nucleare. Ma quelle immagini hanno colpito in particolare noi italiani, che le devastazioni dovute agli smottamenti della terra le conosciamo bene: dal devastante terremoto-maremoto nello stretto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/2011/05/09/le-citta-italiane-a-rischio-terremoto.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><a title="Rischio sismico: valore atteso di abitazioni crollate" href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/05/rischio_sismico_valore_atteso_abitazioni_crollate.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-21697" title="rischio sismico - valore atteso abitazioni crollate" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/05/rischio_sismico_valore_atteso_abitazioni_crollate-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le immagini del terromoto e dello tsunami giapponesi hanno avuto forti ripercussioni psicologiche sulle popolazioni di tutto il mondo, stimolando una riflessione più critica sullo sfruttamento di energia nucleare. Ma quelle immagini hanno colpito in particolare noi <strong>italiani</strong>, che le devastazioni dovute agli smottamenti della terra le conosciamo bene: dal devastante terremoto-maremoto nello stretto di Messina del 1908, al terremoto dell’ <strong>Irpinia</strong>, a quello di <strong>Gemona del Friuli</strong> del 1976 fino ad arrivare ai 6,7 gradi Richter che hanno messo in ginocchio la provincia de <strong>L’</strong><strong>Aquila </strong>due anni fa. <span id="more-21696"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la prima cosa che si nota andando a confrontare le mappe relative alla <strong>pericolosita&#8217; sismica</strong> (vedi in fondo all&#8217;articolo) realizzate dall’ Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) con quelle relative al <strong>rischio sismico</strong> (il rapporto tra pericolosita&#8217; e vulnerabilita&#8217; di infrastrutture e inurbamenti) fornite dalla Protezione Civile, e&#8217; che non esiste una regione italiana (fatta eccezione forse per la Sardegna) al riparo da un rischio sismico. Le caratteristiche geologiche del nostro paese, la sua posizione, la distribuzione dei centri abitati fanno sì che la penisola sia particolarmente esposta a eventi di tipo sismico che, seppur di minore magnitudo, in alcuni casi producono danni e problemi proporzionalmente più ingenti dei fenomeni sismici giapponesi e californiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’e&#8217; naturale, una ricorrenza tragica come quella di oggi ci fa avvicinare la lente di ingrandimento sulle <strong>citta&#8217; italiane</strong>, e ci spinge a chiederci quante di esse rischierebbero di fare la stessa fine di L’Aquila, se uno dei quasi duemila terremoti registrati ogni anno (la maggior parte inferiori ai 3,5 gradi) sul territorio italiano raggiungesse una simile potenza distruttiva. Ne abbiamo parlato con <strong>Gianluca Valensise</strong>, dirigente di ricerca presso l&#8217;Ingv.<br />
<strong><br />
Le citta&#8217; italiane a rischio<br />
</strong>Osservando la <a href="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/2011/04/27/la-mappa-tricolore-della-pericolosita-sismica-in-italia.html" target="_blank">mappa di pericolosita&#8217;</a> relativa alle regioni italiane provvista dal sito dell’Ingv, ci si rende facilmente conto di come le zone in cui e&#8217; più probabile che si verifichino terremoti di elevata potenza non siano disposte casualmente sullo Stivale, ma tendano a concentrarsi in una lunga fascia che attraversa l’Italia per il lungo, dall’ <strong>Abruzzo</strong> allo stretto di <strong>Messina</strong>, ricalcando l’andamento della catena appenninica (che, infatti, giace stretta tra la placca africana e quella eurasiatica). Non e&#8217; un caso se anche nelle mappe tracciate dalla Protezione Civile, che valutano il rischio sismico basandosi sulla media di edifici crollati negli ultimi 100 anni e sulla densita&#8217; di strutture abitative appartenenti alla classe di vulnerabilita&#8217; più alta, le zone calde si concentrano sulla <strong>dorsale appenninica</strong>, e proprio laddove sorgono alcuni tra i centri abitati più popolosi del centro-sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Citta&#8217; come <strong>Terni</strong>, <strong>Isernia</strong>, <strong>Campobasso</strong>, <strong>Benevento</strong>, hanno tutte avuto multiple distruzioni in passato e sono tutt’ora, stando a Valensise, tra gli agglomerati urbani <strong>più a rischio</strong>. A queste si aggiungono citta&#8217; come <strong>Potenza</strong> e altri centri calabresi come <strong>Cosenza</strong>, <strong>Catanzaro</strong> e <strong>Reggio Calabria</strong>, fino ad arrivare in Sicilia alle citta&#8217; di <strong>Catania</strong> e <strong>Siracusa</strong>. Un rischio minore, ma comunque tutt’altro che trascurabile, interessa le citta&#8217; dell’ <strong>Umbria</strong>, della <strong>Toscana </strong>settentrionale e del <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong>. Anche la Pianura Padana, pur riscontrando livelli bassi di pericolosita&#8217;, e&#8217; a rischio sismico a causa della sua alta densita&#8217; abitativa. Ma per capire cosa potrebbe succedere nelle localita&#8217; citate, nel caso di un terremoto come quello di <strong>L’Aquila</strong>, e&#8217; necessario guardare le cose da una prospettiva differente.<br />
<strong><br />
La vulnerabilita&#8217; dei centri storici<br />
</strong>“ <em>P</em><em>iù che per le citta&#8217;, sarei preoccupato per i grandi centri storici molto fragili</em>”, spiega Valensise: “ <em>Il vero problema sono i centri storici. Dove si concentrano edifici antichi e sicuramente costruiti in un periodo antecedente alle norme sismiche vigenti. Parlo di centri come <strong>Catanzaro</strong>, <strong>Potenza </strong>e <strong>Reggio Calabria</strong></em>”. Norme che, almeno sulla carta, erano vigenti anche nel caso de l’Aquila, ma che in alcuni casi non sono state osservate, per colpa o dolo, con le tragiche conseguenze che abbiamo visto. Nel valutare il rischio sismico, non va tenuto conto solamente della vulnerabilita&#8217; degli edifici cittadini (che come anticipavamo prima, spesso risulta drammaticamente alta nelle zone più geologicamente attive), ma anche il grado di esposizione sismica. Questo significa considerare quante persone abitano in ogni edificio, la percorribilita&#8217; delle vie di fuga, l’ora in cui il terremoto avviene (durante la notte gli uffici si svuotano e le abitazioni rurali si riempiono) etc. In quest’ottica, i centri storici abitati hanno un livello di esposizione più alto, con una vulnerabilita&#8217; che spesso va di pari passo anche se, come fa giustamente notare Valensise:“ <em>Alcuni edifici storici sono sopravvissuti indenni a secoli di terremoti e hanno perciò superato una sorta di selezione naturale</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Italia e&#8217; a rischio tsunami? </strong><br />
“ <em>Certamente sì</em>”, afferma Valensise: “ <em>in Italia si potrebbero verificare maremoti per opera di terremoti o di eruzioni vulcaniche, come nel caso di Stromboli. In gran parte si tratta di fenomeni non confrontabili con quello giapponese, ma in passato la Sicilia ha dovuto fronteggiare onde alte 10 metri, dovute a uno tsunami nello stretto di Messina</em>”. Valensise si riferisce al terrificante terremoto che colpi le citta&#8217; di <strong>Messina </strong>e <strong>Reggio Calabria</strong> il 28 dicembre del 1908, con una magnitudo pari a 7 gradi della scala Richter (ecco una <a href="http://www.marescienza.it/index.php?option=com_wrapper&amp;view=wrapper&amp;Itemid=47" target="_blank">mappa dei maremoti storici in Italia</a>). Al terremoto seguì un maremoto che devastò ulteriormente la citta&#8217; di Messina portandosi via oltre 60mila vittime. In termini di rischio tsunami, dunque, lo stretto di Messina e&#8217; una zona calda, ma esistono altre zone che potrebbero essere interessate da una simile eventualita&#8217;. “ <em>Ci sono le zone esposte ai grandi maremoti dell’Est del Mediterraneo, dove possono essere generati terremoti anche superiori agli 8 gradi di magnitudo e che gia&#8217; in passato hanno colpito le coste del <strong>Sud d’Italia</strong> con onde fino a 5 metri. Poi ci sono le zone soggette a maremoti locali, come le coste a <strong>Nord della Sicilia</strong>, l’offshore delle <strong>Marche</strong>, dell’ <strong>Abruzzo</strong>, della <strong>Romagna </strong>e del <strong>Gargano</strong></em>”. In quest’ultimo caso, le onde spesso non raggiungono il metro d’altezza, ma non per questo sono da considerarsi innocue, dipende dall’ora del giorno, dalle attivita&#8217; presenti sulla costa e da quanta gente e&#8217; presente in quel preciso istante. Nel 1930, per esempio un maremoto a Senigallia ha fatto danni considerevoli nel porto di Ancona. Una onda simile oggi, ipotizza Valensise, potrebbe portare una distruzione ancora più grave e magari colpire petroliere e oleodotti: “ <em>Tuttavia, va considerato che la costa italiana sale abbastanza velocemente, quindi per fortuna un’onda di uno o due metri si spegne subito.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tsunami-lampo nel Mar Tirreno<br />
</strong>Esistono anche maremoti scatenati da eruzioni vulcaniche, e in particolare, nel nostro <strong>Mar Tirreno</strong> esistono <strong>vulcani sottomarini</strong> che, se eruttassero, potrebbero scatenare pericolsi tsunami contro le nostre coste. Il Monte Marsili, il Vavilov, il Magnaghi e il Palinuro sono tutti vulcani sottomarini che riposano sotto le acque tirreniche. Tra questi, il Monte Marsili in particolare e&#8217; quello su cui oggi sono puntati gli occhi preoccupati dei geologi. Recenti rilevamenti infatti indicano che le pareti del vulcano sarebbero fragili, indebolite e che potrebbero cedere sprigionando il contenuto della grande camera magmatica. Le conseguenze sono difficilmente prevedibili. Quello che si sa e&#8217; che, a differenza del caso giapponese, se un simile Tsunami avesse luogo non sarebbe preceduto da un terremoto. In assenza di un simile campanello di allarme, sarebbe ancora più difficile fronteggiare il maremoto e prepararsi per tempo all’incorrere della catastrofe.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/05/rischio_sismico_valore_atteso_abitazioni_crollate.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-21697" title="rischio sismico - valore atteso abitazioni crollate" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/05/rischio_sismico_valore_atteso_abitazioni_crollate.jpg" alt="" width="584" height="752" /></a><br />
______________________________________________<br />
<span style="color: #888888;">da wired.it<br />
(articolo pubblicato sotto licenza Creative Commons)</span></p>
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		<title>11 maggio 2011, terremoto a Roma. Risposte e video INGV sulle previsioni di Bendandi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 19:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi ci segue da tempo sa bene quanto per noi di 6aprile.it sia importante parlare di PREVENZIONE, piuttosto che speculare facilmente, disinformando, sulla possibilita&#8217; attuale di previsione dei terremoti. Possiamo stimare le zone con maggior probabilita&#8217; in cui potra&#8217; esserci un terremoto, ma nessuno e&#8217; oggi in grado di prevedere  dove accadra&#8217; il prossimo sisma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2011/04/15/11-maggio-2011-terremoto-a-roma-risposte-e-video-ingv-sulle-previsioni-di-bendanti.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-21297" title="Bendandi" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/04/Bendandi-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" />Chi ci segue da tempo sa bene quanto per noi di 6aprile.it sia importante parlare di <strong>PREVENZIONE</strong>, piuttosto che speculare facilmente, disinformando, sulla possibilita&#8217; attuale di previsione dei terremoti. Possiamo stimare le zone con maggior probabilita&#8217; in cui potra&#8217; esserci un terremoto, ma nessuno e&#8217; oggi in grado di prevedere  dove accadra&#8217; il prossimo sisma, come epicentro, magnitudo e data/orario, anche approssimativo. Allo stesso tempo, e per lo stesso motivo, non siamo in grado di escludere con certezza che possa accadere, come fu fatto a L&#8217;Aquila nell&#8217;Aprile del 2009.<span id="more-21295"></span><br />
Su Bendanti, e sul terremoto previsto a Roma a maggio 2011, riteniamo interessante proporre ai lettori le informazioni e i video dell&#8217;INGV che trovate in questo articolo. Ricordando, se ce ne fosse ancora bisogno, di non confondere il personale dell&#8217;INGV con i personaggi che vi sono ai vertici, alcuni dei quali dopo quanto accaduto nel 2009 dovrebbero essere da tutt&#8217;altra parte. Insieme ad altri che, presenti alla riunione della<strong> <a href="http://www.6aprile.it/featured/2010/06/05/commissione-grandi-rischi-colpa-per-negligenza-imprudenza-e-imperizia-nellavviso-di-garanzia.html">Commissione Grandi Rischi</a></strong>, hanno continuato a dare la loro opinione per molti mesi e nella stessa posizione, trovando in alcuni casi anche il modo di fare facili affari nel <strong><a href="http://www.6aprile.it/featured/2011/01/11/l%E2%80%99aquila-indagati-i-vertici-della-protezione-civile-illegali-i-sistemi-antisismici-delle-nuove-case.html">periodo dell&#8217;emergenza post-sisma</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domande su Roma, Bendandi e i terremoti: gli esperti INGV rispondono | 14 Aprile 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Roma e&#8217; una zona a rischio sismico?</strong><br />
Tutta l’Italia e&#8217; a rischio sismico. Tuttavia Roma e&#8217; ubicata piuttosto ai margini della zona a maggiore sismicita&#8217; della penisola e quindi ha una pericolosita&#8217; sismica modesta. A parte piccoli terremoti locali molto rari, Roma risente dei terremoti dell’Appennino centrale e di quelli dei Colli Albani, che sono meno forti. Quelli dell’Abruzzo vengono spesso avvertiti a Roma e nei secoli passati alcuni terremoti molto forti procurarono danni anche nella capitale. Ad esempio la parte “mancante” del Colosseo crollò per un terremoto in epoca tardo-romana. Va detto però che la probabilita&#8217; che avvenga un forte terremoto in Italia centrale in un qualunque giorno dell’anno e&#8217; bassa, ma non e&#8217; nulla. Questo ovviamente vale anche per l’11 maggio 2011.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) E’ vero che Roma e&#8217; immune dai terremoti perché il suo sottosuolo e&#8217; pieno di cavita&#8217;?</strong><br />
No, il fatto che Roma sia immune dai terremoti perché “vuota sotto” e&#8217; una credenza popolare, che trae origine probabilmente dalla teoria pneumatica di Aristotele, poi ripresa da Plinio il Vecchio. Secondo questa teoria i terremoti erano causati dai gas sotterranei. Il fatto che Roma fosse effettivamente piena di cavita&#8217;, sia naturali che scavate dall’uomo, faceva pensare che i gas all’origine dei terremoti potessero uscire all’esterno allentando così la pressione. Ma oggi sappiamo che le cause dei terremoti sono altre e che la loro origine e&#8217; diversi chilometri sotto la superficie terrestre. La presenza di cavita&#8217; nel sottosuolo romano non aumenta né diminuisce la pericolosita&#8217; sismica di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni sui terremoti a Roma, si veda il video <strong>“Roma e i terremoti”</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HzOqBrUtFyY">http://www.youtube.com/watch?v=HzOqBrUtFyY</a></p>
<p><strong><br />
3) Quali sono i principi sui quali si basa la teoria di Raffaele Bendandi?</strong><br />
Bendandi si basava su allineamenti di pianeti e altri corpi celesti, principalmente il Sole e la Luna, per prevedere i terremoti. In pratica sosteneva che le forze che si generano a causa di questi allineamenti sono in grado di produrre i terremoti. Forse a causa del fatto che Bendandi fosse un autodidatta, questa teoria  non e&#8217; mai stata pubblicata su riviste scientifiche, ma si presenta come una quantita&#8217; molto eterogenea di appunti e disegni di cui e&#8217; piuttosto difficile capire la reale attendibilita&#8217;. Il nostro Istituto (INGV) sta collaborando con l’Istituzione culturale “La Bendandiana” per la raccolta e la catalogazione di questi scritti. Va precisato che dagli appunti di Bendandi non emerge nessuna previsione di un eventuale sisma  a Roma per l’11 maggio di quest’anno! La responsabile dell’istituzione, la Dr.ssa Paola Lagorio, ha più volte ribadito questo fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni sulla previsione dell’11 Maggio, si veda il video <strong>“Terremoto a Roma l’11 Maggio 2011?”</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=KslHsZKGaqM">http://www.youtube.com/watch?v=KslHsZKGaqM</a></p>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) Queste teorie sono attendibili per la previsione di un terremoto?</strong><br />
No. Le forze causate dai corpi celesti sulla Terra sono piccole rispetto alle forze interne, quelle determinate dallo spostamento delle placche. Queste si muovono una rispetto all’altra con velocita&#8217; che raggiungono i 10 centimetri all’anno, come nelle aree circum-pacifiche. Considerando le enormi masse che vengono spostate (quelle dei continenti e degli oceani) si può capire quali grandi energie possano essere sprigionate. Inoltre, gli allineamenti di pianeti si sono verificati spesso in passato senza che fosse mai trovata una corrispondenza con i grandi terremoti in Italia o nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5) Quali sono le principali cause dei terremoti?</strong><br />
In primo luogo l’accumularsi di energia sulle faglie, che resistono per decenni o secoli alle spinte delle placche e poi improvvisamente si muovono in pochi secondi. Nel caso del Giappone ad esempio, l’avvicinamento tra la placca Pacifica e quella Eurasiatica avviene a quasi 10 centimetri all’anno: questo implica che. dopo 200 o 300 anni, si sara&#8217; accumulato sulla faglia al contatto tra le due placche il potenziale per uno spostamento improvviso fino a 20 o 30 metri. E’ proprio quello che e&#8217; accaduto durante il terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011.<br />
Altre cause dei terremoti  sono il movimento di magma sotto ai vulcani, la presenza e la pressione di fluidi (principalmente acqua e anidride carbonica) nella crosta, come avviene nelle aree geotermiche. In questi casi si tratta quasi sempre di piccoli terremoti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6) E’ possibile prevedere i terremoti?</strong><br />
No, non e&#8217; possible prevedere i terremoti. La complessita&#8217; dei fenomeni che generano i terremoti non permette, allo stato attuale delle conoscenze, di prevedere con esattezza dove e quando avverra&#8217; un terremoto di una certa magnitudo. Si possono però fare delle previsioni probabilistiche: cioe&#8217; si può stimare la probabilita&#8217; che si verifichi un terremoto di una certa magnitudo, in un determinato intervallo di tempo e in una certa area.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7) Esistono dei metodi per prevedere i terremoti, anche a breve distanza di tempo?</strong><br />
No. Sono stati fatti molti tentativi negli ultimi decenni ma senza risultati attendibili. Negli anni ’60 e ’70 la comunita&#8217; scientifica era abbastanza ottimista sulle prospettive dello studio dei precursori sismici, ma migliaia di terremoti che sono avvenuti senza segnali premonitori e molte previsioni fallite hanno scoraggiato queste ricerche. Da molti anni oramai si e&#8217; capito che l’unica arma che abbiamo per convivere con i terremoti, che inevitabilmente accadranno, e&#8217; quella della prevenzione: preparazione al terremoto, rinforzo degli edifici antichi, nuove costruzioni antisismiche. Per fare una buona prevenzione, e&#8217; necessario studiare la pericolosita&#8217; sismica, che di fatto e&#8217; una previsione a lungo termine. Questi studi in Italia sono a un livello di eccellenza mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8 )  Si potra&#8217; in futuro arrivare a prevedere i terremoti?</strong><br />
La ricerca ha fatto molti passi avanti nello studio dei terremoti. Prima di riuscire a prevederli, però, dobbiamo capire meglio il processo fisico che c’e&#8217; alla base. Sappiamo come e dove si accumula l’energia, ma non sappiamo ancora bene cosa accade nei giorni e nei minuti prima che inizi la rottura sulla faglia. Studi recenti fanno pensare che sia molto importante il ruolo dei fluidi profondi (acqua, anidride carbonica, ecc.): una variazione della pressione nelle fratture e nei pori delle rocce in profondita&#8217; può “indebolire” la faglia e farla muovere prima di quanto ci potremmo aspettare. Ma dobbiamo studiare ancora molto, sia raccogliendo dati su terremoti reali, sia facendo simulazioni in laboratorio. Va tenuto presente che i cicli geologici durano milioni di anni, un ciclo sismico su una singola faglia centinaia o migliaia di anni. Pensare di fare previsioni di ore o giorni e&#8217; molto presuntuoso per un ricercatore, la natura non e&#8217; così semplice e obbediente come vorremmo.</p>
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		<title>INGV: Report sulla sismicità tra Montereale e Cittareale</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 11:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1 Settembre 2010 L’area compresa tra Montereale e Cittareale e&#8217; inserita nella zona a maggiore pericolosita&#8217; sismica del nostro paese. Ciò deriva dalla sua storia sismica, caratterizzata da importanti terremoti, dalle analisi geodetiche, che individuano l’area in una zona a deformazione attiva, e dalla presenza di importanti strutture sismogenetiche attive. La storia sismica dell’area e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2010/09/02/ingv-report-sulla-sismicita-tra-montereale-e-cittareale.html"></a></div><p><strong>1 Settembre 2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’area compresa tra Montereale e Cittareale e&#8217; inserita nella  zona a maggiore pericolosita&#8217; sismica del nostro paese. Ciò deriva dalla  sua storia sismica, caratterizzata da importanti terremoti, dalle  analisi geodetiche, che individuano l’area in una zona a deformazione  attiva, e dalla presenza di importanti strutture sismogenetiche attive.<br />
La storia sismica dell’area e&#8217; segnata dai due grandi terremoti del 1703.  Le due forti scosse del 14 Gennaio e del 2 Febbraio 1703 sono avvenute  immediatamente a nord e a sud dell’area interessata dalla sequenza in  atto. La grandezza dei due eventi e&#8217; stata stimata attraverso analisi  macrosismiche e indicano una magnitudo pari a 6.8 e 6.7 per gli eventi  rispettivamente del 14 Gennaio e del 2 Febbraio, magnitudo sensibilmente  maggiori rispetto al terremoto del 6 Aprile 2009. L’evento del 14  Gennaio ha avuto intensita&#8217; massime pari al XI grado MCS in 4 localita&#8217;  mentre l’evento del 2 Febbraio ha raggiunto il X grado in diverse  localita&#8217;. Montereale e Cittareale hanno subito danni severi da questi  terremoti. In particolare, Cittareale ha avuto un XI grado e Montereale  un X grado MCS. Il periodo sismico del 1703 e&#8217; molto complesso con  numerose repliche anche importanti come quella del 16 Gennaio la cui  localizzazione e&#8217; incerta, cioe&#8217; se essa ricade nell’area del Bacino di  Norcia ovvero e&#8217; spostata verso sud. <span id="more-16140"></span><br />
Pochi chilometri più a nord-ovest rispetto alla sequenza in atto, nel  1639 e&#8217; avvenuto un terremoto di magnitudo 6.3 che ha colpito la zona di  Amatrice con intensita&#8217; massime pari al X grado della scala MCS e che ha  provocato danni del VII-VIII grado MCS a Montereale. La figura seguente  riporta i massimi risentimenti delle scosse del 1703 rispetto all’area  della sequenza sismica in atto. Si noti che l’area cerchiata in rosso  rappresenta l’area dei massimi danneggiamenti e non indica l’estensione  delle strutture sismogenetiche responsabili dei due eventi sismici che  potrebbero essere più lunghe. In letteratura, le faglie di Monte Marine e  del bacino di Norcia sono state associate rispettivamente all’evento  del 2 Febbraio e del 14 Gennaio 1703. Nell’area abruzzese coesistono  comunque diversi sistemi di faglie attivi e la cui caratterizzazione e&#8217;  disponibile sul Database of Individual Seismogenic Sources recentemente  aggiornato (vedi http://diss.rm.ingv.it/diss/).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="report_figura1" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura1.jpg" alt="" /><strong>Figura 1. </strong>Viene  rappresentata  la sismicita&#8217; degli ultimi due mesi tra Cittareale e Montereale e le aree  di massimo danneggiamento provocato dalle scosse del 14 Gennaio e del 2  Febbraio 1703.</p>
<p><strong>Sismicita&#8217; recente</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sismicita&#8217; nella zona del reatino e&#8217; iniziata a meta&#8217; Giugno del 2009.  Nella Figura 2 si presenta la mappa dei terremoti a partire dal luglio  2009 a tutto il 31 agosto 2010, mentre in Figura 3 vengono rappresentati  solo i terremoti verificatisi dal 1 luglio al 31 agosto 2010. Si noti  come a partire da fine luglio 2010 la sismicita&#8217; si verifichi  prevalentemente nella parte sud della zona interessata dallo sciame e  limitatamente nella parte nord.<br />
<img class="aligncenter" title="report_figura2" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura2.jpg" alt="" /><strong>Figura 2.</strong> Mappa della sismicita&#8217; nell’area reatina dal 1 luglio 2009 al 31 agosto 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="report_figura3" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura31.jpg" alt="" width="400" height="260" /><br />
<strong>Figura 3. </strong>Mappa della sismicita&#8217;  nell’area reatina dal 1 luglio 2010 al 31 agosto 2010. Si noti come la  sismicita&#8217; si concentri prevalentemente nella parte meridionale della  zona sismica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sciame sismico e&#8217; localizzato principalmente nella zona immediatamente  a ovest del paese di Montereale (Figura 4) e consiste in circa 300  terremoti con magnitudo locale superiore o uguale a 1.0. La profondita&#8217;  dei terremoti varia tra pochi chilometri dalla superficie a poco più di  15 km per i più profondi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-16146" title="report_figura4" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura4.jpg" alt="" width="367" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Figura 4.</strong> Ingrandimento della  zona interessata dallo sciame sismico La mappa rappresenta i terremoti a  partire dal 1 gennaio 2010 ed aggiornati alle ore 12:06 UTC del 31  agosto, con esclusione dei terremoti di magnitudo locale inferiore a 1.  La distanza epicentrale tra i due eventi a Nord Ovest e quello con  ML=3.6 e&#8217; di circa 2.5 km.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-16147" title="report_figura5" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura5.jpg" alt="" width="400" height="251" /><strong>Figura 5.</strong> Distribuzione  temporale della sismicita&#8217; a partire dal Giugno  2009 per tutta l’area  compresa tra Montereale e Cittareale illustrata  in figura 2.</p>
<p style="text-align: justify;">In Figura 5 viene mostrato l’andamento temporale per l’intera sequenza a  partire dal Giugno 2009. Il periodo iniziale ha avuto centinaia di  eventi per giorno e comunque l’attivita&#8217; e&#8217; sempre stata presente con  alcuni periodi caratterizzati da aumenti relativi della sismicita&#8217; che  non hanno superato mediamente il numero di 20 terremoti per giorno.<br />
In Figura 6 si presenta l’andamento temporale della sismicita&#8217; per la  sola parte meridionale di Fig. 4 e si nota come questa alterni fasi più  intense ad altre in cui i terremoti sono praticamente assenti. Inoltre, a  cavallo della prima decade di luglio la sismicita&#8217; aumenta sia in numero  di terremoti che nella magnitudo massima registrata. Durante il mese di  agosto questo comportamento si accentua prima col terremoto di ML=2.8  del 13 agosto e poi, a fine agosto, con tre eventi di magnitudo  superiore a 3.0 del 31 agosto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-16148" title="report_figura6" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura6.jpg" alt="" width="400" height="251" /></p>
<p><strong>Figura 6.</strong> Distribuzione della sismicita&#8217; dello sciame sismico nella parte meridionale del reatino a partire dal 1 gennaio, 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">In Figura 7 si rappresenta la cumulativa del numero di eventi  registrati. Si evidenzia come il processo di sciame sismico alterni fasi  più intense a periodi di scarsa attivita&#8217; fino alla prima decade di  luglio 2010. Nelle settimane successive, seppure con variazioni  giornaliere, il numero di scosse aumenta.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-16149" title="report_figura7" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura7.jpg" alt="" width="400" height="264" /><br />
<strong>Figura 7.</strong> Rappresentazione  cumulativa del numero di eventi giorno per giorno dal 1 gennaio al 31  agosto 2010 per l’area meridionale rappresentata in Figura 4.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-16150" title="report_figura8" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura8.jpg" alt="" width="400" height="266" /><strong><br />
Figura 8. </strong> Rappresentazione  cumulativa del momento sismico liberato giorno per giorno dai terremoti  nel periodo 1 gennaio &#8211; 31 agosto 2010 per l’area meridionale  rappresentata in Figura 4.  La linea azzurra indica la somma dei singoli  momenti sismici relativi ad ogni terremoto.</p>
<p style="text-align: justify;">La somma cumulativa dei momenti sismici fornisce indicazioni di massima  sul rilascio progressivo di deformazione nell’area interessata dai  sismi. La linea continua nel grafico di Figura 8 evidenzia che nella  giornata del 31 agosto viene rilasciata più della meta&#8217; della  deformazione dallo sciame. Si tratta comunque di valori modesti di  energia rilasciata.</p>
<p><strong>Meccanismi focali</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il CNT calcola routinariamente i tensori momento sismico per i terremoti  con magnitudo superiore a ML~3.4 (vedi  http://earthquake.rm.ingv.it/tdmt.php). In Figura 9 si presenta la  soluzione ottenuta dall’inversione dei dati di forma d’onda registrati  dalla rete sismica nazionale per il tensore momento sismico. La  soluzione mostra un meccanismo di faglia prevalentemente normale, ma con  una consistente componente di movimento laterale destrorso. La  magnitudo momento e&#8217; pari a 3.5 ed e&#8217; leggermente inferiore a quella  locale che e&#8217; pari a 3.6. I meccanismi focali per gli altri due eventi  con magnitudo superiore a 3.0 del 31 agosto, 2010, sono anch’essi  normali ed evidenziano simili componenti di trascorrenza destrorsa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-16151" title="report_figura9" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/report_figura9.jpg" alt="" width="500" height="384" /><br />
<strong>Figura 9. </strong>Soluzione del momento tensore sismico per il terremoto  di ML=3.6 del 31 agosto 2010 alle ore 07:12 UTC. Il meccanismo e&#8217;  prevalentemente di faglia normale con una componente di trascorrenza  destrorsa.</p>
<p><strong>Deformazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le informazioni deducibili dalla analisi geodetiche indicano che l’area  in oggetto ricade in una zona a deformazione attiva della catena  Appenninica. In particolare si osserva che le velocita&#8217; geodetiche, in un  sistema di riferimento euro-asiatico, aumentano dall’area tirrenica  verso quella adriatica di circa 2-3 mm/anno e che questo aumento di  velocita&#8217; avviene proprio nell’area della catena Appenninica. La  deformazione e&#8217; di tipo estensionale e i meccanismi focali dei terremoti  sono generalmente in accordo con la deformazione in atto come mostrato  nelle figure precedenti.</p>
<p><strong><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/Ingv_Montereale1Set2010.pdf">Scarica il Report  (pdf, 16 Mb) </a></strong></p>
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		<title>Terremoto del Cile del 27 febbraio 2010: report fotografico</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 06:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una presentazione del Prof. Luis Decanini (Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, Universita&#8217; “La Sapienza” &#8211; Roma) relativa al recente terremoto del Cile. Il Documento e&#8217; un tempestivo ed esteso report del teremoto dal punto di vista sismologico e strutturale. Nel documento, ricco di immagini e grafici, sono presenti alcuni paragoni con il terremoto dell&#8217;Aquila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2010/05/27/terremoto-del-cile-del-27-febbraio-2010-report-fotografico.html"></a></div><p style="text-align: justify;">Una presentazione del <em>Prof. Luis Decanini</em> (Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, Universita&#8217; “La Sapienza” &#8211; Roma) relativa al recente terremoto del Cile.<br />
Il Documento e&#8217; un tempestivo ed esteso report del teremoto dal punto di vista sismologico e strutturale.<br />
Nel documento, ricco di immagini e grafici, sono presenti alcuni paragoni con il terremoto dell&#8217;Aquila del 6 aprile 2009.</p>
<p><strong><a href="http://www.6aprile.it/docs/Articoli/Roma_2010_04_19-20_Decanini.pdf">Scarica il documento (13 MB)</a></strong></p>
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		<title>I fenomeni luminosi del terremoto e il loro possibile impiego</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 06:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Dott. Cristiano Fidani e&#8217; un ricercatore della fisica del terremoto, e nei mesi successivi all&#8217;evento del 6 aprile 2009 ha attraversato la regione per raccogliere dalla popolazione le testimonianze sui fenomeni osservati prima, durante e dopo il terremoto. Dalle osservazioni raccolte ha scritto e pubblicato un primo articolo scientifico sulla rivista &#8220;Natural Hazard and [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2010/05/26/i-fenomeni-luminosi-del-terremoto-e-il-loro-possibile-impiego.html"></a></div><p style="text-align: justify;">Il <em>Dott. Cristiano Fidani</em> e&#8217; un ricercatore della fisica del terremoto, e nei mesi successivi all&#8217;evento del 6 aprile 2009 ha attraversato la regione per raccogliere dalla popolazione le testimonianze sui fenomeni osservati prima, durante e dopo il terremoto.<br />
Dalle osservazioni raccolte ha scritto e pubblicato un <strong><a href="http://www.6aprile.it/docs/nhess-10-967-2010.pdf">primo articolo scientifico</a></strong> sulla rivista <strong><em>&#8220;Natural Hazard and Earth System Science&#8221;</em></strong>, dedicato ai numerosi fenomeni luminosi del terremoto di L&#8217;Aquila. La speranza e&#8217; che queste osservazioni possano essere di aiuto a un maggiore approfondimento nello studio dei terremoti e a chi si trovera&#8217; nella situazione di dover decidere se dormire fuori casa in occasione di uno sciame sismico.<br />
Le luci sismiche, conosciute sin dall&#8217;antichita&#8217;, si manifestano con forme e colori molto variabili e possono caratterizzare diversi momenti di un terremoto. Luce diffusa simile al rossore del tramonto e nuvole arrossate sono state viste e fotografate (fig.1 dell&#8217;articolo) qualche ora prima della scossa, mentre sfere luminose sono state avvistate, fotografate (fig.3 dell&#8217;articolo) e riprese (fig.2 dell&#8217;articolo) fino a qualche mese prima.<br />
I flash di luce, in qualche occasione descritti come così estesi da illuminare l&#8217;intero cielo, sono stati avvistati principalmente durante l&#8217;evento e rappresentano il fenomeno più comunemente osservato. Scariche elettriche di scarsa luminosita&#8217; sono apparse principalmente durante e dopo il sisma mentre enormi fiammate, solitamente di colore rosso, sono state viste principalmente dopo, fino a qualche ora dall&#8217;evento sismico. <span id="more-13227"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;articolo e&#8217; riportata anche una mappa (fig.4) con i principali avvistamenti indicati dalla popolazione e una tabella con il loro elenco (nel materiale supplementare).Per ulteriori approfondimenti in italiano:<em> http://www.itacomm.net/PH/CIPH/EQL.html</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle conclusioni della pubblicazione si propone di utilizzare questo genere di osservazioni la dove si presenti uno sciame sismico per avere ulteriori informazioni sul modo di progredire dello sciame. Eventuali avvistamenti dovrebbero, tuttavia, essere considerati con cautela e, soprattutto, comunicati agli esperti del settore, i quali provvederebbero ad accertarne al più presto l&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.6aprile.it/docs/nhess-10-967-2010.pdf">Scarica l&#8217;articolo<br />
</a></strong></p>
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		<title>Tsunami (video INGV)</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 09:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoti]]></category>
		<category><![CDATA[INGV]]></category>
		<category><![CDATA[terremoti]]></category>
		<category><![CDATA[tsunami]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.6aprile.it/?p=12611</guid>
		<description><![CDATA[Un documentario molto istruttivo. Dalla creazione dei pianeti, ai terremoti e tsunami. Aggiunto il secondo video. Tsunami, Parte 1 http://www.youtube.com/watch?v=MlczRq0zZp0 Tsunami, Parte 2 http://www.youtube.com/watch?v=1-evU28PZh8]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti/articoli-tecnici/2010/05/11/tsunami-video-ingv-prima-parte.html"></a></div><p>Un documentario molto istruttivo. Dalla creazione dei pianeti, ai terremoti e tsunami.<br />
Aggiunto il secondo video.<br />
<strong>Tsunami, Parte 1</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=MlczRq0zZp0">http://www.youtube.com/watch?v=MlczRq0zZp0</a></p>
<p><span id="more-12611"></span><br />
<strong>Tsunami, Parte 2</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1-evU28PZh8">http://www.youtube.com/watch?v=1-evU28PZh8</a></p>
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