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	<title>6aprile.it &#187; Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)</title>
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	<description>L&#039;Aquila, l&#039;informazione dal 6 aprile 2009</description>
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		<title>TERREMOTO, 116 CHIESE PER NATALE. MA DOVE SONO?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 06:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Aquila, 3 gennaio 2011 &#8211; Alcuni giorni fa il nostro Commissario alla ricostruzione, in conferenza stampa, ci annunciò che per Natale avrebbero rivisto la luce ben 116 chiese, ristrutturate e restituite alla comunità: progetto “Una Chiesa per Natale”. Quasi immediatamente sui social network rimbalzava la notizia corredata di vari commenti tra cui “Ma le chiese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2012/01/03/terremoto-116-chiese-per-natale-ma-dove-sono.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-29306 alignleft" title="giusi-pitari" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/12/giusi-pitari7.jpg" alt="" width="300" height="300" />L&#8217;Aquila, 3 gennaio 2011 &#8211; Alcuni giorni fa il nostro Commissario alla ricostruzione, in conferenza stampa, ci annunciò che per Natale avrebbero rivisto la luce ben 116 chiese, ristrutturate e restituite alla comunità: progetto “Una Chiesa per Natale”.<br />
Quasi immediatamente sui social network rimbalzava la notizia corredata di vari commenti tra cui “Ma le chiese a L’Aquila non erano 99?”. Il titolo della conferenza stampa suonava così:<br />
<strong>“Ricostruzione: Chiodi e Marchetti, 116 chiese riaprono al culto nell’area del cratere”<span id="more-29602"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ho scaricato dal sito del Supercommissario la lista di queste 116 chiese e leggo che 77 si trovano nella provincia dell’Aquila, le altre tra Chieti , Teramo e Pescara. Trovo strano che ci sia anche la provincia di Chieti, perché nessun paese di quella provincia si trova nel <strong>cratere sismico</strong>, individuato in 57 comuni, di cui 8 in Provincia di Teramo, 7 Pescara e il resto L’Aquila.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i paesi inclusi nel cratere in provincia di Pescara non mi sembra assolutamente ci sia Penne o Pianella o altri le cui chiese sono state ristrutturate, così come altri comuni, sia in provincia di Teramo che della stessa L’Aquila. Quindi mi sorge spontaneo un dubbio: <strong>ma i 14 milioni di Euro usati per la ristrutturazione di dette chiese, che provenienza avevano e quale destinazione?</strong> No, perché, già si è fatta confusione con la ristrutturazione delle scuole, non vorrei che anche stavolta “la gatta c’ha messo lo zampino”.</p>
<p>L’elenco completo delle chiese “ristrutturate” <strong><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2012/01/chiese_per_natale.pdf">lo trovate qui</a></strong>.<br />
Io mi sono divertita a farne una mappa, soprattutto per chi non è aquilano e/o abruzzese (forse c’è qualche piccolo errore)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29607" title="116chiese" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2012/01/116chiese1.jpeg" alt="" width="420" height="333" /></p>
<p>Visualizza<strong> <a href="http://maps.google.it/maps/ms?msid=214611573536486011410.0004b586ba5e1237eedd5&amp;msa=0&amp;ie=UTF8&amp;t=h&amp;vpsrc=0&amp;ll=42.587466,13.373108&amp;spn=1.07779,2.705383&amp;source=embed" target="_blank">116 chiese &#8220;ristrutturate&#8221; nel CRATERE??? sismico</a></strong> in una mappa di dimensioni maggiori</p>
<p style="text-align: justify;">L’intervento di restauro è stato ampio, molto ampio. Cliccate al link sotto la mappa e allargatela, vedrete che a L’Aquila ci sono solo due chiese dell’elenco, per di più fuori del centro storico!<br />
Perché ve lo dico? Bè non vorrei che un’informazione confusa e appositamente altisonante, avesse per voi significato “Hai visto? A L’Aquila hanno già rifatto tutte le chiese!!”.<br />
Semplicemente questo non è vero. <strong>L’Aquila, il centro storico, così come anche i centri storici dei paesi e dei borghi, sono abbandonati, distrutti, pieni di macerie.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E speriamo che qualcuno ci spieghi da dove venivano e quale destinazione avevano quei 14 milioni di Euro!<br />
Si sa, siamo divenuti diffidenti e non abbiamo tutti i torti.</p>
<p style="text-align: justify;">di Giusi Pitari (giusipitari.blogspot.com)</p>
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		<title>L’AQUILA, 1 GENNAIO 2012: MILLE GIORNI (DI ME E DI TE)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 09:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)]]></category>
		<category><![CDATA[giusi pitari]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Aquila, 1 gennaio 2012 &#8211; 10 parole al giorno risparmiate, quelle delle polemiche, dei battibecchi, quelle inutili, false, boriose e offensive, fanno 10.000 parole in mille giorni. Che si potevano regalare agli aquilani per dialogare, informare, essere trasparenti e favorire la partecipazione. Dieci fogli A4 per ciascun amministratore, da dedicare alla città, a tutto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2012/01/01/l%e2%80%99aquila-1-gennaio-2012-mille-giorni-di-me-e-di-te.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-29306" title="giusi-pitari" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/12/giusi-pitari7.jpg" alt="" width="300" height="300" />L&#8217;Aquila, 1 gennaio 2012 &#8211; <strong>10 parole al giorno risparmiate</strong>, quelle delle polemiche, dei battibecchi, quelle inutili, false, boriose e offensive, fanno <strong>10.000 parole in mille giorni</strong>. Che si potevano regalare agli aquilani per dialogare, informare, essere trasparenti e favorire la partecipazione. Dieci fogli A4 per ciascun amministratore, da dedicare alla città, a tutto il cratere, per una visione partecipata dell’accaduto, del presente, del futuro.<span id="more-29567"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non c’è stato: ben più di 10.000 parole ciascuno sprecate, e la città e i paesi marciscono.<br />
<strong>10 autocarri da 30 tonnellate al giorno</strong>, con soli tre viaggi in siti appositi, in mille giorni trasportano quasi un milione di tonnellate di macerie che, opportunamente selezionate, producono materiali riciclabili e/o riutilizzabili. Una ricchezza per tutto il territorio, per il pubblico e il privato. <strong>Le nostre macerie, invece, giacciono ancora nei paesi, nelle case e di siti di stoccaggio, operativi, ne abbiamo ancora solo uno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">0,1 Euro al giorno (in media) per ciascuno dei 25 milioni di famiglie italiane fruttano, in 1000 giorni, 2 miliardi e mezzo: fondi sicuri, procurati attraverso un’apposita tassa di scopo. <strong>Soldi veri, un flusso di denaro costante, per la ricostruzione. Ma non c’è, non c’è</strong>. Una norma assieme ad un decreto attuativo, discussa ogni giorno, avrebbe significato, in meno di mille giorni, una legge sul terremoto che, invece, non vede la luce, nonostante i cittadini l’abbiano scritta e sottoscritta; in poco più di 60 giorni, con quasi 50.000 firme raccolte in 6 mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">In mille giorni una decina di specialisti, avrebbe potuto elaborare assieme ai cittadini le azioni più urgenti da intraprendere: piani di ricostruzione, masterplan, ripresa economica, coesione sociale. <strong>Ma di questi esperti abbiamo visto solo un rapido passaggio, di altri neanche sapevamo l’esistenza</strong>. E senza un’idea condivisa di città e territorio, ci si smarrisce e si fanno errori.<br />
Se si fossero dedicati 100 giorni a ciascuna delle tanto discusse rotatorie stradali che ci ha regalato il terremoto, oggi avremmo 10 rotatorie invidiabili, almeno quelle! Invece ci rimangono erbacce e budelli di strade.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10 metri al giorno di sotto-servizi, o meglio di “cunicoli intelligenti”, fanno 10 chilometri in 1000 giorni</strong>. Ma quanto ancora c’è da attendere per vedere qualcosa di almeno simile?<br />
In mille giorni almeno un <strong>piano di emergenza, con aree attrezzate e, magari, qualche esercitazione</strong> o minimo-minimo informazioni, hai voglia se si poteva fare!<br />
E ancora: quanti progetti, quante ristrutturazioni, quanti censimenti di immobili avrebbero potuto vedere la luce? Quanti studenti universitari avrebbero potuto risiedere in città? Quante attività riaprire e quante altre ancora avviare?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci rimangono 1000 giorni di me (ciascuno di noi) e di te (Il terremoto)</strong>. Mille giorni nei quali siamo riusciti ad esistere e, spesso, a resistere. Chi con più facilità, chi in mezzo alle lacrime, chi cercando di non andar via, chi rimanendo, chi urlando, chi facendo più del possibile. Mille giorni di me e di te. Mille giorni senza casa, senza città, senza gli antichi borghi. Mille giorni di chilometri percorsi, mille giorni di racconti, di condivisione. Mille giorni nei quali siamo stati dimenticati, se non fosse per colui che rideva quella notte lì e atterra con un elicottero su una spiaggia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1000 giorni di me e di te: quanta rabbia! L’ignoranza di chi amministra, l’autoreferenzialità di chi doveva indicare, almeno, una strada, il clientelismo, l’opacità. Per nulla, per non vedere nulla: 1000 giorni sprecati a giocare a nascondino con la loro inadeguatezza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eccoci, a mille giorni: NOI, il miracolo. Perché dopo questi mille giorni, siamo certi: il futuro del terremoto del 6 aprile 2009, siamo NOI.</p>
<p><strong>Con i migliori auguri per i secondi mille giorni più positivi della nostra vita: buon 2012!</strong></p>
<p>di Giusi Pitari (http://giusipitari.blogspot.com)</p>
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		<title>San Silvestro: più lavoro e case, meno chiese. E i furbastri taroccano il cartello</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 05:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NdR: un unico commento all&#8217;articolo che segue di Giusi Pitari, come consiglio alla nostra benemerita amministrazione comunale &#38; C. (cassoni vari). Sarebbe opportuno inserire un cartello informativo ai bordi della città. Che ne so, ad esempio: &#8220;Benvenuti a L&#8217;Aquila, la città dove ognuno fa un pò quello che cacchio gli pare&#8221;. La solita storia. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2011/08/31/san-silvestro-piu-lavoro-e-case-meno-chiese-e-i-furbastri-taroccano-il-cartello.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/08/cartello_san-silvestro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24357" title="cartello_san silvestro" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/08/cartello_san-silvestro-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>NdR: un unico commento all&#8217;articolo che segue di <strong>Giusi Pitari</strong>, come consiglio alla nostra benemerita amministrazione comunale &amp; C. (cassoni vari). Sarebbe opportuno inserire un cartello informativo ai bordi della città. Che ne so, ad esempio: <strong>&#8220;Benvenuti a L&#8217;Aquila, la città dove ognuno fa un pò quello che cacchio gli pare&#8221;</strong>.<span id="more-24356"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La solita storia. A Piazza San Silvestro, aperta al pubblico, ci accolgono i militari. «E’ zona rossa, non potete entrare!». «E dove sarebbe scritto?». La solita: entriamo attraverso le transenne, aperte, senza nessuna scritta di divieto e saliamo su un’orribile piattaforma di cemento armato (a spanne circa 100 metri quadri), messa su una piazza bellissima, davanti ad una chiesa bellissima, costeggiata da un palazzo bellissimo, dentro una città abbandonata, sola, calda e piena di erbacce e immondizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cartello che indica la destinazione della piattaforma l’ho fotografato 3 giorni fa (prima foto) e se lo ingrandite potrete vedere che, al terzo rigo, c’è scritto:<strong> “Permesso di costruire n°: Conc. Permanente”</strong> e poi al settimo rigo: “ Lavori di: costruzione di una chiesa prefabbricata in legno”.<strong> A distanza di 3 giorni il cartello è cambiato</strong> e riporta sul rigo 3 con evidente cancellatura: “Permesso di costruire n°:<strong> “Costruzione provvisoria” </strong>e poi al rigo 7 è stato aggiunto“(provvisoria)” (foto con i palloncini).<br />
E uno si chiede: «Ma pensano davvero che siamo stupidi». Anzi di più: <strong>«Ma ci stanno a prendere per il culo?»</strong>(e scusate il francesismo!!)<br />
<a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/08/cartello_san_silvestro2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24358" title="cartello_san_silvestro2" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/08/cartello_san_silvestro2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E va bene che eravamo tutti scioccati e ci siamo messi a pecoroni con la Protezione Civile, e va bene piani di ricostruzione sì e piani di ricostruzione no, e va bene che non si ha il tempo di difendere i cittadini denunciati e nemmeno quelli che per una C.A.S.A. devono ricorrere al Consiglio di Stato, e va bene che la Curia spadroneggia pure con gli studenti Universitari senza che qualcuno apra bocca, e va bene che non si capisce come non ci siano bandi per i soldi pubblici, e va bene il Guerriero di Capestrano a Bertolaso, e va bene che la città è piena di erbacce, e va bene che le macerie sono ancora lì, e va bene che l’ospedale sia in condizioni pessime, e va bene che su Piazza D’Armi non si sa cosa stia succedendo, e va bene che nessuno si occupi di calmierare gli affitti, e va bene che non si dà una mano seria per la legge di iniziativa popolare, e va bene che per il fondo immobiliare non si sia avuta una graduatoria, e va bene che alcune C.A.S.E. e M.A.P. siano inspiegabilmente vuoti, e vanno pure bene i M.E.P., e anche che la città è vuota senza nessun segno di ripresa, e vanno bene anche le transenne, i disoccupati, i mutui da pagare su case inagibili, bollette salatissime per case disabitate, viabilità assurda, puntellamenti d’oro ……<strong> ma “mò che correggete pure i cartelli come i bambini delle elementari” è troppo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chi siamo no<a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/08/san_silvestro3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24362" title="san_silvestro3" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/08/san_silvestro3-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>i cittadini che scoviamo, casualmente, gli obbrobri?  Dei nemici? Sciocchi e presuntuosi?<br />
Poi la chicca di un’aquilana che se la prende con la tenda bianca del Ramadan è un’inezia al confronto!<br />
<strong>Meno male che c’è Ju Boss: + case, + Boss!! Fanculo tutto il resto.</strong></p>
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		<title>Com’era e dov’era? Dipende</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 06:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giusi Pitari Pensiamo ad esempio a dov’era e com’era la citta’ universitaria prima del terremoto. Gli studenti erano stranieri in citta’ e la abitavano diffusamente, spesso con affitti al nero, senza neanche i normali servizi di una casa abitabile. Molti in centro citta’, altri nelle immediate periferie. I trasporti per le sedi universitarie deficitari: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/news/2011/07/06/com%e2%80%99era-e-dov%e2%80%99era-dipende.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-16263" title="Giusi Pitari" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/giusi-pitari-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />di Giusi Pitari</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo ad esempio a dov’era e com’era la citta’ universitaria prima del terremoto. Gli studenti erano stranieri in citta’ e la abitavano diffusamente, spesso con affitti al nero, senza neanche i normali servizi di una casa abitabile. Molti in centro citta’, altri nelle immediate periferie. <span id="more-23104"></span><br />
I trasporti per le sedi universitarie deficitari: chi non ricorda le corse della mattina dei bus 77 e 79.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare del periodo non scolastico, nel quale le corse divenivano una rarita’. Pochi gli alloggi pubblici, pochi gli impianti sportivi, poche le sale studio. Nessuna occasione per gli studenti, nessuna opportunita’ per la citta’. Una convivenza forzata, spesso criticata, mai accettata. Ed erano più di diecimila i fuorisede! Solo locali che vendevano alcol e nei quali si tirava tardi. Ma almeno c’era il cinema.<br />
Io non rivoglio quella citta’ universitaria, ne voglio un’altra: né com’era, né dov’era! Perché il terremoto è un’occasione per cambiare, in meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">E invece vedo chiari segni di conservatorismo. Gli studenti universitari per la maggior parte viaggiano e quest’anno ancora gratuitamente da alcune cittadine ad alta densita’. Ho sentito più di qualcuno dire che i soldi per i viaggi sono uno spreco. Ma dal prossimo anno non avranno più neanche quello e va delineandosi uno scenario assurdo: affitti alle stelle (non solo per gli studenti), in posti lontani senza trasporto assicurato.<br />
E la citta’ tace, l’amministrazione comunale anche. Nulla si sta facendo per calmierare gli affitti, per scovare gli approfittatori, nulla. E poi c’è la storia degli alloggi pubblici: uno studentato, costruito in men che non si dica dalla Regione Lombardia, è gestito da un privato, violando così tutte le norme che garantiscono il diritto allo studio; un altro, ristrutturato immediatamente alla <strong>Caserma Campomizzi</strong>, ospita gli sfollati e svariate promesse si sono susseguite nel tempo riguardo la cessione all’<strong>ADSU</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima risale a dicembre 2009 (se non sbaglio) quando il prefetto, nonché vice-commissario della Protezione Civile, <strong>Franco Gabrielli </strong>assicurò la disponibilita’ di quei circa 400 alloggi agli studenti, per la fine di febbraio 2010. Purtroppo però, l’emergenza abitativa non è mai finita rendicontando, a spese degli sfollati, la gestione fallimentare del governo, della Protezione Civile e della Struttura per la gestione dell’emergenza.</p>
<p style="text-align: justify;">E così, oggi come allora, si continua a giocare sul presunto conflitto cittadini-studenti. Mi chiedo:<strong> dov’è il Comune?</strong> Quello che si vanta di avere ancora un’Universita’ che funziona! Dove sono le scelte? Dov’è uno straccio di cronoprogramma di rientro? Se gli sfollati, giustamente, non vogliono trasferirsi alla<strong> Caserma della Guardia di Finanza</strong>, perché il Comune non la chiede per gli studenti? Dove sono le politiche di calmieramento degli affitti, il patto territoriale, la volonta’ di puntare sull’Universita’? Dove?<br />
Più facile cavalcare il com’era e dov’era, restituendo agli studenti universitari la realta’ di prima, favorendo il loro sfruttamento, invece che la loro energia. L’Aquila ha un’occasione unica: quella di essere la citta’ universitaria con il numero più alto di alloggi pubblici che, gestiti adeguatamente, potrebbero rendere molto; potrebbe essere attrattiva per studenti fuori sede, per stranieri, professori , che portano conoscenza, innovazione, vivacita’.</p>
<p style="text-align: justify;">E mentre l’Universita’ sta cercando di rinnovare l’accordo di programma, almeno per la voce esonero tasse, vedo striscioni che accusando il Rettore di essere insensibile al problema degli sfollati: un’accusa chiara all’Ateneo, un sintomo di non conoscenza dei fatti. Mi aspetto che il Comune prenda una posizione chiara, che non si arrocchi nuovamente in proteste che, per quanto giuste, non mettono sul tavolo le responsabilita’ di ognuno. Che si apra un colloquio vero, non ipocrita, sul futuro della citta’, anche quella universitaria che, se tra 10 anni sara’ quella di prima, avra’ fallito due volte: la prima nel non essere stata lungimirante, la seconda nel non aver saputo affrontare il problema in maniera chiara perdendo gli studenti.<br />
Un’Universita’ senza i suoi studenti non esiste.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila, 10 terremotati indagati per violazione della Zona Rossa</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 14:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Giusi Pitari, &#8220;Le regole sono regole&#8221;, http://giusipitari.blogspot.com Le regole sono regole e vanno rispettate. Le leggi anche, altrimenti si entra nell’illegalita&#8217;. Quando infrangi le leggi e la Procura apre un fascicolo su di te, se non sussistono i presupposti per l’archiviazione del procedimento, si va al processo. E’ così, per tutti. Non si capisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2011/05/21/laquila-10-terremotati-indagati-per-violazione-della-zona-rossa.html"></a></div><p><a href="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/05/help.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22045" title="help" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/05/help-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Di Giusi Pitari, &#8220;Le regole sono regole&#8221;, http://giusipitari.blogspot.com</p>
<p style="text-align: justify;">Le regole sono regole e vanno rispettate. Le  leggi anche, altrimenti si entra nell’illegalita&#8217;. Quando infrangi le  leggi e la Procura apre un fascicolo su di te, se non sussistono i  presupposti per l’archiviazione del procedimento, si  va al processo. E’ così, per tutti. Non si capisce come, allora, si  debbano fare proclami contro i giudici che non archiviano e darsi a  dichiarazioni molto poco edificanti. Il processo una volta svolto ci  dichiarera&#8217; innocenti o colpevoli, tutto qua, senza fronzoli. <span id="more-22044"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma  purtroppo sappiamo che per qualcuno non e&#8217; così. Per  noi poveri mortali, invece, e&#8217; esattamente così. Qui a L’Aquila di  processi se ne stanno svolgendo tanti: riguardano i crolli di palazzine,  la commissione grandi rischi, solo per citare i più importanti. Ma ce  ne sono tanti di cui non si parla e, se si mettono assieme, fanno  apparire i cittadini come una massa di delinquenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricorderete tutti,  ad esempio, il <strong>sequestro delle carriole </strong>che ha poi portato ad un  processo, in svolgimento, non solo per chi deteneva quelle pericolose  armi di distruzione di massa, ma anche per chi, identificato mentre  ripuliva dalle macerie una Piazzetta meravigliosa del centro storico, si  e&#8217; macchiato di un peccato perseguibile per legge. Che dire poi delle  manganellate a Roma? Cittadini pacifici e indifesi vengono picchiati a  sangue e il processo lo subiscono loro, mica le forze dell’ordine!!</p>
<p style="text-align: justify;">E i  ragazzi dell’asilo? Denunciati per l’occupazione di un luogo che, non  solo e&#8217; ancora occupato, ma e&#8217; soprattutto il luogo di ritrovo di tanti e  il centro di una serie mirabile di manifestazioni culturali. E ce ne  sarebbero altre.A questo punto ho due notizie: una buona e una cattiva.Cominciamo  da quella buona: i miei figli mi hanno detto che sono fieri di me.  Perché? A seguito di questa cattiva notizia: sono indagata. Oggi  ho ritirato la notifica presso la Polizia Giudiziaria. Assieme ad altri  9 concittadini sono rea di aver passeggiato in zona rossa il giorno 17  luglio 2010. Lo ricordo benissimo: ci scrissi <strong><a href="http://giusipitari.blogspot.com/2010/07/laquila-bella-me.html">questo post</a></strong> , forse quello che e&#8217; servito ad incriminarmi. Di seguito anche uno dei due video che girammo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eravamo tanti, ma non importa. So gia&#8217; come mi  difenderò: non gia&#8217; con una legge ad personam, ma con la verita&#8217;. Non ero  capace di intendere e di volere: quella sera sentivo una voce che mi  chiamava. Era dolce e insistente, era quasi un coro. Mi dicevano quelle  voci di andarle a trovare, di scaldarle con la vita, di respirare la  loro solitudine. E alla fine da quei muri sgorgavano lacrime di  ringraziamento.<br />
<strong>P.S.: Con noi c’era anche la Digos!!!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iEzt2IfrIAc">http://www.youtube.com/watch?v=iEzt2IfrIAc</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WEdHxOjdt7M">http://www.youtube.com/watch?v=WEdHxOjdt7M</a></p>
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		<title>L&#8217;Aquila, Anno 38 D.T.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:07:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Mastropietro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[6 aprile 2047 Il Parco della Memoria nella mia citta&#8217; e&#8217; bellissimo. Noi lo chiamiamo semplicemente Parco. E’ pianeggiante, poi discende a gradoni, giardini, orti e fiori e si arriva fino alla Fontana delle 99 Cannelle. Si affaccia sui monti ed e&#8217; luminoso, silenzioso e sobrio. Non statue, ma solo una fontana che diviene luminosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/news/2011/04/07/laquila-anno-38-d-t.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-16263" title="Giusi Pitari" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/giusi-pitari-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />6 aprile 2047</p>
<p style="text-align: justify;">Il Parco della Memoria nella mia citta&#8217; e&#8217; bellissimo. Noi lo chiamiamo semplicemente Parco. E’ pianeggiante, poi discende a gradoni, giardini, orti e fiori e si arriva fino alla Fontana delle 99 Cannelle. Si affaccia sui monti ed e&#8217; luminoso, silenzioso e sobrio. Non statue, ma solo una fontana che diviene luminosa proprio la notte del 6 aprile. Non vi sono bar, né altre strutture ricettive solo, nascoste, le toilettes di legno. Ci si siede sulle panchine, oppure si ascolta musica dal piccolo “anfiteatro” di legno e sassi. Si contano tantissimi alberi: mandorli, lecci, aceri e pini. Un boschetto di mandorli giapponesi ricorda un 9° Richter del 2011. I servizi elettronici ci sono, ma non si vedono. A diposizione di tutti uno schermo su cui scorrono le attivita&#8217; della citta&#8217;. Ogni 6 aprile i filmati d’epoca: il 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono cresciuta in quel Parco ed ho imparato a rispettarlo con i racconti di mio nonno, uno dei tanti nonni che 38 anni fa avevano circa la mia eta&#8217;. Mi racconta delle case e dei palazzi che sorgevano qui: via XX settembre si chiamava, ora via 6 aprile. Delle persone che ci vivevano, dei crolli e le macerie. Degli errori del passato e della forza di ripensare l’abitare in una citta&#8217; ferita. Non fu facile destinare un’area così grande a Parco. Ci vollero anni, baruffe e soldi.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma questo regalo, Maria, e&#8217; stato un regalo di tutti. Non volevano rinunciare alle loro belle case in tantissimi, né volevano accontentarsi di un’altra sistemazione. Ma questo posto non era adatto per abitarci, vi trovarono persino le macerie del 1703. I nostri avi sapevano che lì la terra era inadatta e dovemmo impararlo anche noi», nonno mi dice di imparare, dal passato, dalla storia, dagli errori. E tutti noi, nipoti e pronipoti di una catastrofe, per ricordare abbiamo bisogno dei racconti dei nonni e dei bisnonni. Il perché del Parco e&#8217; la nostra storia. Ogni albero ha un significato che non ricorda solo il sacrificio di tanti innocenti, ma soprattutto l’errore di non aver sempre studiato il passato. Trema ancora la terra qui, lo sappiamo, tremera&#8217;. Per non lasciare questa terra abbiamo bisogno di capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando sono nata, il Parco gia&#8217; c’era e ne abbiamo tutti condiviso l’evoluzione. Quando venne inaugurato, nel 2016, si sdraiarono sui prati i pannelli fotovoltaici che alimentavano l’illuminazione e tutti i servizi. Erano pannelli giganti ma poi, nel tempo, quelli vennero sistemati sui tetti sguarniti e al loro posto arrivarono quelli moderni, più piccoli, fatti di nanomateriali e via così, fino ad arrivare alle attuali quasi invisibili “retine” sui rami degli alberi. Nascosti, tutti gli accessi all’energia del sole, la stessa che alimenta la mia “superbike”. Perché andiamo in  bicicletta, ma L’Aquila e&#8217; sempre in salita.</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono visitare i cunicoli, illuminati, che portano fino alla Basilica di Collemaggio: l’orgoglio di allora e di oggi. Con i giochi di luce del solstizio d’estate e i concerti tutto l’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Parco stamane e&#8217; affollato: c’e&#8217; il sole ma fa freddo, come 38 anni fa. Noi, nipoti del terremoto, guardiamo con stupore i nonni e qualche bisnonno che tra musica e immagini ci indicano chi era questo e chi quello. E poi arriva il silenzio, quando qualcuno dice che il sisma si e&#8217; portato via i nonni e i padri di allora, ma anche quelli di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giusi Pitari</strong></p>
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		<title>L’Aquila, anno II D.T. (Dopo Terremoto)</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 05:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Giusi Pitari Due anni. Abbiamo smesso di contare i giorni, le settimane, i mesi ed ora siamo agli anni. Inizia il terzo. Il 6 aprile sara&#8217; triste, sara&#8217; sommesso, sara&#8217; doloroso. 309 vittime. A raccontare l’anno appena trascorso si fa presto, basta leggere uno degli ultimi report della Struttura per la Gestione dell’ Emergenza: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2011/04/04/l%e2%80%99aquila-anno-ii-d-t-dopo-terremoto.html"></a></div><p><img class="alignleft size-full wp-image-16263" title="giusi-pitari" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/09/giusi-pitari.jpg" alt="" width="300" height="300" />Di Giusi Pitari</p>
<p style="text-align: justify;">Due anni. Abbiamo smesso di contare i giorni, le settimane, i mesi ed ora siamo agli anni. Inizia il terzo. Il 6 aprile sara&#8217; triste, sara&#8217; sommesso, sara&#8217; doloroso. 309 vittime. A raccontare l’anno appena trascorso si fa presto, basta leggere uno degli ultimi report della Struttura per la Gestione dell’ Emergenza: <strong>quasi 38000 persone non abitano la propria casa</strong>. Oppure si può venire a L’Aquila o in qualsiasi altro centro del cratere sismico, di notte: lì dove c’era la vita, e&#8217; ancora tutto buio.<br />
Chi l’avrebbe mai detto! Due anni! Son pochi o tanti?<span id="more-20966"></span><br />
Sono giusti, in realta&#8217;, per sapere qualcosa del nostro destino, un cronoprogramma, un’idea di citta&#8217;,&#8230; Certezze o, almeno, speranze. Vaghiamo, invece, e resistiamo, incapaci ad andar via.<br />
Descrivere come stiamo e&#8217; difficile, perché viviamo in una cornice tutta nostra, che esportare e&#8217; solo illusorio. Insomma, siamo un insieme di persone del tutto peculiare, al punto che sarebbe interessante farne uno studio sociologico. <strong>Questo insieme di persone convive con transenne e militari, da due anni.</strong> Al punto che non ci si fa più caso. Una citta&#8217; diroccata, la nostra citta&#8217;;  zona rossa, invalicabile, tanto che ai varchi ci sono i militari. Da due anni.<strong> A guardia del nulla</strong>. E le zone permesse vengono chiuse. All’una di notte,  per riaprire l’indomani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>All’interno di questo insieme ci sono svariati sottoinsiemi, ciascuno sottoposto a vessazioni irraccontabili. </strong>Gli abitanti dei progetti C.A.S.E. , per esempio (tralasciando il fatto che ancora non sono noti i criteri con i quali si e&#8217; avuto accesso alle nuove abitazioni),  non sono liberi di assentarsi (insieme o anche singolarmente) dall’alloggio per più di tre mesi, pena la revoca dell’alloggio. E se la famiglia cambia, anche per un lutto improvviso, immediatamente si viene trasferiti. La libera interpretazione delle ordinanze commissariali ha fatto sì  che un altro sottoinsieme si e&#8217; visto revocare il piccolo contributo mensile di autonoma sistemazione perché si e&#8217; osato cambiare residenza, all’interno del cratere sismico, badate bene!</p>
<p style="text-align: justify;">O c’e&#8217; chi, dopo aver abitato in una piccola parte della propria casa inagibile (classificazione E) con l’ottenimento della parziale agibilita&#8217;, ora, dovendo sgomberare l’appartamento per poter finalmente iniziare i lavori di ripristino, non sa dove andare. E che dire degli eredi di case inagibili? Avranno il contributo per la ristrutturazione solo se il proprio caro e&#8217; venuto a mancare entro una certa data, altrimenti nulla. E l’assurdo accanimento nei confronti di chi sta ancora in albergo fuori citta&#8217;? E vogliamo anche metterci chi ha casa agibile all’interno delle zone rosse?  O gli orfani del terremoto, senza più famiglia, figli senza più niente per ripartire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma<strong> i decisori che siedono ai tavoli per la ricostruzione sono tutti commissari o simil-commissari, nessuno e&#8217; aquilano, tutti ignari delle difficolta&#8217; delle persone e sottolineo persone. </strong>Questa, però, e&#8217; la prima fila dei tavoli della ricostruzione! In seconda fila<strong> i sindaci, uditori (o quasi), in terza fila i cittadini a gridare “basta commissari!”</strong>,   tra i cittadini e i sindaci e tra i decisori e i sindaci le <strong>lobbies</strong>, suggeritrici, sul loggione la <strong>citta&#8217; morente</strong> che non ha neanche il fiato per parlare, da lontano si ode solo il fischio del vento che spazza i vicoli e entra nei portoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi c’e&#8217; la nostra vita, quella di tutti: cambiata, rovesciata, rimescolata.</strong> Vaghiamo, sempre, in cerca di ricucire pezzi perduti: la quotidianita&#8217; di una passeggiata, di una vetrina, di uno scambio di battute, di un cinema o di un teatro, di un concerto, degli incontri casuali, dei bar alla sera e anche di notte. E, ancora, ci sono le nostre case, alcune riabitate, altre in attesa di noi. Quelle che sono rimaste su e, quindi,  sono accessibili, hanno tutte lo stesso odore, la stessa polvere. Ci trovi segni di quella notte, persino i letti disfatti: non una sciatteria, ma un desiderio di poter ricominciare daccapo, con la voglia di riaddormentarsi, in quel letto, alle 3e32 di un giorno qualsiasi. E quelle diroccate in centro, dove ancora puoi sbirciare la vita. E quelle riparate di colori sgargianti. Oppure le nuove, provvisorie, piene di oggetti sui balconi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo ancora all’Inferno: in alto il buco nero, la nostra citta&#8217;. A guardia tre fiere: una lince, un leone, una lupa. Brama, superbia e avidita&#8217;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Riaprire la citta&#8217; dicevamo e diciamo. Riaprirla vuol dire capire non solo il danno, ma anche cosa si e&#8217; fatto durante questi mesi nei quali le transenne, seppur spesso abbattute, hanno continuato a dividerci dalla citta&#8217;, dai suoi problemi e anche tra di noi.  Riaprirla vuol dire lavorare, verificando la sicurezza,  smaltendo infine le macerie. E sì, perché a due anni dal sisma e ad un anno dalla rivolta delle carriole che differenziavano coppi, pietre monumentali, ferro ecc., le <strong>macerie </strong>sono ancora a terra a testimoniare tutte assieme le tre belve di cui sopra.</p>
<p style="text-align: justify;">Entriamo così nel terzo anno dopo terremoto con una sola buona notizia: <strong>siamo ancora qui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cittadini senza citta&#8217;.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Accendiamo una luce-simbolo su L&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 08:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrado Mastropietro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Giusi Pitari) Non credo sia capitato solo a me, anzi l’ho condiviso con una mare di persone: quando si arriva a L’Aquila, di sera (per esempio dalla A24 dopo l’ultima galleria), si viene percorsi da un brivido profondo, perché lo sguardo va subito lì, su quella zona buia, il nostro centro storico, la nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2011/02/28/accendiamo-una-luce-simbolo-su-laquila.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-11294" title="fiaccolata" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/04/fiaccolata-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" />(di Giusi Pitari) Non credo sia capitato solo a me, anzi l’ho condiviso con una mare di persone: quando si arriva a L’Aquila, di sera (per esempio dalla A24 dopo l’ultima galleria), si viene percorsi da un brivido profondo, perché lo sguardo va subito lì, su quella zona buia, il nostro centro storico, la nostra citta&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">A chi non e&#8217; aquilano, invece, L’Aquila appare una distesa di luci e quel buco nero non viene neanche percepito. Propongo, quindi, <span id="more-20429"></span>che il centro della citta&#8217; sia sempre individuabile, in attesa che le luci che c’erano, tornino ad accendersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo si può fare attraverso l’accensione serale-notturna, di un faro, un fascio di luce ben visibile da piazzare in un punto alto della citta&#8217;. Lo si potrebbe erigere a simbolo della ricostruzione e, magari, proporre un concorso di idee per una illuminazione ecosostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlando con molti concittadini, ho trovato non solo condivisione, ma anche la disponibilita&#8217; a concorrere, tramite sottoscrizione, alla realizzazione di questa semplice e significativa opera. La sottopongo al Sindaco, Massimo Cialente e al Commissario per la Ricostruzione Gianni Chiodi, confidando in una loro pronta risposta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giusi Pitari<br />
</strong>(<a href="http://giusipitari.blogspot.com/" target="_blank">http://giusipitari.blogspot.com/</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Auguri di un sereno 2011 agli aquilani</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 21:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi Pitari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)]]></category>
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		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giusi Pitari E’ consuetudine scrivere qualcosa, un augurio, quando l’anno vecchio sta andando via e il nuovo si accinge ad entrare. Lo scorso anno scrivevo così: Quest’anno però e&#8217; difficile, paradossalmente più del precedente, forse perché qui nell’Aquilano il 2010 e&#8217; stato ricco di avvenimenti, ma povero di risultati. Inutile quindi battezzare il 2010 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2010/12/29/auguri-di-un-sereno-2011-agli-aquilani.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-19389" title="2011_a" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/12/2011_a-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" />di Giusi Pitari</p>
<p style="text-align: justify;">E’ consuetudine scrivere qualcosa, un augurio, quando l’anno vecchio sta andando via e il nuovo si accinge ad entrare. Lo scorso anno scrivevo <strong><a href="http://giusipitari.blogspot.com/2010/12/un-anno-fa.html" target="_blank">così</a></strong>:<br />
Quest’anno però e&#8217; difficile, paradossalmente più del precedente, forse perché qui nell’Aquilano il 2010 e&#8217; stato ricco di avvenimenti, ma povero di risultati.<br />
Inutile quindi battezzare il 2010 come l’anno del risveglio, delle manifestazioni, dell’orgoglio aquilano, della dignita&#8217; dei cittadini, perché tutto questo ci e&#8217; costato moltissimo in termini di energia, forza e coraggio, ma al contempo, a fine anno, i risultati concreti non si vedono, almeno quelli che speravamo.<span id="more-19384"></span><br />
Quindi battezzerei questo 2010 aquilano come l’anno della presa di coscienza e innanzitutto quella di avere una<strong> classe dirigente inadatta, incapace</strong>. Politici che, chi più chi meno, non hanno cercato unita&#8217;, ma divisioni, riuscendo a infliggere accettate anche alla nascente assemblea cittadina.<br />
<strong>Si e&#8217; pro o contro, sempre: qualcuno, qualcosa, assemblee, carriole, leggi, manifestazioni.</strong><br />
Nessuno che abbia saputo cogliere la ricchezza di tante idee, progetti, di così tante intelligenze.<br />
Ci sono state promesse dopo ogni manifestazione: “le macerie saranno solo un ricordo”, “ora abbiamo 6 mesi per sistemare la questione tasse”, “la ricostruzione e&#8217; iniziata” “avrete precisi regolamenti di condominio”, “il contributo di autonoma sistemazione sta arrivando”, “il masterplan c’e&#8217; ma e&#8217; segreto” e via così.<br />
Il bastone e la carota.<br />
Non ci siamo arresi, mai.<br />
Ora però meglio essere buoni e dichiararsi fieri dell’anno appena trascorso!<br />
E invece non sono fiera affatto di  svegliarmi al mattino e pensare “Chissa&#8217; oggi che combinano e, quindi, cosa dovremo fare domani”.<br />
Non sono contenta quando penso che nemmeno le manganellate ci hanno reso gli stessi diritti di altre popolazioni colpite da catastrofi!<br />
E non posso sentirmi sollevata dal sapere che il mio Comune ha approvato  un regolamento su “Informazione e trasparenza” quando nemmeno a perderci delle ore, si trovano i piani di prevenzione e/o evacuazione.<br />
Fiera di cosa? Di una Piazza riaperta? Di qualche strada percorribile? Certo, ma senza luci, con militari all’orizzonte, con macerie dentro i portoni, senza alcuna ricostruzione!<br />
Felice perché? Quando nei paesi attorno regna il gelo, quello dell’abbandono, e sola la forza ci fa rimanere.<br />
<strong>Appagata da cosa? Dalle mille promesse, dall’ultimo report sulla popolazione assistita? O dall’avere Commissari e Vice che si comportano come sceriffi emanando direttive incostituzionali e vessatorie nei confronti della popolazione?</strong><br />
Fiera di chi? Del consiglio comunale che, a parte le dovute eccezioni, non sa nemmeno di cosa si parla, fa mancare il numero legale, si attorciglia su presunte strategie. Ma di cosa? Qualche cittadino propone un Consiglio Comunale ombra, ma ombra di che?<br />
Fiera di chi? Del nostro governo regionale? Di un “governatore” che dice che tutto va bene? Di consiglieri e assessori per i quali il problema “L’Aquila” neanche esiste e forse non sanno nemmeno che e&#8217; il loro capoluogo di regione. Di presidenti o presunti tali per i quali se L’Aquila scomparisse per sempre sarebbe solo un sollievo?</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono certa di poter archiviare il 2010 come positivo, pur non essendomi mai tirata indietro e non avendo intenzione di farlo. <strong>Pur se ho conosciuto persone che mi hanno arricchito, ci hanno arricchito.</strong><br />
Mi chiedo se il 2011 abbia in serbo per noi una lucina in fondo al tunnel. Una speranza di vedere l’economia ripartire, assieme alla citta&#8217;. La gioia di vedere sventolare la bandiera nero-verde sul nostro Municipio, la soddisfazione di partecipare alle scelte, la normalita&#8217; di essere considerati cittadini e non sudditi cui imporre regole, tasse, e manganelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio crederci, ancora.<br />
<strong>Auguro un sereno 2011 a tutti gli aquilani, quelli che lo sono e quelli che lo sono divenuti. E siamo tanti!</strong></p>
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		<title>Vita da Terremotato (le regole di Cicchetti)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 20:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Trapasso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni di una cittadina (di Giusi Pitari)]]></category>
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		<description><![CDATA[Se sei terremotato te ne accorgi subito, anche quando ti dicono che l’emergenza e&#8217; finita. Infatti a dichiarazioni unanimi di “normalita&#8217;” subito si susseguono regole, regolamenti, divieti. Le ultime direttive per la razionalizzazione delle soluzioni abitative, emanate dall’instancabile Vice Commissario Cicchetti, sono un vero e proprio gioiello. Per punire questa popolazione ingrata e approfittatrice, Cicchetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.6aprile.it/featured/2010/12/16/vita-da-terremotato-le-regole-di-cicchetti.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-19150" title="regole" src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2010/12/regole-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" />Se sei terremotato te ne accorgi subito, anche  quando ti dicono che l’emergenza e&#8217; finita. Infatti a dichiarazioni  unanimi di “normalita&#8217;” subito si susseguono regole, regolamenti,  divieti. Le ultime direttive per la  razionalizzazione delle soluzioni abitative, emanate dall’instancabile  Vice Commissario Cicchetti, sono un vero e proprio gioiello. Per  punire questa popolazione ingrata e approfittatrice, Cicchetti stringe  il pugno e così da domani i terremotati dovranno seguire le seguenti  regole:<span id="more-19148"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1.</strong> I terremotati potranno ospitare  nelle C.A.S.E. e nei MAP componenti del nucleo famigliare inizialmente  non compresi nel contratto di comodato (comodato d’uso, ancora comodato  d’uso). In ogni caso l’alloggio rimarra&#8217; lo stesso e non si potra&#8217; nemmeno  chiedere di avere un ampliamento. Il familiare finalmente ricongiunto <strong><span style="text-decoration: underline;">seguira&#8217; la stessa sorte del nucleo</span></strong> (parole prese dalla dichiarazione stessa) e perdera&#8217; il c.a.s.. <strong>In  soldoni, se un terremotato vuole ricongiungersi ad un suo familiare che  magari e&#8217; ancora in albergo o che e&#8217; sbattuto chissa&#8217; dove con il  contributo di autonoma sistemazione, può farlo, senza alcun problema e  senza rivendicare nulla. Ohibò, grazie per la concessione!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2.</strong> I nuclei familiari sono un  tutt’uno. Quindi se un membro della famiglia del terremotato e&#8217; in  albergo ed uno in autonoma sistemazione, devono optare per un’unica  soluzione, la più conveniente (per lo Stato), cioe&#8217; il contributo di  autonoma sistemazione.<strong>In  soldoni: se un terremotato che lavora a L’Aquila ha deciso di prendersi  il contributo di autonoma sistemazione e vivere a L’Aquila in un  alloggio condiviso con altri (ci sono moltissime situazioni di questo  genere), lasciando la madre anziana (che fa parte del suo nucleo  famigliare) in albergo sulla costa, ora deve portarsi la madre  nell’alloggio di fortuna, entro 15 giorni. </strong><br />
<strong>3.</strong> Se dopo il sisma sei andato a  vivere  fuori del tuo comune ed hai iscritto i figli in una scuola fuori dal  tuo comune di residenza e lavori in quel comune, non puoi stare in  albergo, hai diritto solo al contributo di autonoma sistemazione.<strong>In  soldoni: prima del terremoto lavoravi ad Avezzano pur risiedendo a  L’Aquila con tutta la tua famiglia. La tua casa a L’Aquila ancora non e&#8217;  agibile, quindi stai usufruendo dei servizi messi a disposizione  dall’emergenza. Hai scelto un albergo ad Avezzano per ovvi motivi di  convenienza. Non potendo far pendolare, per un tempo indefinito, i tuoi  figli piccoli che vanno a scuola, li hai iscritti ad Avezzano. Bene tra  15 giorni sono cavoli tuoi: via dall’albergo e ti danno solo il  contributo di autonoma sistemazione. Arrangiati! Dimenticavo: lo stesso  trattamento ce l’hai se stai in albergo ad Avezzano e lavori a Celano.</strong><br />
<strong>4.</strong> “E’ inibito l’ingresso in strutture ricettive per motivazioni sanitarie”. Questa non l’ho capita, <strong>forse vuol dire che chi e&#8217; ospitato in albergo non può ricevere visite?</strong><br />
<strong>5.</strong> Se sei un terremotato  assegnatario di alloggio C.A.S.E./ M.A.P., Fondo Immobiliare, e non  utilizzi l’alloggio assegnato per un periodo continuativo superiore a 3  mesi, o lo utilizzi solo nei fine settimana o per periodi saltuari,  vieni cacciato via.  A richiesta, puoi essere nuovamente  assegnatario di altro alloggio idoneo, ove venga assicurata la relativa  fruizione continuativa, nei limiti delle disponibilita&#8217; e dei diritti di  priorita&#8217; degli altri nuclei in attesa di assegnazione. <strong>In soldoni: avevo gia&#8217; scritto di un caso particolare di un mio amico che e&#8217; paradossale nella sua cruda realta&#8217; ,  rileggetelo (e&#8217; <a href="http://giusipitari.blogspot.com/2010/08/indovina-chi-viene-cena.html">qui</a>) !!!  Inoltre  se sei terremotato e magari hai la possibilita&#8217; di andare all’estero per  tre mesi a fare un lavoro che sognavi o semplicemente perché la tua  azienda te lo impone, devi lasciare l’alloggio, arrangiandoti per  lasciare le tue cose da qualche parte. Quando torni ti rimetti in lista.  Insomma sei provvisorio, meglio che non allacci rapporti con i tuoi  vicini di casa, questi possono cambiare dall’oggi al domani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6.</strong> Nel caso di  assenza di un singolo componente o di parte del nucleo per il medesimo  periodo, il nucleo ridotto dovra&#8217; essere spostato in un alloggio di pezzatura adeguata al nucleo residuo.<strong>In  soldoni: se sei terremotato e tuo figlio va all’estero per un progetto  erasmus, il nucleo familiare viene trasferito in una casa più piccola.  Non e&#8217; chiaro cosa succede quando tuo figlio torna. N.B.: se il nucleo  famigliare diminuisce l’alloggio diviene più piccolo, se cresce (vedi  punto 1) rimane uguale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quindi a tutti i terremotati: per colpire qualcuno che fa il furbo, dopo 20 mesi,  ci  viene tolto il diritto a vivere come cittadini normali. Ci viene detto  di rimanere stabili e immobili, ci viene ribadito che le case di cui  siamo assegnatari non sono  fruibili  in  maniera normale, ci viene detto che si sta in albergo solo perché siamo  tutti approfittatori, ci viene detto non sei più aquilano se sei stato  costretto ad andare fuori.E per loro  neanche una regola!! E ce ne sarebbe di che: prima di stabilire i  diritti e i doveri nostri, dite alla gente che da 20 mesi aspetta, quali  sono i tempi della ricostruzione leggera e pesante, qual e&#8217; il crono  programma per questa citta&#8217;. Allora sì che potremo regolarci di  conseguenza. Non vorrei mai che tra qualche anno, se mio figlio si  sposa, io debba trasferirmi chissa&#8217; dove.</p>
<p>di Giusi Pitari (http://giusipitari.blogspot.com)</p>
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