LE FAGLIE ATTIVE DI CAMPOTOSTO E PETTINO: COME PREVENIRE DISASTRI ANNUNCIATI?

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“L’attivazione di una faglia attiva, che viaggia a ca. 1500 mt/s, attraversando una fondazione porta al collasso di qualsiasi struttura e non vi sono contromisure tecniche per contrastarla”.

Questo articolo dovrebbe porre degli interrogativi, ma innanzitutto dovrebbe far comprendere meglio ai cittadini di L’Aquila e Teramo alcuni rischi geologici del territorio, oltre alla scarsa capacita’ o volonta’ della classe politica (locale e nazionale) nell’affrontare seriamente tali problemi.
Molti a L’Aquila si interrogano se arrivera’ un’altra forte scossa. E’ il parere che raccogliamo fra i più, a torto o ragione, impossibile darne una valutazione.
Nel dubbio, con il quale gli aquilani dovranno necessariamente convivere nei prossimi mesi, la prevenzione e’ sempre la migliore strategia. Prevenzione spesso completamente ignorata.

Qualcuno dovrebbe verificare seriamente quanto denunciato da anni nei documenti che citeremo, e prendere se necessario le decisioni utili ad evitare altri disastri annunciati. Che l’esperienza del 6 aprile a L’Aquila insegni; anni di studi e valutazioni accurate sono state lasciate nei cassetti, se non volutamente insabbiati, come riportato in alcuni articoli anche su 6aprile2009.it.


“Dopo la sciagura di San Giuliano di Puglia furono emesse le prime ordinanze di Protezione Civile che, per la prima volta in Italia, indicavano il divieto a costruire sopra le faglie attive.
Successivamente, passata l’onda emotiva, tale divieto e’ praticamente sparito per il perenne conflitto che c’e’ tra chi vorrebbe garantire la sicurezza dei cittadini e chi vuole realizzare profitti sul territorio”

E’ quanto fra l’altro ci ha riferito Alessandro Venieri, geologo presso la provincia di Teramo, dove si occupa di Protezione Civile, difesa del suolo e piccole derivazioni di acqua.

Sono suoi i documenti e studi che analizzati, gia’ in parte riportati in un articolo del Messaggero dell’anno 2008. Documenti disponibili sul sito web del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida (GNGTS), http://www2.ogs.trieste.it/gngts/. Gli atti sono relativi al Convegno Nazionale 2007, Tema 2 – Sessione 2.1, che come nostra prassi sono scaricabili direttamente anche su www.6aprile2009.it, in fondo all’articolo trovate i link diretti.

Si tratta di documenti di denuncia, in cui traspare un senso di rassegnazione fra i rischi a livello geologico relativi alle faglie attive di Campotosto e Pettino, e l’indifferenza o semplice ignoranza di amministratori pubblici o degli enti avvertiti del possibile pericolo dovuto a queste faglie.

Le informazioni tecniche descritte sono tratte dai documenti di A.Venieri, che comunque consigliamo di scaricare e leggere per un eventuale approfondimento sulla tematica.


Il punto cruciale di questa denuncia lo intuiamo proprio nelle parole di Venieri citate in precedenza.
Come spesso accade in Italia, si prendono decisioni sull’onda emotiva, sul consenso che la classe politica ricerca nell’immediato; passata l’emergenza, si rientra nei tristi canoni della politica, delle lobbies affaristiche, spesso dell’indifferenza incosciente della stessa popolazione interessata.
E’ accaduto anche con le nuove normative antisismiche, finalmente entrate in vigore dopo il terremoto del 6 aprile, sempre rinviate. Anche il piano casa non prevedeva adeguati controlli antisismici, prima del 6 aprile, a fronte di un possibile aumento non indifferente delle cubature degli edifici.

In guerra, si userebbe il termine di “DANNI COLLATERALI”. Distruzioni, morti innocenti, non evitabili per raggiungere l’obiettivo finale. Nel caso del terremoto, gli obiettivi sono l’economia e gli interessi economici (spesso di pochi).

A L’Aquila, i danni collaterali sono stati gli oltre 300 morti, decine di migliaia di sfollati, oltre 20.000 in tenda per mesi, una citta’ capoluogo di regione cambiata profondamente e il cui destino e’ ancora tutto da scrivere.
Ci auguriamo che la magistratura faccia il suo corso, se necessario andando anche ad indagare sul perché, una zona ad elevatissimo rischio sismico sia stata sciaguratamente inserita nella Zona 2, il che consente di progettare un edificio considerando un’accelerazione al suolo fino a 0,25G (0,35G per la Zona 1), mentre il 6 aprile si sono toccate a L’Aquila accelerazioni molto maggiori.

Danni collaterali che si potrebbero evitare, se alcune di quelle indicazioni emerse in seguito a delle tragedie, dove spesso (nei più) viene fuori la parte migliore del genere umano, fossero applicate senza mezzi termini. Come ad esempio (riprendendo il documento di A.Venieri), con l’emanazione dell’Ordinanza Nazionale di Protezione Civile n. 3274 del 20 marzo 2003, in cui nei “Requisiti del sito di costruzione e del terreno di fondazione” si stabilisce che: “Dovra’ essere accertato che il sito di costruzione e i terreni di fondazione in esso presenti siano esenti da pericoli di instabilita’ dei pendii, liquefazione, eccessivo addensamento in caso di terremoto, nonché di rottura di faglia in superficie. ……Omissis”.

In seguito a tale provvedimento il Servizio Sismico Nazionale – Servizio Sismogenesi del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, in data 23 marzo 2004, si e’ preoccupato di inviare una nota informativa a diverse Regioni, atta a chiarire meglio cosa si intende per “rottura di faglia in superficie”, riportando alcuni casi studiati e noti in Italia (cosiddette faglie attive sismogenetiche responsabili dei terremoti). In questa nota viene esplicitamente ripetuto più volte che questo tipo di faglie, che viaggiano a velocita’ elevatissime (ca. 1500 m/s), possono, a seconda della magnitudo, avere diversi rigetti (anche fino a 2 metri) e NON TROVANO OSTACOLI PROVOCANDO SEMPRE LA DISTRUZIONE E IL COLLASSO DI QUALSIASI MANUFATTO ANTROPICO IVI PRESENTE, per azione di taglio. Si da’ risalto al fatto che per la prima volta in Italia viene riconosciuta la pericolosita’ delle rotture di faglia in superficie per le aree destinate alle costruzioni cosa che gia’ e’ avvenuta solo per i siti a suo tempo destinati alla costruzione di centrali nucleari.

Anche il Dlgs 36/2003 (Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti) stabilisce che
“Gli impianti non vanno ubicati di norma: in aree interessate da fenomeni quali faglie attive, ecc.”

Successivamente, come indicato nel documento in allegato, i primi provvedimenti sono stati modificati con altri meno restrittivi, fino ad arrivare alle normative antisismiche attuali, in cui al punto 6.7.2 “CARATTERIZZAZIONE GEOLOGICA”, e’ scritto “…….Devono essere accertate le caratteristiche di sismicita’ della zona interessata dal progetto, ponendo particolare attenzione a segnalazioni della presenza di faglie attive in corrispondenza o in prossimita’ dell’opera.”, non specificando chi e come deve segnalare e soprattutto poi cosa fare.
Insomma le faglie attive non trovano, per ora, una giusta collocazione nelle norme sulle costruzioni, decretando di fatto, in Italia, uno stato di assenza di riferimenti normativi a cui potersi attenere nel caso in cui si ha a che fare con tali pericoli.

Faglia_CampotostoLa faglia attiva, per giunta silente, che interessa i Monti della Laga, prossima alla diga di Rio Fucino sul Lago di Campotosto (immagine a sinistra, cliccarvi sopra per ingrandirla), anche se e’ nel territorio della Provincia dell’Aquila, in caso di attivazione, avrebbe ripercussioni, con il possibile collasso della diga, sui numerosi abitati presenti a valle della diga, nel solo territorio della provincia di Teramo.
Per questo in data 5 luglio 2006 e’ stata inviata, da parte della Provincia di Teramo, a firma del suo Presidente e dell’Assessore alla Protezione Civile, una lettera indirizzata sia al Servizio di Previsione e Prevenzione di Protezione Civile della Regione Abruzzo, che al Servizio Sismico Nazionale presso il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e per conoscenza all’INGV, al RID di Perugia, alla Prefettura di Teramo e all’ENEL di Montorio al Vomano (TE). La lettera invitava i destinatari, per quanto di loro competenza, ad intraprendere le dovute iniziative e proponeva un incontro, per poter meglio concertare l’avvio delle future attivita’ di protezione civile, al fine di mitigare i possibili effetti di un evento simile.
Nel documento si cita una sola e tempestiva risposta,  giunta da parte dell’Enel di Montorio al Vomano (gestore dell’impianto), che affermava:
– Quasi tutto il territorio italiano e’ classificato sismico, in ragione delle numerose faglie attive che lo interessano.
– La faglia in prossimita’ della diga di rio Fucino e’ a distanza tale da non interferire direttamente con essa. Sono da escludere, pertanto, effetti di dislocazione locale che possano interessare l’imposta della diga, che per il resto e’ stata regolarmente progettata e collaudata tenendo conto dei carichi sismici.
– A differenza delle costruzioni civili ordinarie, largamente vulnerabili dagli eventi sismici, le dige per loro natura sono costituzionalmente predisposte ad assorbire sismi senza subire danni apprezzabili, come ampiamente dimostrato dall’estesa casistica internazionale.
– La diga di Rio Fucino, tenuto conto delle specifiche condizioni di progetto e collaudo, presenta una capacita’ di restistenza alle azioni sismiche molto più elevata della media. Si tenga anche presente che la diga’ e’ stata recentemente collaudata positivamente da una apposita commissione di collaudo, nominata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e della quale facevano parte alcuni fra i massimi esperti del settore in Italia.

Faglia_Pettino_2L’articolo considera anche il PAI (Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico) della Regione Abruzzo, che prevede un vincolo edificatorio legato alle scarpate morfologiche, in considerazione anche delle “amplificazioni locali dello scuotimento sismico in caso di sollecitazione”. Il vincolo e’ pari a quello previsto per le aree a pericolosita’ idrogeologica molto elevata, quindi non prevede l’edificazione. Però se si osservano le carte relative alle aree in prossimita’ delle faglie attive di Monte Pettino (Fig. 2) e di Campotosto (Fig. 3), malgrado siano presenti molti segmenti di scarpata morfologica, non sono segnalate le scarpate di faglia attiva presenti.

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Significative le immagini satellitare tratta da google earth dell’area a nord di Coppito, localita’ nel comune dell’Aquila, dove e’ evidente la faglia e l’espansione urbanistica in prossimita’ di questa.

L’articolo indica che gli strumenti che l’Ente Locale può adottare sono diversi, a partire dalle varianti ai PRG approvati dai Comuni ed ai PTP dalle Province fino anche all’Ordinanza, emessa ai sensi dall’art. 54 del Dlgs n. 267/2000, di cui si può avvalere il Sindaco di un Comune. I provvedimenti, logicamente, vanno emessi dopo che siano stati eseguiti opportuni studi geomorfologici, paleosismologici, archeosismologici e quant’altro occorra a definire con maggior precisione l’ubicazione della faglia e la zona di rispetto a cui attenersi. Tali studi devono essere condotti da esperti titolati e riconosciuti in questo settore della tettonica attiva.

Ma in Abruzzo la coscienza civile sembra essere molto bassa, e la Regione non si e’ mai preoccupata di rivedere la zonazione sismica inadeguata del proprio territorio.

E se a questo si aggiunge un cattivo esempio che viene dall’alto, e’ difficile che possano partire iniziative migliori di ciò che gia’ la normativa nazionale contiene; dove per “migliori”, intendiamo sempre nel senso di garantire sicurezza ai propri cittadini.

Terminiamo con alcune risposte sempre di Alessando Venieri ad un’altra intervista, che si può leggere integralmente in questo link:

“Bisogna dare ruoli certi agli enti così da poter fare un’adeguata opera di prevenzione altrimenti, come infatti e’ accaduto, la natura porta il conto. E’ vero che la prevenzione da’ meno visibilita’ rispetto alla spettacolarita’ dell’emergenza in cui l’Italia primeggia permettendo, inoltre, ai politici un certo protagonismo, ma sulle cose serie e’ necessaria una cultura radicata che va oltre il colore politico e che riduca la spettacolarita’ dell’emergenza alla dimensione reale del soccorso. Nelle emergenze saltano tutti i controlli amministrativi, ad esempio sulle procedure delle gare d’appalto che diventano ad affidamento diretto, quindi questo può far comodo a un “certo mondo”.
Si tira la corda fino a quando ci rimettono i cittadini che, invece, con un salto culturale dovrebbero capire che dai politici devono pretendere che i soldi vengano spesi per la prevenzione. Tutti i geologi su questo sono d’accordo, e’ inutile chiedere ora cosa succede se non e’ stata data la possibilita’ di effettuare studi preventivi. Il cittadino messo al corrente adeguatamente dei fatti, si comporta bene e non va nel panico. Se gli studi non vengono approfonditi e i geologi, quindi, non si esprimono, sembra quasi che si voglia nascondere qualcosa alimentando dubbi e paure. Spero che da questo terremoto si capisca che gli studi di microzonazione sismica sono necessari per una ricostruzione attenta ai rischi, seguendo l’esempio del Friuli e delle Marche.

Ed e’ quanto ci auguriamo anche noi…

Documenti da scaricare

A. Venieri – GNGTS-  Problematiche di intervento, da parte di un’amministrazione pubblica, per la presenza di faglie attiva, in mancanza di un quadro normativo di riferimento. Il caso della provincia di Teramo

A. Venieri – GNGTS – Presentazione

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