ITALIA, 150 ANNI DI TERREMOTI, ERUZIONI, FRANE E ALLUVIONI

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Solo la triste top ten dei disastri più significativi degli ultimi centocinquant’anni racchiude un numero spaventoso:  128.926 morti. La maggior parte legati a devastanti terremoti come quello di Casamicciola nel lontano 1883 (2.333 morti) o quello calabrese del 1908, un’autentica Apocalisse costata 85.926 vite. In mezzo, fra gli altri sismi (come quello di Avezzano, 32.610 vittime) saltano fuori dimenticati disastri ferroviari e clamorose frane, come quella del Vajont.

E questo limitandoci appunto a pescarne dieci, la cui lista completa è visibile in basso. Uno spaccato delle piaghe che hanno segnato la storia d’Italia dall’unità a oggi.

La Prima giornata nazionale per la divulgazione scientifica, storica e culturale sui disastri di origine naturale, in programma il 12 dicembre all’Accademia nazionale di San Luca di Roma, servirà proprio per riflettere su una storia con la esse maiuscola registrata in buona parte fuori dai manuali. Organizzata dal neonato Centro Eedis (Eventi estremi e disastri) e dall’ Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il convegno analizzerà dunque, in chiusura dell’anno delle celebrazioni patriottiche, la storia tricolore passata attraverso frane, alluvioni, terremoti, eruzioni e disastri di ogni genere.

Tre le fasi della giornata di studio: si va da Eventi, ambienti e individui alla fase più propriamente dedicata all’individuazione delle prospettive fino a un focus sulle criticità legate ai centri storici e ai beni culturali. Fondamentale la tavola rotonda intitolata Fermare I disastri in Italia, al quale interverrano fra gli altri Domenico Giardini, presidente dell’Ingv e Mauro Dolce, del dipartimento della Protezione civile. A mettere in piedi l’iniziativa il Centro Eedis di Spoleto, inaugurato nel febbraio scorso: nato da una convergenza di intenti fra l’Ingv, la Regione Umbria e il comune spoletino sulla base di un progetto presentato da Emanuela Guidoboni, storica dei terremoti e dell’ambiente, ha come propria mission la promozione, documentazione e divulgazione scientifica, storica e culturale sui disastri di origine naturale.

“È una storia mai raccontata su cui occorre fare luce – dice Emanuela Guidoboni – diffondendo  dati precisi e favorendo riflessioni multidisciplinari. Ne emerge un ambiente storico che ha subito grandi e violente trasformazioni, quasi sfuggite di mano al controllo della razionalità e del governare. Emerge poi la grande fatica, fra le tante (guerre, crisi economiche) del popolo italiano, da nord a sud, sottoposto a perdite di vite umane e di beni, e spesso anche di identità culturale. Dopo un disastro, niente è più come prima. Ma le risposte di vitalità  sono possibili, bisogna enfatizzare le capacità positive, senza paure e fantasie catastrofiste, per pensare a un futuro diverso e possibile, più civile”.

Da palazzo Mauri, l’Eedis si occupa principalmente dell’Italia ma allarga i suoi orizzonti anche all’ambito mediterraneo. Lo scopo è di creare, assieme ad altre istituzioni e competenze, nazionali e internazionali, una ricca fonte di informazioni e riflessioni fra ambienti della ricerca e società, con particolare attenzione al coinvolgimento dei giovani. Per capire come saranno I prossimo 150, di anni: “Sarà il futuro che noi sceglieremo – conclude Guidoboni – oggi non mancano le conoscenze tecniche e scientifiche per applicare politiche di prevenzione, vorrei dire forti, ossia non palliativi o interventi provvisori, veri oggetti del desiderio da parte di speculatori. Penso che le strategie stabili possano essere trovate solo se si formerà una domanda forte da parte dei cittadini, dei residenti, degli amministratori. Questo significa costruire  una cultura dell’abitare nuova, in un rapporto di conoscenza diretta dei rischi, non sempre demandata ai tecnici e agli addetti ai lavori, e di responsabilità individuali e istituzionali assieme. Per questo dovrà crescere una nuova  consapevolezza, che dovrebbe essere diffusa a partire dalle sedi della formazione di base, oggi i rischi ambientali sono i grandi assenti, e nei mezzi di informazione”.

In ordine cronologico, i dieci eventi più disastrosi in Italia 1861-2011

1) 1883: terremoto di Casamicciola (Ischia). Intensità: 9° grado Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 2.333 morti di cui 625 turisti stranieri

2) 1908: terremoto in Calabria (Reggio) e Sicilia (Messina). Intensità: 11° grado Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 85.926 morti

3) 1915: terremoto di Avezzano (Abruzzo). Intensità: 11° Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 32.610 morti

4) 1930: terremoto del Vulture (Irpinia). Intensità: 10° Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 1.425 morti

5) 1944: Balvano (Potenza), disastro ferroviario. 600 morti

6) 1963: frana del Vajont. 1.917 morti

7) 1976: terremoto del Friuli. 977 morti

8) 1980: terremoto dell’Irpinia (Avellino). Intensità: 10° Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. 2.570 morti

9) 1985: frana a Tesero (Trento). 269 morti

10)  2009: terremoto d’Abruzzo. 299 morti

Rielaborazione su dati Protezione civile nazionale

(da wired.it)