TERREMOTO: GLI EDIFICI BORBONICI ANTISISMICI DI 230 ANNI FA

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mileto_sede_vescovile_borbonicaAltro che i capannoni dell’Emilia Romagna venuti giù l’anno scorso come un castello di carte. L’edificio nella foto – la sede vescovile di Mileto, in provincia di Vibo Valentia – è la prova che le tecniche antisismiche raccomandate dai Borbone oltre 230 anni fa nel Regno delle Due Sicilie sono ottime: il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) le ha studiate ed oggi ha conferito loro – diciamo – piena validazione scientifica.

Sulla normativa antisismica italiana in generale, e della Regione Calabria in particolare, molto è stato scritto. I risultati si vedono ad ogni scossa. La sede vescovile di Mileto ora ha un aspetto desolato e abbandonato (peccato: ha piena dignità architettonica) però non ha fatto una piega per i catastrofici terremoti che colpirono la Calabria nel 1905 e nel 1908. Il motivo ora è accertato: l’edilizia antisismica borbonica prevedeva un sapiente uso del legno oltre che dei mattoni.

Chi ha studiato la storia del cosiddetto Risorgimento appena oltre quello che abitualmente dicono i manuali dei licei sa che i Borbone erano una dinastia illuminata (altro che quei rozzi montanari dei Savoia, e lo dice una torinese); sa anche che il Regno delle Due Sicilie, prima dell’annessione al Piemonte, era all’avanguardia in Europa.

Su questo sfondo si situa il fatto che, in seguito al disastroso terremoto nel 1783, i Borbone vararono un codice che raccomandava di costruire edifici con telai di legno all’interno delle pareti in muratura, affinchè fossero in grado di resistere alle scosse. Del resto, sono note le proprietà antisismiche (oltre che ecologiche) del legno come materiale da costruzione.


casa_tecnica_costruttiva_borbonicaEcco un esempio di una casa costruita con i criteri borbonici.

Anche questa è abbandonata. Comunque a parte il tetto – rifatto con contemporanee tegole marsigliesi – quasi tutto ha resistito al tempo e ai terremoti.

Il Cnr-Ivalsa di San Michele all’Adige (Trento) e il Dipartimento di Scienza della Terra dell’Università della Calabria si sono però concentrati sulla sede vescovile di Mileto: hanno analizzato le tecniche di costruzione, hanno riprodotto uno dei suoi muri e lo hanno sottoposto in laboratorio a ripetute simulazioni di forti terremoti.

Il muro, lo vedete, ha retto benone. Insieme ad edifici fra cui la casa con le tegole marsigliesi, la sede vescovile di Mileto sarà fra i protagonisti di un convegno organizzato per novembre dall’Università della Calabria e dedicato appunto alle intelaiature in legno che hanno resistito ai terremoti nelle terre bagnate dal Mediterraneo.


fonte: Il Journal