TERREMOTI ANOMALI, UN MINERALE TRA I COLPEVOLI

CONDIVIDI

(ANSA) – Un minerale verde molto comune nel sottosuolo, l’antigorite, è tra i responsabili dei terremoti ‘anomali’. Il modo in cui è orientata la sua struttura è infatti alla base dei movimenti sismici che finora non avevano trovato spiegazione nella teoria meccanica.

L'antigorite è diffuso nelle zone più attive della Terra dove si generano i terremoti (fonte: Beatrice Murch)

L’antigorite è diffuso nelle zone più attive della Terra dove si generano i terremoti (fonte: Beatrice Murch)

Lo dimostra una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca pubblicata sulla rivista Nature Geoscience.

L’antigorite è un silicato idrato di magnesio appartenente al gruppo del serpentino, dal caratteristico colore verde e largamente impiegato come pietra da costruzione. È un materiale molto diffuso nelle zone più attive della Terra nelle quali si generano i terremoti (le zone di subduzione) e la sua struttura si orienta in modo diverso a seconda di fattori quali la velocità di deformazione e la presenza di fluidi.

Il ruolo di questo minerale nella genesi dei terremoti ‘anomali’ è stato messo in luce grazie all’utilizzo di un particolare microscopio che permette di studiare su scala atomica i comportamenti meccanici che interessano le rocce coinvolte nella tettonica delle placche.

In questo modo si è potuto dimostrare per la prima volta che le forze di attrito delle rocce coinvolte nei terremoti dipendono, in intensità e direzione, dal modo in cui è orientato il cristallo in esse contenuto.

”Il movimento delle faglie – spiegano gli autori dello studio, Marcello Campione e Gian Carlo Capitani – avviene quando c’è uno scorrimento di una placca rispetto l’altra. Può capitare che nel corso dei movimenti meccanici delle placche si generi una nuova direzione di spinta che appare ‘anomala’ perché non trova riscontro nei modelli meccanici conosciuti. Ora, grazie allo studio nanoscopico dell’orientazione dell’antigorite presente nella roccia, questa anomalia può finalmente essere spiegata”. Lo studio può dunque contribuire ad una migliore definizione della geodinamica delle placche e quindi a una migliore previsione a lungo termine dei terremoti.