L’Aquila: servono finanziamenti, ma anche idee e progetti

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20.000 persone sono scese in piazza, 20.000 problemi che tuttavia erano retti da un unico desiderio: ricostruire. Saremo in grado di raccogliere questa spasmodica volonta’ di sopravvivere?

Da il Centro del 19 giugno 2010 (di Alessandro Clementi, storico)

Sono passati 14 mesi dalla noctis horribilis del 6 aprile dello scorso anno, ed e’ ormai tempo di fare bilanci, non tanto sul gia’ fatto per la ricostruzione (non si fanno i bilanci sul nulla), ma quantomeno sulle intenzioni o, a voler essere più concreti, sui programmi. Ci viene in mente un’ipotesi provocatoria. Supponiamo che per un miracolo proveniente dai corpi mistici dei capi, il Sindaco Cialente si trovi in cassa quanto necessario dal punto di vista economico-finanziario per ricostruire tutto.
Da dove si comincerebbe? E per cominciare naturalmente bisognerebbe aver chiaro un che cosa fare. 14 mesi sono passati invano, un invano che si sostanzia nella mancanza assoluta di idee e proposte. Mancanza che a sua volta trova la sua ragione di fondo nel fatto che, a parte i primi rilievi sui danni miranti puramente alla classificazione, nulla si e’ fatto per rilevare e di conseguenza per programmare.
I primi timidi tentativi per farlo partono da quei consorzi di proprietari che affidano a singoli professionisti l’onere pesantissimo di rifare parti della citta’. Quale idea di citta’ può scaturire da propositi isolati di intervenire sulla ricostruzione, propositi che hanno alla base idee guida che si limitano al restauro del proprio appartamento cosa che poco si lega con la citta’ nel suo insieme, retta com’era e come ancora dovrebbe essere da un proprio indistruttibile Dna.
C’era una volta un piano regolatore, c’erano una volta le idee per una strategia di sviluppo; possono essi essere ancora validi? Di fronte a questo vuoto pauroso che e’ davanti a noi, solo da essi si può partire, come dicono i filosofi, per validarli o falsificarli.
Cosa c’e’ quindi da fare sulla scorta di essi?
1) Rilevare quanto sopravvive e quanto e’ da abbattere.
2) Paragonare le vecchie idee di piano con i risultati di questa rilevazione.
3) Rifare, ove necessario, un piano regolatore e un piano strategico di sviluppo.
4) Considerare l’eventualita’ di parlare della citta’ in termini di area metropolitana con possibili riprese del sempre valido concetto di “comitatus”.
20.000 persone sono scese in piazza, 20.000 problemi che tuttavia erano retti da un unico desiderio: ricostruire. Saremo in grado di raccogliere questa spasmodica volonta’ di sopravvivere?
Essa stessa dovra’ guidare i passi di chi può o di chi e’ delegato ad agire, supportati come essi saranno da una volonta’ popolare che la marcia dei 20.000 ha dimostrato.
Bisognera’ pertanto chiamare a raccolta le intelligenze più operative del Paese, prospettando loro, per avere consulenze, la situazione unica nella nostra storia contemporanea, di una citta’ da rifondare.