Popolazione Assistita: in 8 mesi 500 persone in meno nel progetto CASE

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Settanta gli alloggi liberi. Modificare le direttive da sceriffo.

Il report settimanale della Struttura per la Gestione dell’Emergenza (S.G.E.), evidenzia una costante diminuzione della popolazione all’interno del progetto CASE. Poche unita’, a volte superiore alla decina, che report dopo report hanno visto un decremento dall’11 maggio 2010 di oltre 500 persone. Nel grafico i dati collezionati da Luciano Belli Laura; all’11 gennaio 2011 sono 14.079 gli sfollati nelle CASE, erano 14.581 l’11 maggio 2010.

Analogo comportamento non si riscontra nei MAP nello stesso periodo, mentre, come e’ lecito attendersi, diminuiscono gli assistiti nelle Caserme (da 688 a 338) ed in albergo (da 3950 a 1645).

Riguardo il progetto CASE non e’ ancora in atto un abbandono sistematico degli alloggi.

Un’indicazione più precisa ci viene dai dati di dettaglio richiesti alla SGE, relativi al periodo 1 giugno 2010 – 4 gennaio 2011. In questo periodo sono 446 gli assistiti in meno nel progetto CASE, dato scomponibile in:

– circa 200 persone che hanno compilato il modulo di diminuzione nucleo per rinuncia di componenti;
– circa 100 nuclei che hanno compilato il modulo di rinuncia per l’intero nucleo;
– circa 140 persone decedute nel corso dei mesi (non sono state fornite indicazioni sui nati nello stesso periodo).

Ad oggi, su complessivi 4.449 alloggi, la SGE ne conferma “liberi” 73, di cui:

– 5 oggetto di lavori di riparazione;
– 42 “prenotati” per allargamenti o riduzioni di alloggio;
– 26 “prenotati” per nuove assegnazioni di nuclei, per lo più da 1 o 2 componenti.

Ma un cospicuo numero di alloggi “prenotati” per riduzione del nucleo sono di fatto “bloccati”, in quanto gli assegnatari, entrati in forza di un originario nucleo più numeroso, e oggi ridotto per rinuncia (prevalentemente da parte di anziani), non accettano volontariamente il nuovo alloggio e ricorrono in via giurisdizionale al TAR contro i provvedimenti di spostamento.

E sono gia’ due le sentenze che al momento hanno dato ragione ai ricorrenti, relative alla revoca dell’alloggio.

A ciò si aggiunge un utilizzo non sempre ottimale degli appartamenti, nel momento in cui ci sia una riduzione del nucleo familiare assegnatario.

Alla carenza ancora attuale di abitazioni, la risposta fornita dal Vice Commissario Antonio Cicchetti e’ stata la direttiva del 14 dicembre 2010, che aggravia la precedente del 25 febbraio 2010, a firma dell’ex Vice Commissario Massimo Cialente.

Entrambe le direttive, quella del sindaco in un periodo di maggiore emergenza abitativa, vanno nella direzione di risolvere l’errore primordiale commesso, relativo alla costruzione di un numero di alloggi nettamente inferiore alle esigenze degli sfollati, inventando metodi i cui benefici finali sono praticamente minimi in confronto ai disagi che portano ad una parte della popolazione.

Se va individuato chi in malafede ha approfittato della situazione, in questo momento sono necessarie scelte che pongano al centro delle azioni il cittadino, inteso non come un numero asettico cui associare un alloggio, ma come entita’ complessa ed integrata in un contesto sociale, affettivo e di aggregazione, degno di una paese che si definisca civile.

Come il cittadino costretto a fare causa al comune dell’Aquila per vedere riconosciuto il proprio diritto di essere “padre”, sembra voler ricordare il TAR Abruzzo nella sentenza dell’1 dicembre 2010, o come le famiglie che hanno diritto a concedersi uno “svago”, indica tra l’altro la seconda sentenza del TAR.

O come il malato terminale, che il consigliere comunale Enrico Perilli (Rifondazione Comunista), nella seduta del 27 dicembre 2010 racconta aver inutilmente chiesto alla SGE l’assegnazione di un alloggio, che ritiene più degno di una stanza di albergo, per vivere il resto della sua vita; ci auguriamo che nel frattempo sia stata individuata una degna soluzione per questo caso.

La fase di emergenza, checché ne dicano le ordinanze, e’ da considerarsi finita.

Si proceda ora alla ricostruzione, non solo abitativa, per il futuro della citta’, ponendo il cittadino al centro di ogni scelta, e non come una semplice pedina da spostare per risolvere gli errori del passato.

Patrizio Trapasso