Terremoto, torna la paura a L’Aquila. Mentre resta nel nulla il piano di emergenza del comune

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L’Aquila, 7 luglio 2011. Ieri sera tre scosse di magnitudo 3.3, 2.5 e 2.6, intorno a mezzanotte, hanno riportato alla mente di molti aquilani il sisma del 6 aprile 2009, dopo 27 mesi esatti.

Una prima informazione rimbalzata sui social network, di un evento di magnitudo 4.5 (sito www.emsc-csem.org), poi corretto in 3.3 dopo i dati dell’Ingv, ha innalzato ancora di più l’allarme nella popolazione, in particolare nei dintorni dell’epicentro, vicino Barete. Siti internet presi d’assalto alla ricerca di informazioni, con quello dell’Ingv a tratti indisponibile per i troppi contatti ricevuti.

E intanto resta nel nulla il piano di emergenza del comune. Fatica inutile cercarlo sul ritoccato sito web, come provare a contattare un numero verde che risponde in orari di ufficio.

Qualcosa c’è, di sicuro, non pubblicato perché alla popolazione non è dato di conoscere. Nel vecchio sito è disponibile qualche documento di scarsa utilita’: ad esempio il famoso elenco delle 71 aree di attesa, corredate di alcune informazioni di contorno, un’immagine aerea e piantina relativa. Analogamente per le aree di accoglienza e di ammassamento dei soccorsi, il tutto datato al 30 aprile 2011.

È incluso l’elenco degli edifici considerati strategici, e di quelli con esiti rilevanti in caso di collasso. Osservando la lista, la rilevanza si trova nel numero elevato di vittime nel caso di crollo degli stessi. In aggiunta l’elenco delle scuole, sedi universitarie, e riepiloghi vari. Un piano di protezione civile da fare impressione insomma.

Ma al matrimonio manca lo sposo, perché questi documenti sono tutti “allegati alla revisione del piano di protezione civile, varato dalla giunta e in corso di approvazione definitiva da parte del Consiglio comunale”. Del piano, disponibile dal gennaio 2009, ma su questa data ci crede solo l’assessore alla protezione civile Roberto Riga, nemmeno l’ombra. E se è online sta giocando a nascondino, e molto bene.

Ma supponiamo pure che il piano ci sia, ben scritto, semplice ed efficace come dovrebbe essere. Proviamo a vedere cosa sia stato fatto per le aree di accoglienza, partendo da quella di Piazza d’Armi, collocata vicino la provvisoria a tre anni, quanto definitiva finché regge, chiesa di S.Bernardino.

Nessun cartello che individui e aiuti a raggiungere l’area, non delimitata, destinata ad ospitare almeno 40 tende. La foto aerea inserita nell’allegato non prevede nemmeno la novella chiesa. Ma forse stiamo esagerando, il comune è talmente avanti che ha gia’ inserito la foto dopo il pianificato smantellamento

Anzi, è talmente avanti che a ben guardare un cartello c’è ed è di nuovissima generazione, ecco perché non lo avevamo notato. Indica con decisione e precisione la zona super attrezzata predisposta per la tendopoli, con le informazioni necessarie che la riguardano.

E dato che almeno i cartelli ci sono, adesso resta soltanto che l’assessore Riga confermi quanto dichiarato il 22 febbraio 2011, ovvero la stampa delle brochure del piano per informare i cittadini. Un piano inutile prima del sisma del 6 aprile, e adesso modificato, abbellito, verificato, e pronto all’uso. Ma mai visto, pubblicato, e condiviso. Strano a dirsi, vero a raccontarlo.

Un consiglio, però. Qualcuno lo legga bene il piano prima di spedirlo. Sulla sicurezza e la gestione dell’emergenza i cittadini sono stanchi di essere presi in giro, né possono attendere le prossime elezioni per riceverlo a casa come pacco dono, con tanto di conferenza stampa preparatoria. Qui c’è poco da donare e da vantarsi dopo 27 mesi. C’è da fare, e subito, e chi non è in grado si dedichi ad altro e senza indugi, che farebbe meglio.

Non si scherza con il fuoco, né con il terremoto, tantomeno con i cittadini.

di Patrizio Trapasso