Ricostruzione edifici E, lo stato delle pratiche dopo la scadenza del 30 giugno

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Cinquemila quelle presentate, un migliaio con il contributo definitivo

Nei giorni scorsi Gianni Chiodi si è dichiarato soddisfatto sul numero delle pratiche presentate per gli edifici E. Come un bravo venditore, il commissario delegato non esita mai a dispensare ottimismo sul prodotto venduto, la ricostruzione dell’Aquila in questo caso. In mezzo a tanti numeri è facile trovarne di positivi, come di negativi, e la rappresentazione finale che si da’ di quanto fatto dipende soltanto da quali numeri mostrare, e quali nascondere.

E’ vero, come afferma Chiodi, che dall’1 all’8 luglio sono state presentate 519 richieste per gli edifici E, che collocano il totale a 4977 pratiche arrivate a Fintecna. Ma una valutazione su questo dato settimanale, insieme ai 124 pareri favorevoli da parte di Reluis e 85 di Cineas, in occasione di una scadenza importante, è come valutare uno studente soltanto dall’aver studiato da matto negli ultimi giorni, mentre l’esame è ancora da venire.

Dai dati a disposizione per gli edifici E, all’8 luglio il Comune dell’Aquila ha concesso 1024 contributi definitivi, e sono “appese” 1237 richieste di integrazione. Delle pratiche di Reluis, 2809 sono con esito positivo, a fronte di 696 da integrare. Mentre Cineas ne ha concluse 1783, con 1117 per le quali sono attese le integrazioni.

Molto elevato quindi il numero di pratiche che necessitano di integrazione. A guardare i dati complessivi (edifici B,C,E), su un totale di 11.944 Reluis ne segnala 3.361 evase con esito positivo dopo l’integrazione (il 28%). Per Cineas sono di più, 4.031 su 10.801 concluse positivamente dopo integrazione (37%). Nel totale, il 33% delle pratiche giunte a Reluis necessitano di integrazione, il 45% per quelle gestite da Cineas, con gli inevitabili ritardi che si susseguono nei tempi di approvazione definitiva.

La nota positiva, è che dopo 27 mesi Chiodi e Fontana hanno finalmente riconosciuto che qualcosa va fatto sulla filiera di approvazione, e in particolare sul controllo dei tempi massimi per la gestione di una pratica, fatti salvi i ritardi dei tecnici nella consegna della documentazione necessaria. Tecnici che non dovrebbero essere immuni da analoghi controlli.

Sara’ quindi sull’insieme dei numeri a disposizione che il commissario delegato potra’ fornire un giudizio di soddisfazione o meno sul proprio operato, e sui vari “strumenti” in campo per gestire la ricostruzione della citta’.

Forse è il caso di evitare messaggi di ottimismo o pessimismo assoluto, e concentrarsi sulle difficolta’ e contraddizioni attuali, con un forte e deciso controllo sui tempi della ricostruzione.

Sarebbe anche il caso che dopo 27 mesi si crei un osservatorio della Regione Abruzzo sulla ricostruzione. Con gli indicatori della ricostruzione, le risorse finanziarie, lo stato aggiornato sulla ricostruzione leggera e pesante. Con indicati gli interventi sulle opere ed edilizia residenziale pubblica, beni culturali, infrastrutture rurali, attivita’ produttive. E con gli incarichi professionali, gli appalti dei lavori, il dettaglio per comune, la microzonazione sismica, le donazioni arrivate, di cui si sono perse molte tracce. E infine con i risultati, più o meno confortanti che possano essere. Per accelerare i tempi si potrebbe prendere ad esempio quello della Regione Umbria, e magari non accontentarsi e fare di meglio.

Sarebbe un forte incentivo alla trasparenza, in molti casi scarsa da parte delle amministrazioni comunali e regionali, che non si raggiunge nemmeno fornendo numeri e documenti in quantita’, se poco comprensibili o senza una visione di insieme.

E’ soltanto una scelta politica se creare un’efficace vetrina aggiornata sulla ricostruzione dell’Aquila e dei comuni interessati dal sisma.

Una scelta che al momento sembra essere ancora assente.

di Patrizio Trapasso