Casette di legno: al via la repressione degli abusi edilizi

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Articolo da ilCapoluogo.it, di Antonella Calcagni

Continua il far west edilizio a causa della proliferazione delle casette di legno realizzate dai cittadini con abitazioni danneggiate dal sisma e non solo. Continuano a spuntare come funghi su tutto il territorio comunale nonostante sia stata revocata nel dicembre scorso dal Consiglio comunale la delibera numero 58 che ne consentiva la realizzazione anche su terreni con destinazione non edificabile.

Il sindaco Massimo Cialente allora è corso ai ripari convocando per il 26 luglio alle ore 12 nella sede del Comune di Villa Gioia il “tavolo per la repressione dell’abusivismo edilizio”, primo stop dopo il clima di laissez-faire; il primo passo per ristabilire le regole. La delibera 58 fissava peraltro al 30 giugno scorso il termine ultimo per il completamento dei manufatti in corso di realizzazione.

Il ritiro dell’atto sembra aver provocato almeno fino ad oggi l’effetto contrario: molti cittadini si sono affrettati nei termini a comunicare lavori in corso per abitazioni antisismiche che in realta’ non erano ancora cominciati. In molti hanno lasciato il cantiere a meta’ erigendo solo gli scheletri in legno delle casette, manufatti impattanti che deturpano l’immediata periferia della citta’.

Nella lettera di convocazione indirizzata al Questore dell’Aquila, a tutte le Forze dell’Ordine e ai settori urbanistici di Provincia e Comune, il sindaco sottolinea che «L’attuale situazione edificatoria risulta essere illegittima e fuori controllo». Quello del Comune dunque sembra avere il senso di un vero sos alle forze dell’ordine affinché ristabiliscano le regole dell’edilizia. Il primo risultato di questo tavolo sara’ il controllo a tappeto del territorio al fine di scovare in primis le casette abusive, ossia quei manufatti di cui i cittadini non hanno dato comunicazione entro i termini previsti dalla delibera.

I controlli saranno indirizzati dai risultati dei rilievi dei controlli aerei effettuati nei mesi scorsi sul territorio comunale. Si passera’ poi a verificare le situazioni dei numerosi cantieri incompiuti. Sara’ il tavolo decidere in che modo attuare la repressione: se attraverso i sequestri dei cantieri e dei manufatti abusivi o imponendo il ripristino dei luoghi attraverso la eliminazione delle casette. Prima o poi del resto le casette temporanee dovranno pur essere smontate visto che in ogni caso la delibera 58 poneva come termine quello di 36 mesi per la permanenza delle strutture su terreni senza destinazione edificatoria.

In sostanza, i cittadini che man mano rientrano nelle proprie case pre-sisma dovrebbero eliminare le casette di legno. C’è da chiedersi chi mai lo fara’ visto che l’Italia è il Paese dei condoni e, lo sanno bene gli aquilani, molto spesso le cose temporanee sono quelle destinate a diventare permanenti. Il problema tuttavia è in primis l’impatto che queste nuove strutture hanno sul paesaggio e in secondo luogo l’aumento esponenziale di cubatura che non è contemplata dal Prg vigente e che andrebbe a sommarsi alla cubatura espressa dal Piano case e dai numerosi siti a vincolo decaduto.

Verrebbe dunque a delinearsi un piano regolatore “ombra” dettato dal caso.