Acerbo e Fars (Prc): preferiamo la chiesa di Celestino a quella dei Borgia (alias Molinari)

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Interveniamo nel merito della risposta/polemica, apparsa sul foglio diocesano e ripresa dagli organi di stampa cittadini, firmata dal vescovo monsignor Molinari e dal parroco della parrocchia universitaria Don Epicoco, nella quale si fanno chiarissime allusioni all’operato del nostro rappresentante in consiglio comunale dell’Aquila Enrico Perilli a cui esprimiamo la nostra solidarietà.
Rifondazione Comunista si batte per la legalità e la trasparenza e non si fa intimidire dai poteri forti e respinge ogni campagna diffamatoria e farisea.
Il “male oscuro” della ricostruzione non è la richiesta di trasparenza che viene dalla cittadinanza, dai comitati e da partiti come il nostro, ma il quadro di connivenze e complicità che si sono create tra potentati locali e regionali e cricche nazionali per spartirsi la torta ai danni degli aquilani.
La casa dello studente è stata realizzata con denaro pubblico (non di Formigoni o di CL) e la sua gestione andava affidata all’azienda per il diritto allo studio come prevedeva il protocollo d’intesa.
Nessuna legge né protocollo prevede che le case dello studente siano gestite dal Comune ma dalle Aziende regionali per il diritto allo studio e l’accesso va sottoposto alle graduatorie previste.
Il vescovo Molinari avrebbe dovuto levare la sua voce per condannare la nomina a commissario di persona condannata dalla Corte dei Conti per “culpa in vigilando” sulla Perdonanza non per attaccare un giovane consigliere che difende la sua comunità.
Sulla scia delle parole di Epicoco, anche noi potremmo dire che esistono due filoni ben distinti all’interno della Curia aquilana: l’azione di chi è vicino ai più bisognosi, non solo tra i fedeli ma anche tra chi è praticante di un altro credo religioso (il riferimento è alla questione del tendone/moschea), e l’azione di chi invece si dedica agli affari della ricostruzione gestendo donazioni con atteggiamento da conquistatore crociato.
Molto ci sarebbe inoltre da dire sull’amministrazione dei beni della Curia, ad esempio sul particolare riguardo avuto dalla Protezione Civile nei confronti dei suoi terreni, preferendo l’esproprio dei terreni dei piccoli proprietari, o più direttamente sull’operato dell’Istituto per il sostentamento del clero, nei confronti del quale nostri rappresentanti istituzionali nel recente passato hanno avuto degli aspri confronti riguardo la possibilità di ospitare delle abitazioni provvisorie in alcuni terreni della Curia, terreni negati dall’Istituto con palese indifferenza rispetto ai bisogni di quel momento drammatico.
Ci auguriamo che almeno questa volta ci arrivi una risposta nel merito delle questioni sollevate piuttosto che minacce di punizione divina o simili reazioni scomposte.

P.S.
Alla Chiesa dei Borgia noi preferiamo quella di Celestino!