LA CASA-ALBERO CHE CRESCE IN 60 ANNI

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La struttura, pensata da un team di architetti svedesi, è formata da dieci ciliegi e impiegherà 60 anni a crescere e realizzarsi, diventando un punto di incontro verde per la comunità.

Uno dei punti di aggregazione della vita sociale in città sono da sempre le piazze. Ma non sarebbe bello se lo fossero anche gli alberi? Avere una chioma ampia e fronzuta, a raccogliere un gruppo di persone che sotto i suoi rami si danno appuntamento, parlano, compiono le azioni più varie. Questa è la funzione del progetto che il team di architetti di Stoccolma, Visiondivision, ha ideato per il Politecnico di Milano.

The Patient Gardener (ovvero “il giardiniere paziente”) è tra le 10 installazioni presentate al workshop di architettura e design MIAW.2/forests che si è tenuto dal 26 al 30 settembre a MIlano, proprio al Politecnico. Il workshop aveva come scopo quello di presentare nuove strutture leggere ed ecosostenibili pensate per arricchire il paesaggio del campus.

The Patient Gardner – promossa anche su Facebook -, è un’installazione che non può essere edificata in tempi brevi, ma che si realizza (anche) da sé, germogliando, crescendo e rafforzandosi con la forza e la calma proprie degli alberi. È stato calcolato che i dieci alberi di ciliegio giapponese di cui essa è fatta, impiegheranno ben sessant’anni per crescere e assumere la forma voluta. Una forma a clessidra. I tronchi, piantati a cerchio, crescendo, curvano a creare una cupola. Nel punto in cui si incontrano tornano ad allargarsi, formando un’altra cupola rovesciata. La struttura potrà essere “vissuta” sia nella parte bassa che alta, come mostrano le foto.

I sessant’anni necessari affinché ciò avvenga sono un tempo anche simbolico, che ci forza ad essere pazienti. E tenaci. Se in tempi in cui tutto viaggia alla velocità di un clic “riusciamo ad essere pazienti e lasciamo che le cose si costruiscano spontaneamente, in modo naturale”, spiega uno degli architetti di Stoccolma, “allora riusciremo a rispettare l’ambiente, evitando le emissioni da trasporto, lo spreco dei materiali e il processo di produzione”. Oltre alla struttura, Visiondivision ha ideato anche mobili e oggetti integrabili ad essa, ovviamente costruiti con materiali a impatto zero, come una sedia che sembra germogliata dal terreno, fatta con cartone ricoperto di erba e terra.

(da wired.it)