L’Aquila, 13 gennaio 2012 – Resta in carcere Stefano Biasini di 39 anni dell’Aquila, arrestato il 18 dicembre nell’ambito dell’operazione della Direzione distrettuale antimafia (Dda) dell’Aquila, denominaa “Lypas”. Lo hanno stabilito stamane i giudici del Tribunale della liberta’ dell’Aquila, che hanno confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il giovane imprenditore.
Al centro dell’operazione – denominata “Lypas” dal nome da una delle aziende di costruzione che sarebbero collegate alla ‘ndrangheta – ci sono appalti privati i milionari per la ricostruzione privata, soprattutto quella legata al recupero delle case piu’ danneggiate, quelle classificate E.
Queste commesse secondo gli inquirenti fanno gola alle organizzazioni malavitose anche perche’ il finanziamento e’ considerato indennizzo e non contributo, non sono previste gare d’appalto quindi l’incarico puo’ essere affidato direttamente dai condomini, attraverso il pronunciamento delle assemblee condominiali, e senza particolari reti di controllo dal momento che le aziende prescelte non devono neppure presentare il certificato antimafia. Guardia di Finanza (Scico e Gico) e agenti dello Sco della Squadra mobile della Questura dell’Aquila, hanno sequestrato nell’ambito dell’operazione, quote di quattro societa’, otto automezzi, cinque immobili, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati e alle attivita’ commerciali a loro facenti capo, per un valore complessivo di oltre un milione di euro.
Biasini e’ accusato di essere il “gancio” delle famiglie calabresi dei Zindato-Caridi-Borghetto. Tre giorni fa lo stesso collegio ha respinto le richieste di scarcerazione di due indagati calabresi. Si tratta dei fratelli Antonino Vincenzo Valenti e Massimo Maria Valenti. Quest’ultimo avendo una grave invalidita’ ha beneficiato degli arresti domiciliari. (AGI)
























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