TERREMOTO IN MOLISE: CRATERE GONFIATO, DOPO IORIO SOTTO ACCUSA ANCHE BERTOLASO

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L’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso è stato segnalato ‘per colpa grave’ alla Procura regionale della Corte dei Conti dalle Fiamme gialle insieme al governatore Michele Iorio per danno erariale. Se il tribunale contabile dovesse trovare fondati i riscontri dei finanzieri, i due saranno costretti a risarcire lo Stato dell’impressionante cifra. Il nuovo capitolo si apre a conclusione dell’inchiesta sull’allargamento del cratere condotta dalla Procura di Campobasso. Nel fascicolo compare come unico indagato il presidente della Regione e commissario alla ricostruzione. Michele Iorio è accusato di abuso di ufficio e indebita percezione di erogazione di fondi pubblici a danno dello Stato. Ora arrivano i conti. Secondo i calcoli della Finanza (gli accertamenti sono andati avanti fino al 30 aprile scorso), sono stati distolti 158 milioni di euro dalle zone terremotate all’intera provincia.

Michele Iorio allargò illecitamente il cratere sismico, rendendo terremotati tutti i comuni della provincia di Campobasso, Guido Bertolaso non si oppose agli atti del governatore molisano con la forza che pure il suo ruolo gli consentiva e, in fondo, gli imponeva di fare. Per entrambi –  il primo commissario delegato alla ricostruzione post sisma, il secondo capo della Protezione civile nazionale in quegli anni – ora un’accusa pesantissima: 158 milioni di euro di danno erariale, appena accertato dalla Guardia di Finanza di Campobasso. Iorio avrebbe peccato in ‘opere illecite’, Bertolaso in ‘omissione’. Dolo per il politico molisano, colpa grave per il tecnico toscano. Per l’ex Capo di gabinetto della Protezione civile non si ravvisano reati di natura penale, contabili sì. E se la Corte dei Conti dovesse trovare fondati i riscontri ora effettuati nella vertenza che si potrebbe aprire, i due dovranno risarcire allo Stato l’impressionante importo. Miliardi, tantissimi, in vecchie lire.

E così un nuovo capitolo, con un colpo di scena quasi paradossale, si apre sull’allegra gestione del terremoto molisano. Tutto nasce dall’inchiesta avviata dal pubblico ministero del Tribunale del capoluogo, Fabio Papa, che ha indagato Michele Iorio per abuso d’ufficio e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, compresa la reiterazione del reato. Chiuso lo scorso marzo il fascicolo della procura, i militari in questi mesi hanno lavorato parallelamente – come spiegano autorevoli fonti della Guardia di finanza – per quantificare i danni ipotizzati dal magistrato. Cifra altissima: 158 milioni. Le indagini sono andate avanti fino al 30 aprile scorso, giorno in cui è terminato lo stato di criticità del Molise. E due distinte informative sono state depositate in questi giorni rispettivamente alla Procura di Campobasso e alla Corte dei conti. Da quanto si sa anche il magistrato procedente ha chiesto di sapere a quanto potesse ammontare in soldoni l’estensione del cratere sismico e il conseguente sperpero di denaro pubblico. E i finanzieri hanno fatto i conti.

I fatti precedenti. All”indomani del 31 ottobre 2002, Iorio con due decreti commissariali considera terremotati tutti gli 84 comuni della provincia di Campobasso, – procurando –  scrive il sostituto Papa -, intenzionalmente un ingiusto e cospicuo vantaggio patrimoniale a co-destinatari dei fondi che però non avevano subito danni dal sisma. Per contrappasso – è la tesi della procura di Campobasso -, sottrae benefici ai centri effettivamente colpiti dal terremoto che devastò soprattutto il piccolo centro di San Giuliano di Puglia. E l’ipotesi di reato oggi si aggrava di un senso etico e morale. Il terremoto dell’Emilia lascia l’Italia senza fiato e senza parole e il solo sospetto che in Molise si siano sperperati fondi pubblici in paesi che il sisma di dieci anni fa non l’hanno nemmeno avvertito è un fatto che fa rabbrividire.

Nel 2002-2003 –  sono gli anni in cui il presidente della regione produce i suoi atti ora contestati da finanzieri e procura – tuttavia una voce si alza per protestare. È quella di Guido Bertolaso. Nel carteggio del pm, a sostegno dello schema accusatorio, si riporta proprio la sua reazione. Contraria sì, ma non ostinata (almeno così la considerano le Fiamme gialle di Campobasso). Il capo della Protezione civile non è d’accordo con la generosità del politico molisano: l’allargamento della zona sismica non gli appare opportuno. Tanto che il pm Papa lo cita come esempio positivo. Bertolaso infatti alza la voce con il governo Berlusconi, o meglio mette su carta tre richiami infuocati: “Corre l’obbligo – evidenzia con richiami scritti -, di rilevare la dubbia illegittimità di tali provvedimenti in quanto esorbitanti la sfera di attribuzioni al commissario conferite”. Il numero uno del Dipartimento nazionale crede che non tocchi a Iorio stabilire quali siano i comuni colpiti dagli eventi calamitosi di 10 anni fa. E fa di più: preme perché “si apportino con l’urgenza del caso i necessari correttivi al provvedimento in rassegna”.  Nessuno però gli dà retta. Né a livello centrale, né a livello periferico.

Bertolaso, dunque, protesta ma resta inascoltato. Potrebbe fare a questo punto di più ma non lo fa. È nelle sue competenze, infatti, rimuovere il commissario delegato o chiedere al Consiglio dei ministri la sua rimozione. Né l’una né l’altra cosa risultano agli atti della politica italiana.

Iorio dalla sua vanta il sostegno dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sarà anche per questo che il capo della Protezione civile si arrende e lascia correre intanto la munifica distribuzione dei benefici concessi ai centri terremotati che nei fatti non lo sono. La concessione di benefici non dovuti va avanti per anni (ancora fino a un mese fa per il solo cratere sismico: i 14 comuni effettivamente colpiti dal terremoto del 31 ottobre 2002). Per anni dunque tutta la provincia di Campobasso gode – senza averne diritto – di “contributi, finanziamenti, mutui agevolati e altre erogazioni economiche e finanziarie concesse dallo Stato2, tramite Iorio “a destinatari abusivi”. E i calcoli ora parlano di 158 milioni di euro di danno erariale.
A Guido Bertolaso adesso, però, quella concessione (o quella resa) costa cara. Anche lui – ecco la svolta dal sapore paradossale -, è ritenuto responsabile del danno di risorse pubbliche sofferto dallo Stato. Se per Iorio si intravede anche “il dolo” (era consapevole di non poter estendere lo stato di comuni terremotati ai comuni cui lo ha esteso), per Bertolaso si parla di “colpa grave”. Ma tanto basta. Pur avendo a più riprese rilevato l’illeicità dell’operato del Commissario Iorio – analizza infatti la Guardia di finanza di Campobasso – a mezzo di formali e reiterate missive acquisite agli atti di indagine (le proteste di Bertolaso sono tutte contenute nel fascicolo di Fabio Papa, ndr), il capo della Protezione civile con colpa grave ha tuttavia omesso di esercitare i suoi poteri in seno alla Presidenza del consiglio dei ministri, per evitare che lo stesso commissario procedesse e continuasse a erogare le risorse finanziarie previste per l’area del cratere, in favore dei comuni non ricompresi, dunque non aventi diritto. I piedi doveva puntarli di più senza cedere. La Corte dei conti adesso dovrà stabilire se il danno erariale quantificato dalla Finanza esiste davvero. Andasse così, i due dovrebbe risarcire lo Stato. Forse non proprio di 158 milioni di euro. La prescrizione dei reati contabili potrebbe favorire i due di qualche sconto. (sv).
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Tratto da primonumero.it