TERREMOTO: ECCO COME SONO STATE SPESE LE DONAZIONI PER L’AQUILA

CONDIVIDI

Mentre sta per terminare la raccolta di denaro per l’Emilia, ecco che fine hanno fatto i fondi di beneficenza raccolti per Abruzzo.

Oltre 15 milioni di euro. Al 9 luglio, penultimo giorno di raccolta, questa è la cifra donata dagli italiani all’Emilia terremotata attraverso gli sms di solidarietà. Solo grazie al Concerto per l’Emilia allo stadio Dall’Ara di Bologna, sono arrivati quasi altri tre milioni di euro di beneficienza. Il ricavato sarà devoluto interamente (non c’è Iva né guadagno per gli operatori di telefonia) alle popolazioni colpite dai violenti sismi del 20 e 29 maggio scorso, mentre restano attivi i conti correnti predisposti per le donazioni.

Che fine faranno, poi, questi soldi? “ La Protezione civile ha promosso la raccolta, ma fa solo da tramite”, spiega Angelo Borrelli, vice capo dipartimento della Protezione civile nazionale. “ I fondi saranno gestiti direttamente dai presidenti delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, dietro approvazione di un Comitato di Garanti. Decisioni in proposito devono ancora essere prese”.

Anche all’epoca del terremoto in Abruzzo, che la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 distrusse l’Aquila e dintorni, uccidendo 309 persone, scattò la gara di solidarietà. Ieri come oggi, la Protezione civile fu il principale punto di riferimento, ma la raccolta fondi si articolò in canali diversi: Caritas, ong, aziende, enti locali e istituzioni pubbliche (solo la Regione Abruzzo ricevette 10 milioni di euro di donazioni). “ La prima ondata servì prevalentemente a gestire le spese d’emergenza, come servizi di assistenza, tendopoli, strutture alberghiere, opere urgenti di messa in sicurezza. Il resto è andato alla ricostruzione”, dice Stefania Pezzopane, ex presidente della provincia dell’Aquila, assessore della giunta del sindaco Massimo Cialente e responsabile nazionale PD per la ricostruzione. “ Il bilancio? Nel complesso positivo, ma è mancato un meccanismo di coordinamento istituzionale, senza il quale c’è il rischio di sprecare soldi per iniziative inutili. Per esempio, è stato realizzato un asilo nido in un comune con pochi bambini, in seguito riconvertito in un centro per anziani. I buoni propositi non bastano, occorre una pianificazione”.

Dal canto suo la Protezione civile ha portato a casa i risultati, completando tutti i progetti finanziati con le donazioni (asili, scuole, ambulatori medici, apparecchiature sanitarie, teatri e centri culturali…) e concludendo il proprio mandato a febbraio 2011. Le competenze sono passate poi in mano al Commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione Abruzzo Giovanni Chiodi, che ha ancora in cassa quasi 5 miliardi di euro di fondi governativi. Ma tre giorni fa Chiodi ha dato le dimissioni inviando questa lettera a Mario Monti.

Le cifre – Come spiegato nel dettaglio in queste pagine, la Protezione civile ha gestito circa 87 milioni di euro, di cui 68 provenienti dalle tasche dei cittadini e 19 milioni da Stati stranieri (Russia, Germania, Canada, Francia, Kazakistan, Giappone, Israele, Sultano del Brunei, Estonia).

Una cospicua parte di questi soldi ( più di 38 milioni) è andata a integrare le risorse per il progetto C.A.S.E (4.449 appartamenti dove oggi vivono circa 15 mila persone), mentre il resto è stato investito per realizzare l’asilo di Onna, il centro polifunzionale per studenti universitari di Pile, il Poliambulatorio di Paganica, l’auditorium L’Aquila Temporary Concert Hall, la mensa per i poveri del complesso Celestino V, le scuole di Arsita e Barete, la biblioteca “Irma Castri Vespra” e altro.


Solo la raccolta degli sms solidali per l’Abruzzo fruttò 5 milioniUn aiuto subito, recitava la campagna telefonica. In realtà di tempo ce n’è voluto un po’ di più e l’aiuto è arrivato in una forma che ha suscitato polemicheun progetto di microcredito, sulla scia dell’esperienza dello tsunami in sud-est asiatico. Ovvero, piccoli prestiti a condizioni agevolate per famiglie, imprese locali, cooperative. “ La Protezione civile ha raccolto molteplici richieste di finanziamento per il ripristino di attività produttive”, spiega Borrelli. “ Per questo il Comitato di Garanti ha preferito aiutare la popolazione a ripartire in questo modo”. In pratica, quei 5 milioni di euro non sono stati spesi, ma sono andati a costituire un fondo di garanzia gestito dal consorzio finanziario Etimos, braccio di Banca Etica specializzato nel settore del microcredito. Grazie a questo fondo patrimoniale bloccato per nove anni, le banche concedono mutui (fino a un massimo di 10.000 euro per le famiglie e fino a 50.000 euro per le imprese) a tasso conveniente (2,5%), in tempi rapidi e senza chiedere altre garanzie patrimoniali o personali. Al netto delle critiche, a cui Etimos ha risposto punto per punto, sembra che l’esperienza stia funzionando bene. I microcrediti erogati superano già i 5 milioni di partenza e potrebbero arrivare a generare valore per 45-50 milioni di euro.

Mentre la ricostruzione, molto lentamente, procede, il tasto dolente riguarda il patrimonio artistico. “Chiese, monumenti, palazzi storici, per un totale di 1.842 beni culturali, versano in uno stato di abbandono totale. Basti sapere che nel Duomo dell’Aquila ci piove dentro”, denuncia Vladimiro Placidi, direttore del Consorzio dei Beni Culturali della Provincia de L’Aquila, dislocato al Comune. “ Lo Stato non ha messo un euro, anzi con la legge 77/2009 ha escluso interventi per i beni culturali, e ci è stato tolto anche quel poco che ci spettava: dei 50 milioni di euro derivanti dal Gioco del lotto ne sono arrivati solo 207 mila, i fondi straordinari dell’8 per mille sono stati dirottati a carceri e Protezione civile, i fondi Arcus, la Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, sono spariti. Un po’ di risorse arrivano dalle donazioni, ma si tratta di spiccioli in confronto all’estensione dei lavori”. Il risultato, paradossale, è che i soldi disponibili sono bloccati.

di Daniela Cipolloni, da Wired.it