27 gennaio 2013 – Da piacevole passatempo a ‘calamita’ irresistibile, capace di tenere incollati allo smartphone sempre più italiani. “Ormai è Ruzzle-mania: il successo del videogame, una sorta di cruciverba 2.0, è dovuto principalmente al livello di interattività e all’effetto ‘sfida’ linguistica, non solo con se stessi, ma soprattutto con dei rivali sul web.
Ma attenzione, Ruzzle può essere un utile momento per ‘staccare’ e ricaricarsi, oppure trasformarsi in una mania: il giocatore compulsivo rischia infatti di dissociarsi dalla realtà anche per delle ore”. A mettere in guarda gli appassionati di Ruzzle dal rischio di abuso è Federico Tonioni, direttore del Centro per le psicopatologie da web del Policlinico Gemelli di Roma.
“Se lo smartphone chiama per una partita, ecco che per qualcuno resistere diventa molto difficile. Ci sono già casi di giocatori che, quasi senza accorgersene, hanno fatto le ore piccole alle prese con la scacchiera di quattro lettere per quattro, ritrovandosi poi il giorno dopo intontiti dalla stanchezza in ufficio”, dice Tonioni all’Adnkronos Salute. Ma come funziona il videogame? Obiettivo del gioco, comporre entro due minuti più parole in italiano di senso compiuto. Sono previste tre manche, a turni alterni, sfidando un amico o un giocatore a caso sul web. Sul sito ufficiale (www.ruzzle-game.com) c’è la classifica dei 10 più bravi, Paese per Paese.
“Se ad attirare è la sfida e il livello di interattività, ad aprire le porte all’atteggiamento compulsivo – spiega l’esperto di Internet-dipendenza – è il meccanismo dissociativo attivato dal videogame: quando giochi, stacchi totalmente dalla realtà, sei totalmente assorto. Si tratta di una fase naturale, ma breve, che proprio come la pausa caffè è utile al pensiero cognitivo per poi funzionare meglio”. “Se prendere un caffè da soli è meno piacevole che farlo in due, altrettanto accade con questi passatampi. Il fatto è che ‘staccare’ per qualche minuto è divertente e utile, ma farlo per delle ore porta a effetti del tutto diversi”. Insomma, si può usare Ruzzle “in modo creativo, o dissociativo. E la discriminante è il tempo: concedersi maratone al telefonino, perdendo di vista la lancetta dell’orologio e ritrovarsi poi a saltare il pasto o dormire solo poche ore, tanto stanchi da andare in ufficio intontiti – avverte Tonioni – non è funzionale alla realtà, e si trasforma in un hadicap”.
“Divertirsi per qualche minuto, spezzando la giornata e ‘rinverdendo’ le nostre conoscenze linguistiche, ci aiuta invece a ricaricarci e ci permette poi di essere anche più creativi. Un po’ come le pause quando si fanno le maratone di studio per gli esami: fare tutta una tirata – assicura – non si rivela mai utile”. Insomma, via libera a Ruzzle, “purchè sia vissuto come un momento di pausa, e non come una maratona: nel primo caso è funzionale alla realtà, nel secondo sostitutivo”.
(Adnkronos)





















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