L’Aquila, 1 febbraio 2013 – Continua il massacro sociale sul territorio aquilano. E’ inarrestabile lo smantellamento della ex-polo elettronico, oggi 27 lavoratori di Intecs (ex Technolabs) sono stati licenziati e 20 andranno in CIG, a causa della procedura di licenziamento collettivo avviata da Intecs il 15 novembre 2012, ai sensi dell’art. 24, comma 1, e dell’art.4, comma 2 Legge n.223/1991.
Per i lavoratori Intecs è un calvario che non conosce soste ormai da numerosi anni.
Prima con la “frantumazione” e poi l’inesorabile ridimensionamento.
Da azienda con aspirazioni “globali” con l’acquisizione di Technolabs , l’Intecs si è ridotta a piccola ancella.
Il salvataggio di Technolabs da parte di Intecs si è dimostrato un armamentario per la propaganda che ha nascosto ben più crude realtà: nulla è risorto dalle ceneri di quanto esisteva, né sembrano migliorare le previsioni per il futuro degli altri lavoratori.
Dopo i tagli salariali, il peggioramento normativo e la precarietà sono arrivati i licenziamenti pur di far cassa dal costo sociale tutt’altro che indifferente.
A L’Aquila servono investimenti in ogni ambito aziendale. E’ urgente una politica di re-industrializzazione di ogni comparto. E’ inaccettabile che sul territorio arrivino aziende per soli vantaggi economici, è necessario che le Istituzioni preposte vigilino ed esercitino il proprio ruolo,non consentendo che sui lavoratori si abbatta la scure dei licenziamenti, dell’impoverimento e del peggioramento delle condizioni. Questo episodio dimostra, ancora una volta la profondità della crisi, la sua trasformazione e l’andamento oscillante dei suoi effetti, e riconferma le caratteristiche e i limiti di struttura del sistema economico regionale abruzzese.
L’Aquila è un disastro è evidente…..
«E’ un’emergenza alla quale occorre dare nell’immediato quelle risposte che sono attese ormai da troppo tempo – ha dichiarato un ingegnere Intecs licenziato – Le politiche recessive e depressive messe in atto comprimono la domanda interna e i consumi, mentre i tagli previsti alla spesa pubblica e al sistema sociale stanno già facendo pagare un prezzo altissimo ai ceti popolari, al mondo del lavoro e ai pensionati, finendo per prosciugare la ripresa e lo sviluppo. Occorre mettere al centro dell’azione politica e delle scelte economiche il valore del lavoro».























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