L’Aquila, 25 febbraio 2013 – Con una nota indirizzata al Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, pone l’attenzione sulla situazione della 33° Reggimento Artiglieria terrestre “Acqui” dell’Aquila, anche a seguito di alcune segnalazioni rivoltegli da componenti dello stesso, nelle quali si chiede al presidente di contribuire a scongiurare il trasferimento di molti residenti a Bracciano (Roma).
“L’Aquila rischia di perdere una delle sue maggiori componenti identitarie – scrive Del Corvo al Ministro – la possibilità che la sede del 33° Reggimento Artiglieria Acqui venga spostata a Bracciano è una preoccupazione che attanaglia in modo particolare i cittadini aquilani, che si troverebbero spogliati di un prezioso supporto che è stato fondamentale nei momenti di estrema difficoltà che hanno dovuto vivere, come l’emergenza terremoto, l’abbondante nevicata dello scorso anno e l’emergenza alluvionale del 2009. Oltre 1500 abruzzesi – continua – sono a servizio del Reggimento e risiedono nel nostro territorio e allontanarli sarebbe l’ennesima ferita inferta a L’Aquila”.
LA NOTA DI GIOSAFAT CAPULLI (TVUNO)
Se la Caserma Pasquali chiude: quale futuro per L’Aquila?
Dal Primo Aprile, e non è uno scherzo, i 500 militari della caserma Pasquali verranno trasferiti nella caserma di Bracciano. Di fatto, quindi, il 33° reggimento Artiglieria Aqui non esisterà più. La notizia in città non ha provocato finora grandi reazioni. Segno della miopia cittadina di fronte ai dati veri di un’economia, quella aquilana, già devastata.
500 stipendi in meno, 600 bambini e ragazzi che non frequenteranno più le scuole cittadine. La spesa quotidiana. L’indotto economico e occupazionale che movimenta e alimenta una struttura come la caserma Pasquali. Questo sarà lo scenario reale.
E infine, se vogliamo essere romantici, una delle istituzioni storiche nostrane sparirà per sempre dalla Città Capoluogo di Regione.
Se L’Aquila non reagisce immediatamente in difesa della Pasquali con tutte le sue forze, la via della desertificazione anche umana della città e il suo declino, diverranno fenomeni irreversibili. Non è catastrofismo, il nostro, ma lettura di una realtà senza orpelli dialettici. Chi di dovere, dunque, agisca. La Città, se veramente ama se stessa, si faccia sentire.























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