10 COMPORTAMENTI ALIMENTARI A RISCHIO

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cibo_dieta_alimentiSapete scongelare? Pensate che il pesce faccia solo bene? Conoscete i rischi degli integratori? Ecco un decalogo dei più comuni comportamenti alimentari pericolosi per la vostra salute.

di Michela Dell’Amico – Sono comportamenti abituali per tutti: ma sono sbagliati, e possono portare danni a breve o lungo termine. Se già sappiamo che fare l’aperitivo fuori può essere pericoloso, spesso ignoriamo che le nostre abitudini domestiche in fatto di alimenti sono a  rischio. Ecco un elenco delle mosse da evitare in ambito alimentare.

1) Occhio a come trattiamo gli alimenti a casa
La stragrande maggioranza delle infezioni alimentari avviene in ambito domestico: siamo attentissimi – giustamente – a quel che compriamo, a prendere confezioni integre e alle date di scadenza, ma poi a casa ci preoccupiamo molto meno. “ Li riponiamo male in frigo – spiega Andrea Ghiselli dirigente ricercatore Crai-Inran -, scongeliamo a temperatura ambiente e non nel frigo, tagliamo con lo stesso coltello carne e cipolla, tocchiamo la carne e poi alimenti da consumare crudi, senza lavarci le mai. La stragrande maggioranza di quelle etichettate come influenze intestinali, in realtà sono intossicazioni alimentari derivate da questi comportamenti sbagliati”. Stando a una recente ricerca, è il tagliere delle verdure l’oggetto di casa in assoluto più ricco di germi e batteri.

2) No agli integratori
Non esistono pasticche per rimediare a una dieta scorretta. “ Nell’alimentazione equilibrata ci sono tutti i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno – spiega Ghiselli -, nella giusta quantità e in equilibrio tra loro. Se l’alimentazione non è equilibrata, a meno che non sia impossibile equilibrarla (vedi rinunce a grandi gruppi di alimenti per allergie), bisogna togliere il fattore di squilibrio e non aggiungere una pasticca”. Gli integratori alimentari – vitamine, calcio e quant’altro – possono, in alcuni casi, danneggiare l’organismo.

3) Non unire succo di pompelmo e farmaci
Spesso si sente parlare di interazioni tra farmaci ma in realtà a volte possono essere delle sostanze naturali a crearci problemi con i farmaci, anche se non con tutti. “Un esempio eclatante è quello del succo di pompelmo – avverte Nicola Di Daniele, docente di Scienze tecniche e dietetiche applicate all’università di Roma2: ne basterebbero già 250 ml (circa un bicchiere) per aumentare l’effetto di determinati farmaci, tra cui alcuni di quelli impiegati per il controllo di pressione arteriosa, ipercolesterolemia ed aritmie, contro l’infezione da HIV e anche immunosoppressori impiegati per malattie immunitarie o farmaci anti-rigetto nei portatori di trapianti d’organo”. L’interazione si manifesta con un incremento delle concentrazioni nel sangue di tali farmaci e quindi degli effetti che hanno sull’organismo, compresi gli effetti collaterali. “ Tutto questo perché il pompelmo inibisce l’azione di alcuni degli enzimi che metabolizzano quei farmaci, che pertanto non vengono smaltiti. La rilevanza di queste interazioni varia da individuo a individuo e in genere gli anziani sono i soggetti più a rischio”.

4) Ok il pesce ma con alcuni accorgimenti
Il pesce viene annoverato come alimento ricco, tra gli altri elementi, degli oramai noti omega3, in grado di abbassare i trigliceridi del sangue e di ridurre il rischio cardiovascolare. Ma si sa che l’origine del pesce è spesso dubbia, e comunque questo alimento può nascondere un’insidia: “ il mercurio, sostanza in grado di colpire il sistema nervoso centrale e periferico e particolarmente pericoloso per il normale sviluppo del feto nelle donne in gravidanza – spiega Di Daniele. Il pesce rappresenta una delle principali fonti di assunzione di questo metallo, ma il rischio non è uguale per tutte le specie, riguardando innanzitutto quello pescato in acque contaminate e quello di taglia maggiore”. Ecco quindi che conoscerne l’origine è fondamentale. “

I più rischiosi sarebbero lo sgombro reale, il tonno, il pescespada; i più sicuri, invece, sono i pesci di piccola taglia (ad eccezione dei molluschi) e quelli di allevamento come il salmone, il pesce gatto e la trota”.

5) Diete vegetariane e vegane sì ma nel modo corretto
È sbagliato rinunciare a interi gruppi di alimenti, come fanno quelli che s’improvvisano vegetariani o vegani, spiega Ghiselli. “ Chi rinuncia al latte o alla carne, rispetto all’alimentazione media di un occidentale, vive meglio perché in genere mangiamo troppa carne. Ma chi mangia 2-300 gr di carne a settimana sta sicuramente meglio di chi rischia carenze di ferro, calcio e zinco”.

6) La dieta non è l’unica soluzione
Quando si deve perdere peso – dice Ghiselli – non bisogna fare diete, ma aumentare l’attività fisica. Quasi sempre nella nostra società, anche se con alcune eccezioni, il sovrappeso non dipende dal fatto che mangiamo troppo ma dalla sedentarietà. Un bel paio di scarpe da corsa è il modo più economico, sano e duraturo per perdere peso”.

7) No allo spuntino di mezzanotte
Assolutamente da evitare poi è lo spuntino notturno, ci spiega Nicola Di Daniele, docente di Scienze tecniche e dietetiche applicate all’università di Roma. “ Alla Northwestern University hanno analizzato due gruppi di topi, nutrendoli con una dieta ad alto contenuto calorico e di grassi ma in momenti differenti della giornata, distinguendo tra topi alimentati di giorno e topi alimentati nelle ore notturne. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica Obesity hanno mostrato che i topi che mangiavano nelle ore notturne ingrassavano più del doppio rispetto agli altri, a parità di cibo e di attività fisica. Sarebbe il ritmo circadiano che regola il sonno e la veglia a influenzare il metabolismo”. Altro atteggiamento a rischio è saltare la prima colazione: “ Da uno studio condotto dall’Imperial College di Londra su 21 volontari, è emerso che non consumare il primo pasto della giornata predispone il nostro cervello a considerare più appetibili nel corso della giornata quei cibi a maggior contenuto calorico. La scansione del cervello mediante risonanza magnetica al momento del pranzo in soggetti che avevano saltato la colazione, infatti, evidenziava l’attivazione dell’area di corteccia cerebrale legata al gusto, meno attiva in chi aveva fatto colazione”.

8) Vanno bene frutta e verdura, ma…
Sembra uno scherzo eppure, in alcune patologie, abbondare con frutta e verdura può essere rischioso. “È il caso delle persone che sono affette da forme severe di insufficienza renale. Una delle complicanze di tale patologia è l’incapacità da parte dell’organismo di eliminare adeguatamente potassio tramite la diuresi, con conseguente aumento dei livello di potassio nel sangue. In questi casi il consiglio del medico è ridurre l’introito di alimenti ad alto contenuto di potassio, quali la maggior parte della frutta e della verdura (tra le eccezioni che è invece consentito mangiare: la mela e la pera)”, spiega Di Daniele.

9) Occhio alle erbe naturali

Nel 1990 furono scoperti circa 100 casi di donne che avevano assunto prodotti naturali a scopo dimagrante sviluppando nefropatie. Almeno 70 di loro furono sottoposte a dialisi o trapianto di reni.
Uno studio pubblicato nel 2010 dalla National Taiwan University ha dimostrato – continua Di Daniele -, un’associazione tra l’assunzione del Mu Tong, prodotto erboristico cinese, e la comparsa di tumori del tratto urinario”. Principale accusata è l’aristolochia, pianta presente in forma di acido aristolochico in alcuni prodotti erboristici cinesi impiegati con finalità antiinfiammatoria, immunostimolante, diuretica, purgante. Questa stessa sostanza sarebbe alla base della elevata frequenza di malattie renali presente anche nei Balcani, per via della tradizione di macinarne i semi  con la farina usata per fare il pane. Insomma, naturale non vuol dire sano né innocuo.

10) Mangiar bene per dormire bene
Uno studio USA della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania ha dimostrato come le abitudini alimentari influenzino la qualità del sonno, confrontando dieta e ore di sonno. Di conseguenza, mangiar bene fa bene anche al cervello e all’umore. “ Dall’analisi dei risultati è emerso che la classe di soggetti che riusciva a riposare il numero di ore di sonno ritenuto classicamente giusto (7-8 ore per notte) era formato da chi seguivano una dieta varia per composizione, non eccedeva con alcool, beveva più acqua”.

fonte: wired.it
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