
28 agosto 2016 – C’è la sciagura e c’è la responsabilità soggettiva. Che può riguardare le autorità pubbliche, le ditte che hanno fatto i lavori ma anche i singoli cittadini in questo momento vittime del sisma.
Responsabilità che il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva intende ricostruire casa per casa. Anche a rischio, è quel che già si capisce, di mettere alla sbarra chi nel crollo ha perso i familiari o persino i figli. La linea tracciata è molto chiara: «C’è la responsabilità della natura e della faglia che si muove, e c’è la responsabilità degli individui. È quella che stiamo cercando di ricostruire», lo riporta l’edizione on-line de Il Messaggero.
Del resto, la legge sul punto è molto chiara: chi ristruttura o modifica anche solo parzialmente un edificio in zona sismica deve adeguarsi alle normative anti sismiche, si legge nell’articolo di Sara Menafra. Chi si è affidato ad una ditta e ha chiesto una ristrutturazione poi non eseguita a regola d’arte avrà diritto di chiedere i danni e l’inchiesta accerterà le responsabilità penali. Ma i singoli cittadini che hanno toccato anche solo in parte le mura degli edifici crollati potrebbero essere considerati penalmente responsabili della morte dei loro cari: che fossero disponibili o no i fondi della Protezione civile per le ristrutturazione degli edifici, basta aver spostato un tramezzo per rischiare di essere accusati di omicidio colposo. Una premessa che potrebbe trasformare quella sul Amatrice in un’inchiesta gigantesca.
Parallelamente, il procuratore capo Saieva intende ricostruire l’esatto iter dell’ammodernamento degli edifici pubblici. A cominciare dalla scuola elementare Capranica teoricamente adeguata alle normative antisismiche.
I documenti essenziali per ricostruire tutti i passaggi sono lì, sotto un cumulo di macerie, dove una volta aveva sede il comune di Amatrice. Atti preziosi che probabilmente sono ancora leggibili e utili purché i detriti vengano maneggiati con attenzione. Atti, però, che qualcuno potrebbe voler sottrarre prima che arrivino negli uffici dei pm. Per questo motivo la procura sta valutando di predisporre un servizio che controlli le macerie del comune notte e giorno ed eviti che a spostare quei preziosi ruderi arrivino ruspe e mezzi motrici che potrebbero danneggiare ulteriormente carte e hard disk dei computer. Anche perché per aggiungere nuovi accertamenti al fascicolo aperto per disastro colposo potrebbe volerci tempo: per il momento tutte le forze di polizia sono state mobilitate nei soccorsi e in ogni caso la priorità assoluta è stata data al riconoscimento dei cadaveri e all’accertamento individuale della cause della morte. Solo dopo andrà avanti l’inchiesta per disastro colposo, oggi senza indagati.
Sebbene la maggior parte dei documenti sia sotto la sede del comune, però, alcuni atti possono essere ricostruiti a partire dagli accordi stipulati con la Provincia di Rieti. E’ in quegli atti che si spiega con chiarezza come il comune di Amatrice nel luglio 2012, a lavori già avviati e pochi mesi prima dell’inaugurazione, abbia insistito per occuparsi autonomamente dell’intera ristrutturazione della scuola. Firmando un’intesa con la provincia in cui i 200mila euro, arrivati dalla protezione civile collegati al sisma del 2009 all’Aquila passassero direttamente all’amministrazione comunale che si impegnava ad aggiungerne altri 500 mila.
L’accordo di programma evidenzia un particolare importante: la scuola non è stata adeguata alle norme antisismiche ma sono stati fatti lavori di riparazione e miglioramento sismico. Dunque interventi fin dal principio meno capaci di garantire sicurezza. Altri due edifici sono già nel mirino degli inquirenti, entrambi sottoposti a miglioramento ma non adeguamento sismico. Il campanile di Accumoli che nel crollo ha ucciso un’intera famiglia e che è stato ristrutturato coi soldi ottenuti dalla diocesi sulla base delle leggi di finanziamento post terremoto del 97. Miglioramento sismico e non adeguamento anche la chiesetta di Sant’Angelo inaugurata appena il 12 agosto scorso in pompa magna, alla presenza del vescovo e dei rappresentanti della provincia: i fondi utilizzati, anche i questo caso, risalgono al terremoto del 97, conclude l’articolo de Il Messaggero.























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