L’AQUILA: NELL’INDIFFERENZA GENERALE SI AVVIA VERSO LA CHIUSURA LA SEDE DELL’INGV

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L’Aquila, 13 ottobre 2016 – Mancano meno di 80 giorni alla smobilitazione della sede Ingv dell’Aquila.

E’ quanto riporta un articolo di qualche giorno fa de IlSole24Ore.

Il motivo, la mancanza di soldi, nell’indifferenza e incoscienza generale. E nonostante che l’Abruzzo, e le regioni confinanti, siano attraversate da faglie capaci di generare terremoti di potenza anche superiore ai 6.5 di magnitudo della scala Richter.

“Nel 2009, immediatamente dopo il terremoto, riuscii a trovare nel centro storico aquilano un edificio che era stato ristrutturato da poco tempo e che aveva resistito splendidamente alle scosse. Adattissimo per sua natura per farci un centro di ricerca sismologica e di ingegneria sismica.” – scrive a tal proposito Enzo Boschi, allora presidente Ingv – “Doveva, a mio avviso, sorgere assolutamente nel centro storico devastato per dare un segnale che dai terremoti ci si può e ci si deve difendere. Quello di fare una sezione Ingv in Abruzzo era un vecchio progetto sempre rimandato per ragioni varie, non ultima la ristrettezza di fondi.”

I soldi finora sono arrivati grazie ad un accordo tra Miur e Ingv, con autonomia quinquennale, e con scadenza attuale a fine 2016. A capo della struttura, inizialmente composta da una trentina di esperti, la maggioranza dei quali con contratto a tempo determinato,  il sismologo Fabrizio Galadini.

Dopo la partnership con il Ministero della Ricerca scientifica, servirebbe ora una convenzione tra Ingv e Regione Abruzzo.

A parole tutti d’accordo, contina l’articolo su IlSole24ore. Galadini cerca di sensibilizzare uno a uno tutti i big regionali: dal presidente Luciano D’Alfonso, al suo vice aquilano Giovanni Lolli, ex deputato del Pd nonché sodale della triade politica (la senatrice Stefania Pezzopane e il sindaco Massimo Cialente) che da oltre una decina di anni tiene in pugno le sorti dell’Aquila.

Ma niente da fare. A parole dicono che la struttura sia fondamentale, ma poi nessuno, tantomeno l’assessore regionale al Bilancio, Silvio Paolucci, s’impegna per tradurre in denari sonanti l’impegno sottoscritto.

Galadini la interpreta così: «Evidentemente la difesa dei terremoti non è una priorità politica»

I ricercatori non sono rimasti ad aspettare la morte per inedia. E parecchi di loro hanno preferito migrare all’estero o in altre parti d’Italia dove la ricerca sismologica e l’esperienza sul campo valgono di più che all’Aquila.

Anche se Galadini non molla: «Io non smetterò di lottare, questa struttura è insostituibile».

E, per rinfrescare la memoria dei politici aquilani, cita tra le dodici faglie abruzzesi pure quella di Campotosto, che passa a poco più di trecento metri dalla diga del Rio Fucino, uno dei tre invasi del lago di Campotosto (dieci chilometri da Amatrice e 48 dall’Aquila), il secondo bacino artificiale più grande d’Europa nella zona più sismica del vecchio Continente.

Ma se Galadini non smetterà di lottare, sembra proprio che tutta la classe politica, aquilana ed abruzzese, abbia già da tempo alzato bandiera bianca.

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