SEQUENZA SISMICA, INGV: DURERA’ SETTIMANE, SCATENATA DAL TERREMOTO DELL’AQUILA

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Sequenza sismica in Italia centrale: aggiornamento, 6 novembre ore 17.00-media-1

9 novembre 2016 –La sequenza sismica che si e attivata in Italia centrale il 24 agosto scorso potrebbe “durare a lungo” e “non si possono escludere a priori nuovi eventi importanti. Abbassare la guardia puo essere pericoloso”.

Tuttavia al momento viene registrata una graduale e naturale diminuzione del numero delle scosse e della loro magnitudo. Lo ha detto il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni, in un incontro organizzato a Roma dalla Stampa estera.

Come sia difficile al momento fare previsioni sull’evoluzione della sequenza in corso lo dimostra anche la storia sismica di quella zona, dove nel 1703 sono avvenuti tre terremoti importanti, seguiti da un altro evento più Sud a distanza di due anni.

Più fondi per la ricerca
La ricerca italiana su terremoti e vulcani ha bisogno di fondi: “non ci sono soldi sufficienti per finanziare le attività scientifiche”, ha detto ancora Doglioni. “L’esplorazione spaziale costa miliardi, mentre l’Ingv non ha finanziamenti per vivere”, ha aggiunto riferendosi al fondo di 50 milioni l’anno destinato all’ente. “Quest’anno siamo in serissima difficoltà, al punto che non sappiamo come fare il bilancio. Riusciamo a pagare gli stipendi e a curare la manutenzione degli strumenti. Vorremmo – ha proseguito – quell’extra che ci servirebbe per fare più ricerca, invece non riusciamo ad arrivare a fine anno”.

Si può stimare la magnitudo potenziale di futuri sismi ma è impossibile al momento
Prevedere i terremoti resta un’impresa ancora non realizzabile, ma si puo dire dove – non quando – è piu probabile che possa avvenire un sisma con una certa magnitudo, ha osservato Doglioni. 
Alla luce di queste conoscenze, ha proseguito, potrebbe essere integrata l’attuale mappa della pericolosità sismica, che contiene i dati che definiscono le probabilità di eventi sismici futuri. “Auspico – ha detto – che in futuro si possa associare anche una carta che illustri le conoscenze relative alla stima della magnitudo massima attesa in una data zona, in modo da rendere consapevoli i cittadini, gli ingegneri strutturisti e i politici che devono decidere il grado di adeguamento antisismico da adottare in funzione dell’importanza attribuita ad un dato edificio”.
Alla luce delle conoscenze finora disponibili, si osserva che le aree nelle quali si osserva una deformazione minore sono quelle in cui le faglie stanno accumulando una maggiore quantita di energia. E’ in queste zone che potrebbero quindi avvenire i prossimi terremoti più energetici. “Questo vale – ha osservato Doglioni – per il sisma de L’Aquila del 2009 come per i terremoti di questi giorni nell’Italia centrale”.

Evoluzione della situazione partita da L’Aquila
La sequenza sismica in corso nell’Italia centrale “é l’evoluzione naturale dell’evento iniziato con il terremoto de L’Aquila” del 2009, ha detto Doglioni. Per Daniela Pantosti, che dirige la Struttura Terremoti dell’Ingv, il primo elemento ad accumunare i due eventi è “la stessa zona geografica”.
In occasione del sisma de L’Aquila si era attivata la faglia di Campotosto, ha spiegato Pantosti, e la sequenza che si è attivata dal 24 agosto si localizza subito a Nord rispetto a quella faglia. “Resta comunque – ha osservato – uno spazio fra la rottura avvenuta nel sisma de L’Aquila e quella dell’evento più meridionale della sequenza del 24 agosto”, localizzato nell’area di Amatrice. “La connessione geografica c’è – ha detto ancora la sismologa – ma non possiamo parlare di una sequenza”.
Quello che si può dire, ha aggiunto Pantosti, è che “un terremoto grande come quello de L’Aquila ha seriamente perturbato una parte importante della crosta terrestre, ma nel giro di due anni la situazione è tornata nei normali livelli di deformazione, anche se non siamo in grado di quantificare quanto accade in profondità”.