
Sempre meno pensionati in Italia. L’Istat nel 2015 ne conta “16,2 milioni, 80 mila in meno rispetto al 2014, che diventano 600 mila in meno sul 2008. Aumenta però il reddito pensionistico lordo, che nel 2015 risulta pari a 17.323 euro, 283 euro in più sull’anno precedente”.
“Nel 2015 – spiega l’Istituto – i redditi dei nuovi pensionati sono mediamente inferiori a quelli dei cessati (15.197 euro contro 16.015 euro) e a quelli dei pensionati sopravviventi (17.411 euro), percettori cioè di trattamenti sia nel 2014 sia nel 2015, che nel corso del pensionamento possono aver cumulato ulteriori pensioni (spesso di reversibilità) rispetto a quella con cui sono entrati nello stato di pensionamento”.
Nel rapporto Condizioni di vita dei pensionati Istat si legge anche come: “la percentuale delle pensioni di invalidità al Sud sia doppia rispetto a quella del Nord. Le pensioni di vecchiaia rappresentano il 59% del totale delle pensioni erogate al Nord e solo il 40,3% di quelle del Sud. Per le pensioni di invalidità totali l’incidenza al Mezzogiorno è invece circa il doppio di quella rilevata nelle regioni del Nord: 8,3% contro 3,8% per le pensioni di invalidità ordinaria; 20,3% contro 10,7% per quelle di invalidità civile”.
“Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea – dice l’Istituto – il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.660 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.160 euro)”.
“L’accoppiata pensione e lavoro – conclude l’Istituto – è sempre meno frequente, visto che trovare un impiego non è facile e si va in pensione più tardi. Ecco che scende il numero di chi, già con l’assegno in tasca, inizia una nuova occupazione, accumulando redditi da pensione e lavoro. Nel 2015 i pensionati che risultano occupati sono 442 mila (-14,3% rispetto al 2011). Gli occupati con almeno 60 anni sono invece cresciuti di 563 mila unità (+48,2%)”.
Fonte: www.confesercentiservizi.com























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