Ordinanza n.3870 ed autonoma sistemazione: chi ha fatto una scelta DEVE avere oggi il diritto di cambiarla

Chi può essere stato indotto in errore da regole fissate prima del censimento DEVE avere la possibilita’ di cambiare la scelta eseguita.

Leggendo l’ordinanza n.3870 alcuni lettori si sono posti vari interrogativi e dubbi interpretativi., proviamo a riportarne alcuni. Intanto si nota una disposizione che per alcuni cittadini potrebbe essere oggi molto penalizzante. L’articolo 9 indica che “Le unita’ abitative con contratto di locazione registrato alla data della presente ordinanza sono considerate non disponibili”. Se da un lato questo provvedimento potrebbe premiare chi ha affittato una propria abitazione entro il periodo indicato, dall’altra parte risulta penalizzante per chi, per altri motivi, non ha fatto questa scelta, avendola ad esempio usata per se stesso. Poiché quando sono state fissate le regole per l’autonoma sistemazione questa disposizione non era presente, chi avrebbe potuto scegliere differentemente (es. affitare l’abitazione e percepire ugualmente il CAS) oggi ne risulta penalizzato, e non di poco.
Altro punto controverso, la disponibilita’ di “idonee unita’ abitative, di proprieta’ anche dei componenti del nucleo familiare, nell’ambito del territorio della provincia di attuale dimora temporanea, oppure, limitatamente al Comune di L’Aquila, nell’ambito del territorio dei comuni dell’ambito di mobilita’”. Questa disposizione può essere condivisibile per chi ha un’abitazione B o C , almeno per quelle che avevano tutti i presupposti per consegnare il progetto nei tempi indicati dalle ordinanze.

Lo e’ meno per chi, avendo un’abitazione classificata ad esempio E o F, e che potrebbe disporre di un’altra abitazione molto distante dal luogo in cui lavora. Anche in questo caso, sono variate le condizioni per chi, all’atto del censimento dei fabbisogni abitativi, ha fatto una scelta con delle regole che oggi sono variate. Come ci fa notare un lettore,  una seconda unita’ abitativa andrebbe valutata per quello che e’, un patrimonio come un altro, come le disponibilita’ su un conto corrente, investimenti finanziari ecc. Paradossalmente, si possono creare situazioni per le quali chi ha una casa ritenuta “idonea” a Rocca di Cambio, lavora a L’Aquila, e non ha altri patrimoni o disponibilita’ finanziarie adeguate perde anche il CAS (in questo caso a supporto non tanto dell’affitto da pagare ma delle spese maggiori cui e’ soggetto per gli spostamenti quotiziani, o per rendere l’abitazione più idonea a viverci). Al contrario, chi ha 10 palazzi a Roma,  3 alberghi sulla costa, conti milionari, ma risiede e dimora a L’Aquila, in cui non ha nessuna abitazione agibile, oggi si trova magari anche nel progetto C.A.S.E. (a meno che non sfugga un motivo per cui non possa averne diritto).
Per equita’ di trattamanento, oggi tutti dovrebbero avere  la possibilita’ di cambiare la scelta fatta ad agosto, ed avere gli stessi diritti di chi ha avuto una C.A.S.A. (i cui costi sono stati di almeno 53.000€ a persona), un MAP o altro alloggio.

Non ci interessano le motivazioni personali o le condizioni economiche relative alle scelte eseguite, o le inutili ripicche fra cittadini. Semplicemente, chi può essere stato indotto in errore da regole fissate prima del censimento DEVE avere almeno la possibilita’ di cambiare la scelta eseguita.