Articolo originale: http://www.shockjournalism.com/blog/?p=510
Adesso vale la pena di raccontarvi una nuova puntata della storia dell’Aquila. Perché domani (ndr oggi), 24 giugno, gli aquilani torneranno a Roma, per due iniziative decisamente singolari.
La prima e’ il Consiglio comunale straordinario che si terra’ sotto Palazzo Madama alle 10. La seconda e’ una sorta di presidio davanti alla sede RAI di Viale Mazzini, prevista per le 12.
Cosa chiedono gli aquilani? Finanziamenti certi, sostegni adeguati per far ripartire l’economia del territorio, procedure adeguate alla ricostruzione, agevolazioni fiscali in linea con quelle accordate in occasione degli altri terremoti e infine un’informazione pubblica corretta.
Non e’ una novita’, sapete, che occorra protestare, dopo un terremoto. Così, questa storia può andare a recuperare anche racconti del passato. Il racconto di Gian Francesco, per esempio. Uno dei delegati di terremotati friulani, racconta quel che fecero a Trieste:
“E quando siamo a Trieste, ovviamente il Presidente della Regione non vuole riceverci, e allora noi facciamo un’occupazione della RAI. Da matti, da farsi mettere dentro. Non c’erano le porte di adesso. Siamo entrati e abbiamo chiesto a quelli della RAI che ci facciano avere un incontro altrimenti non ce ne saremmo andati. C’erano poliziotti ovunque ma ci hanno lasciato fare. Il Presidente della Regione ci riceve e consegnamo un documento su come avremmo voluto che fosse fatta la legge”
Cosa accade, quel giorno? Oltre alla manifestazione di protesta, una manifestazione spontanea, priva dell’autocompiacimento frutto dell’estetica rivoluzionaria (come racconta Igor Londero nel suo Pa sopravivence, no pa l’anarchie – Forme di autogestione nel Friuli terremotato: l’esperienza della tendopoli di Godo).
Nel “Bollettino del coordinamento delle tendopoli”, n.17 de 21 luglio 1976 si legge, fra l’altro
Tre rappresentanti dei terremotati sono stati ricevuti dal redattore capo dei servizi giornalistici della RAI-TV di Trieste, Botteri […] Nel corso del colloquio si e’ anche parlato, in generale, dei problemi dell’informazione radiotelevisiva, sui quali si e’ detto che – finora – la gestione dell’informazione fatta dalla RAI regionale si e’ esclusivamente basata sulle notizie ufficiali fornite dall’Amministrazione Regionale e dagli organi ufficiali, ignorando tutte le notizie di fonte non ufficiale, e specialmente quelle provenienti dagli organismi di base.
[…] Si e’ richiesto con forza che anche il Comitato di Coordinamento delle tendopoli, organismo di base democraticamente eletto dalla popolazione, abbia diritto alla partecipazione, alla gestione dell’informazione […] affinché l’informazione sia effettivamente democratica ed obiettiva, così come viene – tra l’altro – stabilito dalla Costituzione.
Il capo redattore ha assicurato che le notizie che verranno dal Comitato di Coordinamento delle Tendopoli saranno tenute nella giusta considerazione. Noi non ne siamo troppo convinti.
Cosa chiedevano, oltre alla corretta informazione, i friulani? Volevano i dovuti aiuti da parte dello stato, ma anche e soprattutto la possibilita’ di avere diritti, partecipazione, di essere considerati soggetti attivi nella ricostruzione. Non volevano carita’. Ricordiamo, su tutti, lo slogan “Prima le case, poi le Chiese”. Uno slogan che arrivava dal clero locale, per la precisione dalla Mozione dei 529 parroci. La manifestazione di Trieste del 16 luglio 1976 fu un momento molto importante, per i terremotati e per la partecipazione (una partecipazione che fu poi fiaccata da altre due scosse, quelle dell’11 e del 15 settembre del ‘76, che aprirono una nuova fase del lungo terremoto friulano).
Trentaquattro anni dopo, tocca agli aquilani, vittime, oltreché del terremoto, di una costruzione mediatica ben più potente e organizzata, provare a trasformare la giornata del 24 giugno in un giro di boa che ponga, in qualche modo, la parola fine al racconto agiografico del “miracolo aquilano” e che si opponga definitivamente a quella propaganda che racchiude L’Aquila e i paesi del cratere sismico in un recinto di falsita’.
I tempi sembrano maturi perché ciò accada.





















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