L’AQUILA: HACKER IN CAMPO PER LA RICOSTRUZIONE

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Tetti rotti per la strada, chiavi di casa appese alle cancellate che vietano l’accesso alla zona rossa, porte dei negozi sbarrate da assi di legno che le tengono in piedi e palazzi incerottati a ogni angolo. L’Aquila porta ancora i segni del terremoto, ma la gente di qui non ha voglia di arrendersi. È anche per questo che l’ Hackmeeting 2012 si è svolto in questa città.

All’assemblea plenaria dello scorso anno la proposta fu lanciata da un ragazzo di questa generazione di smanettoni che ha capito di avere un potere sovrannaturale, alimentato da una connessione alla Rete: la capacità di trasformare la voglia di fare in cose reali.

È così che è nata la tre giorni andata in scena nel week end all’ Asilo Occupato in via Duca degli Abruzzi. Quell’asilo, per chi ci arriva da fuori, è poco più che un centro sociale in rovina. Dentro però trabocca di vita, di rabbia e di tecnologia. Ad animare il meeting è un obiettivo unico attorno al quale ruotano eventi, seminari e workshop: liberare i dati sulla ricostruzione e renderla trasparente. Si tratta per lo più di un’operazione di civic hacking, ma non solo. Dopo aver promosso un incontro ad aprile per discutere di ricostruzione e aver conosciuto tanti aquilani pieni di idee, siamo tornati in città per vedere cosa succedeva.

A L’Aquila sono arrivati oltre duecento hacker di diverse città italiane, armati di computer e stuoini su cui riposare. Per la verità, i computer di qualcuno sono portatili degli anni ’90: sopra ci gira una versione di Linux senza interfaccia grafica. D’altra parte, sono hacker.

L’hackmeeting non è stata solo una tre giorni di hacking. Ci si è arrivati tramite tre incontri dedicati al tema nei mesi precedenti. Nel corso del primo, svoltosi nell’Accademia di Belle Arti, è stato mostrato come utilizzare Arduino e l’informatica in generale a servizio dell’arte. Il secondo è stato dedicato alle implicazioni della cartografia nella ricostruzione della città. Nel terzo infine, presso la Facoltà di Scienze dell’Università, si è parlato di Tor, software per la navigazione anonima in rete.

La filosofia dell’hackmeeting aquilano ruota intorno a una parola: “ Trasparenza”. Attorno alla ricostruzione infatti girano milioni di euro e le inchieste nazionali sugli appalti nel corso degli ultimi anni hanno messo sul chi va là anche gli aquilani. Il primo strumento per avere trasparenza è laliberazione dei dati sulla ricostruzione. La professoressa di geografia dell’Università di Lettere Lina Calandra, insieme a un gruppo di studenti, ha già scaricato dal sito del Comune i file disponibili in formati chiusi e li ha trasformati in qualcosa di consultabile. La docente ha spiegato come le carte geografiche sono in grado di veicolare messaggi diversi a seconda dei dati evidenziati e ha mostrato le carte del ministero dello Sviluppo Economico che secondo lei non rendono giustizia al territorio. Poi ha chiesto aiuto agli hacker per far parlare i dati raccolti.

Un ragazzo ha spiegato com’è possibile usare lo stesso software sfruttato in Spagna per contrastare gli sgomberi, un altro ha affrontato il tema degli open data che ancora non si sono visti. Un altro workshop nell’aula accanto, intanto, presentava un progetto pensato per creare un gioco, ma la cui architettura di base poteva essere sfruttata per gestire il database dei dati da consultare.


L’altro progetto cardine è Aquileaks, una sorta di Wikileaks in chiave locale per svelare “ speculazioni e segreti sulla mancata ricostruzione”, creato sulla base di Globaleaks, un framework sviluppato da tre hacker italiani. Aquileaks però non pubblicherà il materiale, ma si limiterà a mettere in contatto le persone interessate per scambiarselo. “ Vogliamo raccogliere tutto il materiale in possesso delle persone e renderlo pubblico garantendo l’anonimato di chi lo mette a disposizione e di chi lo consulta” spiega Lopoc, uno degli animatori dell’evento aquilano, che già partecipò a #occupylaquila ad aprile.

Una domanda resta: qual è il contributo che gli hacker possono portare alla ricostruzione della città? “ Il nostro obiettivo è aiutare gli aspetti sociali della città a emergere per pilotare la ricostruzione sulla base dei dati – spiega ancora Lopoc – Abbiamo organizzato qui questo evento anche perché porta persone nuove a incontrarsi e questo genera dinamicità e aiuta a far scaturire idee nuove per alimentare la voglia di cambiamento”.

di Silvio Gulizia, da Wired.it