Ricostruzione in alto mare, costi gonfiati del 158%, il 42% degli edifici realizzato coi soldi dei contribuenti europei (e non con quelli del Governo italiano, come sempre sostenuto dall’ex premier Berlusconi).
4 novembre 2013 – Soren Søndergaard, inviato in Italia per verificare come siano stati usati i soldi dei contribuenti dell’Ue, si è trovato di fronte a questa drammatica situazione. Ha redatto un dettagliato dossier e tra le pagine che verranno lette in Europa ci sono molte accuse nei confronti del governo italiano, per una serie di atti che non convincono le istituzioni comunitarie.
Repubblica ne dà un ampio resoconto a firma di Attilio Bolzoni. Il dossier comincia ricordando che in quattro anni solo un paio di edifici sono stati ricostruiti nella zona rossa. E segnala che le C.A.S.E. sono costate il 158% in più di quanto preventivato. Quindi, entra nel merito:
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COSTI ECCESSIVI. Come ha riportato Repubblica, a L’Aquila ogni appartamento è costato il 158% in più del valore di mercato, il 42% degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei (e non con quelli del governo italiano, come ha sempre sostenuto l’ex premier Silvio Berlusconi), solo il calcestruzzo è stato pagato 4 milioni di euro in più del previsto. E 21 milioni in più i pilastri dei palazzi.
DOSSIER AL PARLAMENTO EUROPEO. Queste cifre ufficiali della Corte dei Conti europea sono state confermate nel report di Søndergaard, che deve essere discusso al parlamento europeo giovedì 7 novembre e presentato il 4 novembre, in anteprima a L’Aquila, nelle sale del consiglio regionale.
NORME EUROPEE VIOLATE. Il dossier del deputato danese comincia dalla sua ultima visita al capoluogo abruzzese: «La situazione del centro storico rimane sostanzialmente invariata. In quattro anni solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato) sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa». Poi informa la sua commissione dei sopralluoghi negli edifici del progetto Case (Complessi Antisimici Sostenibili ed Ecocompatibili) e in quello dei Map (Moduli Abitativi Provvisori), dove ha verificato che «nelle case e nelle scuole non ci sono pannelli a indicare che sono state costruite con i fondi Ue ma al contrario ci sono pannelli che specificano ‘edifici realizzati con donazioni da enti privati e amministrazioni locali’. Ciò è in contraddizione con le norme europee».
Un capitolo intero è dedicato alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni nei lavori della ricostruzione.
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Infine, si segnala una probabile scorretta spesa dei fondi Ue:
È uno dei punti centrali del dossier. I regolamenti Ue impongono che i soldi dirottati ai vari Stati non debbano «generare reddito», ma nelle case nuove dell’Abruzzo fra un po’ si pagherà l’affitto. È già in corso un censimento per capire chi e quanto dovrà sborsare per abitare in quegli edifici dopo il terremoto. Se accadrà, stando alle norme comunitarie, l’Italia dovrebbe restituire all’Europa parte di quei fondi. Sono all’incirca 350 milioni sui 493,7 ricevuti dopo il terremoto.
Ecco l’articolo completo di Repubblica (PDF, 1.1 MB)
(fonte: repubblica / lettera43 / giornalettismo)
























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