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	<title>Commenti a: Agibilità in corso d&#8217;opera: la nota  del presidente dell&#8217;ordine provinciale degli architetti</title>
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	<description>L&#039;Aquila, l&#039;informazione dal 6 aprile 2009</description>
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		<title>Di: ing Giampaolo Ceci</title>
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		<dc:creator>ing Giampaolo Ceci</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 15:37:08 +0000</pubDate>
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		<description>Egregio Presidenete, ho letto con attenzione le sue valutazioni sulla notizia che vorrebbe subordinare il rientro di terremotati in abitazioni lesionate a seguito di una perizia rilasciata da un tecnico qualificato che si assume la responsabilità delle sue decisioni.
Per la verità lei amplia il ragionamento a valutazioni di maggior respiro, quali il fallimento del piano C.A.S.E. e il mancato coinvolgimento degli Ordini nelle decisioni del commissario di governo. 
Non ho competenze né rappresentatività e quindi su questo punto non mi sento di approfondire.
Sulle altre questioni, invece vorrei dire la mia, certo che accetterà di buon grado il confronto come è naturale per la carica che ricopre.
Per prima cosa devo premettere che sono un vecchio ingegnere di Foligno. Credo di ragionare con cognizione di causa dato che ho già percorso tutte le tappe che ora anche voi vi accingete a percorrere.
Anche io mi sento di evidenziare la brutta piega che sta prendendo la burocratizzazione del processo di progettazione, controllo e di erogazione dei contributi che non potrà che ritardare l’inizio dei lavori come è già avvenuto in Umbria.
Non concordo invece quando dice che spetta ai tecnici della protezione civile che hanno etichettato la classe di danno, la responsabilità di certificare il rientro. Mi pare che si voglia attribuire a questi tecnici quasi la esclusiva delle competenze che invece sono possedute da molti altri tecnici locali.
Credo che un buon ingegnere o architetto con la dovuta preparazione ed esperienza, possa tranquillamente capire se, con opportune opere di messa in sicurezza temporanea, almeno alcune unità immobiliari di strutture danneggiate possano essere rese agibili o meno. Nei casi dubbi il tecnico non mancherà di prudenza.
Certo che queste decisioni comportano le gravi responsabilità a cui lei fa riferimento nella conclusine delle sue valutazioni. 
Sono certo che anche lei condividerà che è tempo che noi tutti iniziassimo ad assumerci qualche responsabilità. Il nostro ruolo ci impone di decidere basandoci razionalmente sulle nostre conoscenze. Certo che non decidere o fare decidere agli atri è meglio e fa dormire sonni tranquilli, ma in condizioni di emergenza la nostra gente ci chiede risposte rapide. Non possiamo rimandare sempre ad altri la soluzione dei nostri problemi, la prudenza deve essere sostituita da una lucida razionalità,tipica del tecnico preparato e consapevole dei propri limiti. In questo senso vedo nella futura ordinanza il segno della considerazione e fiducia che gli organi di governo mostrano vero i tecnici locali. 
Sarebbe un peccato dire che non ce la sentiamo o peggio che non siamo capaci.
Lei come Presidente dell’Ordine degli architetti si adopererà certamente per vigilare che le dichiarazioni di agibilità degli edifici, non siano sfruttate come mere occasioni di lavoro da tecnici privi delle necessarie competenze, ma siano invece redatte solo da tecnici esperti che sappiano valutare con cognizione di causa le capacità portanti di una struttura lesionata e indicare i puntellamenti necessari, per renderle agibili temporaneamente, magari in attesa della bella stagione o dei progetti definitivi. 
Certo di non averle mancato di rispetto, mi è grata l’occasione per porgere a lei al consiglio tutto, i segni della mia stima.
Cordialmente
Ing. Giampaolo Ceci</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio Presidenete, ho letto con attenzione le sue valutazioni sulla notizia che vorrebbe subordinare il rientro di terremotati in abitazioni lesionate a seguito di una perizia rilasciata da un tecnico qualificato che si assume la responsabilità delle sue decisioni.<br />
Per la verità lei amplia il ragionamento a valutazioni di maggior respiro, quali il fallimento del piano C.A.S.E. e il mancato coinvolgimento degli Ordini nelle decisioni del commissario di governo.<br />
Non ho competenze né rappresentatività e quindi su questo punto non mi sento di approfondire.<br />
Sulle altre questioni, invece vorrei dire la mia, certo che accetterà di buon grado il confronto come è naturale per la carica che ricopre.<br />
Per prima cosa devo premettere che sono un vecchio ingegnere di Foligno. Credo di ragionare con cognizione di causa dato che ho già percorso tutte le tappe che ora anche voi vi accingete a percorrere.<br />
Anche io mi sento di evidenziare la brutta piega che sta prendendo la burocratizzazione del processo di progettazione, controllo e di erogazione dei contributi che non potrà che ritardare l’inizio dei lavori come è già avvenuto in Umbria.<br />
Non concordo invece quando dice che spetta ai tecnici della protezione civile che hanno etichettato la classe di danno, la responsabilità di certificare il rientro. Mi pare che si voglia attribuire a questi tecnici quasi la esclusiva delle competenze che invece sono possedute da molti altri tecnici locali.<br />
Credo che un buon ingegnere o architetto con la dovuta preparazione ed esperienza, possa tranquillamente capire se, con opportune opere di messa in sicurezza temporanea, almeno alcune unità immobiliari di strutture danneggiate possano essere rese agibili o meno. Nei casi dubbi il tecnico non mancherà di prudenza.<br />
Certo che queste decisioni comportano le gravi responsabilità a cui lei fa riferimento nella conclusine delle sue valutazioni.<br />
Sono certo che anche lei condividerà che è tempo che noi tutti iniziassimo ad assumerci qualche responsabilità. Il nostro ruolo ci impone di decidere basandoci razionalmente sulle nostre conoscenze. Certo che non decidere o fare decidere agli atri è meglio e fa dormire sonni tranquilli, ma in condizioni di emergenza la nostra gente ci chiede risposte rapide. Non possiamo rimandare sempre ad altri la soluzione dei nostri problemi, la prudenza deve essere sostituita da una lucida razionalità,tipica del tecnico preparato e consapevole dei propri limiti. In questo senso vedo nella futura ordinanza il segno della considerazione e fiducia che gli organi di governo mostrano vero i tecnici locali.<br />
Sarebbe un peccato dire che non ce la sentiamo o peggio che non siamo capaci.<br />
Lei come Presidente dell’Ordine degli architetti si adopererà certamente per vigilare che le dichiarazioni di agibilità degli edifici, non siano sfruttate come mere occasioni di lavoro da tecnici privi delle necessarie competenze, ma siano invece redatte solo da tecnici esperti che sappiano valutare con cognizione di causa le capacità portanti di una struttura lesionata e indicare i puntellamenti necessari, per renderle agibili temporaneamente, magari in attesa della bella stagione o dei progetti definitivi.<br />
Certo di non averle mancato di rispetto, mi è grata l’occasione per porgere a lei al consiglio tutto, i segni della mia stima.<br />
Cordialmente<br />
Ing. Giampaolo Ceci</p>
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