Ricostruzione: lo scaricabarile delle responsabilità

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A chi conviene rallentare l’iter delle pratiche per la ricostruzione che potrebbero partire?
Questa e’ la domanda che molti si pongono e alla quale si potrebbero provare a dare diverse possibili risposte. Il dato di fatto e’ che in questo ultimo anno si sono verificate diverse situazioni, spesso legate al burocratese, che hanno restituito al mittente quesiti irrisolti, non da ultimo proprio quello relativo ai contributi per non residenti. C’e’ voluto quasi un anno per avere una risposta ufficiale che era largamente prevedibile leggendo (non interpretando) la normativa con l’unica variabile che era la conoscenza della lingua italiana.
Per mesi si e’ dibattuto sulla validita’ dei chiarimenti forniti da Fintecna e Protezione Civile e nel limbo creatosi le case lesionate sono rimaste in balia degli eventi. Adesso bisogna trovare, chiaramente, altri pretesti per ritardare, così ci si nasconde dietro normative per i centri storici che non sono ancora ben definite, rappresentanti legali di consorzi che non si possono nominare perché mancano direttive (ma il legale rappresentante di un consorzio-aggregato e’ diverso da quello di un qualsiasi altro consorzio costituito per vari motivi e da decenni regolato dalla legge?).
La sensazione e’ che anche in questo caso gia’ ci sono le risposte ed ognuno le può desumere ma, mancando il crisma dell’ufficialita’, si continua a rigirare nel vuoto senza concludere nulla.

Ma ci si dimentica che anche questi sono costi, che il tempo fa lievitare spese, progetti, deficit delle casse comunali! L’ordinanza 3877 sposta al 2013-2015 la scadenza per i comuni per il risanamento delle casse attualmente profondamente in rosso soprattutto per i mancati introiti delle varie imposte comunali, I.C.I. e TARSU prima di tutto, ma a quanto ammontera’ allora lo scoperto? I bilanci sono in rosso e un contributo non indifferente potrebbe venire proprio dalla ricostruzione che lentamente riporterebbe, con il recupero dell’agibilita’, entrate considerevoli soprattutto in quelle aree dove alto e’ il numero delle seconde case.

Ma il condizionale e’ d’obbligo, perché proprio i sindaci fino a pochi giorni fa, prima del chiarimento di Chiodi, hanno imposto lo stop.
Cosa succedera’ adesso? Sblocco totale e rapido? Probabilmente no…….Intanto le erbacce conquistano i paesi, invadono strade dissestate e piazze ormai deserte mentre dai nuovi villaggi si guarda con nostalgia ai borghi semideserti e sempre più diroccati.

“Lontano dagli occhi lontano dal cuore” recita un famoso detto, infatti molti non residenti tornano sempre più di rado, cercano altre soluzioni, trovano nuovi piccoli paradisi per il loro tempo libero, pensando che l’attesa e’ troppo lunga, che la vita passa in fretta, che non vale la pena combattere per un qualcosa dal futuro assai incerto.
Lo scaricabarile e’ un gioco conosciuto e fin troppo praticato, nessuno vuole prendersi la responsabilita’ di una firma o di una decisione e anche laddove le cose sembravano ben avviate (il caso della messa in sicurezza della montagna sopra Pratolonaro a Lucoli o l’esistenza di aggregati senza soluzione di continuita’ che potrebbero partire ma non ottengono l’ok in deroga ai piani di ricostruzione dei quali comunque ancora poco o nulla si sa ) tutto si propaga all’infinito o in un estenuante quanto inutile e controproducente attendismo.

Ma dove portera’ tutto questo? In una situazione generalizzata di crisi economica e di prospettive incerte la cosa peggiore che si possa fare e’ consentire che, laddove si potrebbe iniziare un lento processo di rinascita e ripresa, ci si areni in un pantano troppo spesso artificiale.
Sabina Cavina