«L’Italia è esposta ad un forte rischio sismico», ma il reale pericolo è sottovalutato. «E’ necessario cambiare le procedure di prevenzione».
di Ilaria Quattrone, MeteoWeb – In Italia “il rischio sismico è sottovalutato” ed è “necessario cambiare le procedure di prevenzione“, inoltre le “stime del rischio sismico basate sull’impiego di cataloghi strumentali e storici presentano spesso elementi di forte incertezza e criticità e tendono a sottovalutare il reale pericolo“.
E’ l’Accademico dei Lincei Giancarlo Neri, geofisico dell’Università di Messina, a metterlo in evidenza nella presentazione della conferenza ‘Modelli operativi per gli attori della prevenzione del rischio sismico’ che terrà domani all’Accademia dei Lincei, a Roma.
Ad esempio, ricorda Neri, “il caso del terremoto di Tohoku del 2011 in Giappone, ben noto anche per il maremoto ed il disastro nucleare associato, ha evidenziato in modo drammatico i limiti del calcolo del rischio sismico basato sull’utilizzo del catalogo strumentale della sismicità giapponese relativo agli ultimi cento anni, che proponeva l’area interessata ‘come zona a pericolosità relativamente bassa’“.
Anche in Italia questa procedura, spiega l’Accademico dei Lincei, “può determinare una sottovalutazione della pericolosità sismica nei settori in cui l’ultimo terremoto di magnitudo massima è avvenuto anteriormente al periodo di completezza del catalogo e non è riportato in esso“.
Neri evidenzia inoltre che “la mappa ufficiale attuale della pericolosità sismica del territorio italiano, redatta nel 2004 e utilizzata dallo Stato italiano per la formulazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni avvenuta nel 2008, è stata prodotta elaborando il catalogo storico-strumentale della sismicità italiana il quale, pur contenendo eventi sismici anche antecedenti la nascita di Cristo, presenta requisiti di completezza solo a partire dal 1300 e dal 1500 per le classi di magnitudo M7 ed M6, rispettivamente“.
“Poiché studi recenti indicano ‘tempi di ricorrenza’ in genere superiori al millennio per i più forti terremoti sulle singole faglie sismogenetiche nel territorio italiano, la durata del periodo di completezza del catalogo risulta comunque breve rispetto ai ‘tempi di ricorrenza’ medesimi. Questo -spiega ancora il geofisico- determina appunto la sottovalutazione della pericolosità sismica“.
tratto dal giornale online www.meteoweb.eu
























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