26 maggio 2012 – L’attività sismica è proseguita con numerose piccole scosse e pochi terremoti rilevanti. In totale, al momento (le 23:00 del 25/5) sono stati localizzati oltre 500 terremoti. Dall’inizio della sequenza, gli eventi di magnitudo superiore a 5 sono stati 3; quelli con magnitudo tra 4.0 e 4.9 sono stati in totale 15.
Si noti che, a causa del miglioramento del monitoraggio ottenuto con l’installazione della rete sismica mobile, la soglia di localizzazione è scesa e sono quindi aumentati i piccoli terremoti che riusciamo a vedere. Nel solo pomeriggio di oggi (dalle 12) ne sono stati localizzati 66 di magnitudo minore di 3. Tuttavia, a soli cinque giorni dal terremoto principale di magnitudo (Ml) 5.9, l’accadimento di qualche replica forte è possibile. L’ultimo evento di M≥4 è avvenuto oggi, 25 maggio, alle 15:14 (ora italiana) (M4.0).
Figura 1. Distribuzione epicentrale delle repliche fino alle 23 del 25 maggio. In rosso gli epicentri dei terremoti avvenuti oggi, in arancio quelli dei giorni precedenti.
Tettonica compressiva nella Pianura Padana Emiliana
I meccanismi focali dei terremoti, ottenuti dalla modellazione dei sismogrammi della rete sismica nazionale, indicano che nella regione della pianura padana emiliana è in atto un processo di raccorciamento, indizio di una tettonica di tipo compressivo. La direzione di massimo raccorciamento è circa nord-sud, o nord-nord-est – sud-sud-ovest, ed è confermata dai dati GPS degli spostamenti cosismici (si vedano i rapporti precedenti). Questi risultati sono in accordo con quanto noto da precedenti eventi sismici del margine padano dell’Appennino settentrionale e dai dati sulla geologia del sottosuolo, evidenziando che tale processo si spinge ben più a nord del fronte esterno dell’Appennino.
Figura 2. Meccanismi focali di alcuni dei terremoti di magnitudo compresa tra 3.4 e 5.9 avvenuti tra il 20 e il 23 maggio. I simboli indicano che il movimento durante ciascun terremoto è avvenuto su faglie orientate mediamente est-ovest e con spostamento in direzione nord-sud. Confrontando questi dati con la geologia del sottosuolo padano si ipotizza che i terremoti siano avvenuti su dei piani di faglia immergenti verso sud.


























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