L’Aquila, 2 settembre 2012 – Ricordo ancora il “Bertolaso boy” che, nel maggio 2010, indirizzava la sua vibrata richiesta all’allora consigliere comunale Enrico Verini: “dovete toglierlo, quel tendone”. “Lo toglieremo, lo toglieremo” , rispose Verini.
Ricordo ancora i rappresentanti del comitato 3e32 che, nell’agosto 2011, contestavano il Presidente della Regione Abruzzo e Commissario delegato alla Ricostruzione, Gianni Chiodi, invitato a partecipare ad un’assemblea pubblica nel tendone di Piazza Duomo. Ricordo le accuse, indirizzate agli organizzatori , di tenere bordone alla destra. E il Sindaco Cialente ancor’ oggi accusa gli organizzatori di aver concesso la ribalta al Presidente Chiodi (PdL).
E’ di un paio di settimane fa l’acceso intervento di una cittadina che, nell’incontro pubblico con il Sindaco Cialente, accusava gli organizzatori dell’Assemblea di essere i tirapiedi del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale.
Punti di vista differenti, ognuno degno di ascolto ed attenzione. Una domanda è, però, d’obbligo. Come mai venivano assunte posizioni così antitetiche? Mi sento di rispondere perché in quel tendone si dava spazio a tutti. Tentando l’ascolto e non assumendo posizione. Cercando di indurre il cittadino ad esprimersi e confrontarsi. Esercitando il difficile compito della democrazia. Ognuno era libero di vedere ciò che voleva in quel posto, ché quel posto era di tutti.
Ora il tendone è stato rimosso. A chi è stato tolto? Agli organizzatori dell’Assemblea, o ai cittadini? Sono certa che il Sindaco, con la sua azione, abbia fatto felici molti. Moltissimi. Sicuramente la maggioranza degli aquilani. Ha fatto felice chi nel tendone vedeva i terribili comunisti, chi vedeva gli anacronistici fascisti, chi gli imbelli moderati. Chi, in quel tendone, vedeva, semplicemente, in pratica, i cittadini.
Anna Pacifica Colasacco, cittadina senza cittadini. (link all’articolo “L’hanno tolto, finalmente!”)























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