Consegnata l’8 luglio 2013 alla città di Trento l’area riqualificata dal progetto ecosostenibile di Renzo Piano: 116mila mq totali, 5 ettari di parco, piste ciclopedonali, fotovoltaico e materiali locali ne fanno un esempio internazionale.
di Simone Cosimi – Trento ha un nuovo tassello di tessuto urbano. Si chiama Le Albere ed è l’ ecoquartiere firmato da Renzo Piano e sviluppato da Castello SGR. Un gioiello di edilizia sostenibile costato 330 milioni di euro che si affaccia sull’Adige, a Nord del centro cittadino. Quantomeno le parti completate, il 40 per cento circa del totale. Un colossale lavoro di riqualificazione dell’ex area Michelin partito nel 2008, uno dei più importanti d’Italia, che mette a disposizione dei cittadini cinque ettari di parco – un nuovo polmone verde – con abitazioni, uffici, spazi per la cultura e negozi.
In totale, 116mila metri quadrati coinvolti dal progetto dell’archistar genovese, dei quali 75mila sono tornati di proprietà pubblica. In questa parte sorgerà fra l’altro il Muse, Museo delle scienze, che inaugurerà nel week-end del 27 e 28 luglio.
Tanti i punti forti del nuovo quartiere. Anzitutto la certificazione CasaClima per le abitazioni. La domotica regna incontrastata, fra i materiali prevalenti legno, ceramiche e vetro, fibra ottica per tutte le 300 case nel tentativo di fare delle Albere un esperimento di smart city. Non manca una quota verde personale: ogni appartamento – si tratta in totale di 18 palazzine da massimo quattro piani, per limitare l’impatto visivo sul paesaggio – sfoggia infatti un giardino o un piccolo loggiato mentre le auto sono rimosse dalla visuale grazie a duemila posti sotterranei a disposizione di residenti e visitatori.
Poi i collegamenti col centro cittadino, uno per le auto e due ciclo-pedonali. Ancora, è l’impostazione stessa del quartiere, con la vivibilità messa al primo posto, a farne un esempio europeo: piste ciclabili e pedonali, canali, piazze e altri spazi verdi. A prezzi accessibili, circa 4mila euro al metro quadro. Entro il 2014, infine, nascerà nella parte Sud dell’area un centro polifunzionale con sala congressi e auditorium.
Mille alberi a medio-alto fusto messi a dimora, uso di pietra, legno e 20mila metri quadrati di vetro per gli involucri – che puntano alla piena integrazione ambientale – e un sistema di pannelli fotovoltaici installato sulle coperture degli edifici. Senza contare la scelta dei materiali isolanti per contenere la dispersione termica. Le Albere vanta inoltre una centrale di rigenerazione che fornisce energia per il sistema di riscaldamento/raffreddamento, con gestione autonoma del consumo.
È infine previsto anche il parziale recupero delle acque piovane. “ Tutto il progetto è concepito e realizzato per risparmiare energia ed essere ragionevoli e sostenibili sul piano della gestione – ha detto Renzo Piano – perché l’ispirazione di base su cui si apre questo nuovo secolo per un architetto è capire che la fragilità della terra non va soltanto difesa facendo economia ma anche andando a cercare quali sono le espressioni architettoniche migliori. Usare il legno è già di per sé un’attività intelligente, non solo perché siamo a Trento, ma perché è un materiale nobile, antico, è un materiale che viene dalle foreste, e le foreste si rinnovano, per cui di fatto è energia rinnovabile oltre che perfettamente riciclabile”.
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Parola d’ordine, tagliare i costi energetici sfruttando le rinnovabili: “ In questo progetto, abbiamo cercato energia per il museo nel sottosuolo, con otto sonde che vanno a 100 metri di profondità, e abbiamo intercettato l’energia del sole con pannelli fotovoltaici sui tetti – ha aggiunto l’architetto – in generale questi edifici sono costruiti in maniera da consumare pochissima energia, più o meno un terzo di quella necessaria per mantenere un edificio tradizionale. Perché non è giusto consumare troppa energia e questa è una qualità etica del progetto Le Albere che ha strettamente a che fare con la mia visione del futuro”. Un caso scuola, quello trentino: “ Le Albere è un classico esempio di trasformazione dei brownfields, i terreni industriali dismessi, in greenfields, un terreno cementato che diventa in gran parte verde – ha aggiunto Piano al Trentino – l’opposto di quello che si è fatto per tanti anni nelle città”. |
fonte: Wired.it
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