Un ricercatore italiano ha avviato la prima fase – in vitro – per tentare di salvare la specie di cui restano al momento solo 40 esemplari. Se andrà in porto, utilizzerà grossi cani per partorire gli orsi.
di Michela Dell’Amico – L’orso marsicano è a rischio estinzione e sarà presto clonato. Nel Parco nazionale d’Abruzzo ne restano solo 40 esemplari, minacciati – già dagli anni ’80 – dall’espansione edilizia, dalle trappole e dagli incidenti stradali. I tentativi di ripopolarlo, finanziati anche da fondi dell’Unione europea, non hanno avuto successo, e adesso Pasqualino Loi, docente di Scienze Biomediche Comparate all’Università di Teramo sta provando a risolvere la questione con la clonazione. Ha già iniziato a lavorare in vitro le cellule di un orso travolto da un auto lo scorso aprile, e se questa prima fase avrà successo chiederà al Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a clonare il più raro orso italiano.
Orsi marsicani partoriti da San Bernardi
“ L’orso marsicano sta scomparendo, ci sono così pochi esemplari che l’accoppiamento in natura si è fatto molto difficile”, ha spiegato Loi alla Deutsche Welle. Il ricercatore italiano ha condotto l’ultimo esperimento del genere in Europa, nel 2001, clonando il Muflone selvatico. La tecnica è la stessa utilizzata ai tempi di Dolly, nel 1996: si lavora a cellule da trapiantare nell’ovulo di un animale “surrogato”, e per l’orso si utilizzerà un cane di grossa taglia. “Uno Schnauzer o un San Bernardo, cugini genetici dell’orso”, continua Loi.
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Nella migliore delle ipotesi, un cane potrebbe dar vita a 6/8 piccoli orsi, anche se resta il problema della variabilità genetica. Quando la popolazione selvatica diventa troppo ridotta, la sua varietà genetica scende al di sotto del punto minimo utile per recuperarla. “ Ma è preferibile avere 4mila esemplari vivi – dice Loi – anche se con una limitata variabilità genetica, piuttosto che non averne affatto”. Il 42% dei mammiferi europei è a rischio |
Tuttavia, gli scettici sostengono che la clonazione è eticamente dubbia, estremamente costosa, difficilmente efficace, con una percentuale di successo che si ferma intorno al 5% (che scende a circa l’1% per gli animali selvatici).
Tra 10 anni la clonazione sarà più sicura
In dieci anni – sostiene però Loi – le cose cambieranno, le tecniche saranno perfezionate e “ saremo pronti a clonare gli animali in via d’estinzione. Per il momento dobbiamo creare bio-banche per preservare la variabilità genetica – come hanno già fatto Usa e Brasile – e , certamente, lavorare al miglioramento delle tecniche di clonazione”.
fonte: wired.it
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