La roccia in bilico di oltre mille metri cubi sul Gran Sasso a 200 metri dalla piazza principale della cittadina abruzzese.
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Ancora un paio di giorni e Pietracamela (Teramo), caratteristico borgo alle pendici del Gran Sasso, sarà libera dall’incubo del masso. Un blocco roccioso di oltre mille metri cubi (equivalente a un palazzo di sei piani) incastonato nella parete di Capo Le Vene, a duecento metri di distanza in linea d’aria dalla piazzetta centrale del paese. Lo spettacolare intervento di rimozione è previsto mercoledì pomeriggio. Per l’occasione il borgo, che conta 298 residenti (ma solo sulla carta, in realtà sono molti di meno in questo periodo), dovrà essere parzialmente evacuato. Le famiglie che abitano a meno di 200 metri dal punto dell’esplosione dovranno lasciare le loro case. Divieto di uscire, invece, per chi si trova nella fascia compresa tra 200 e 400 metri. Nelle prossime ore si saprà qualcosa di più circa l’effettiva estensione dell’area di sgombero. |
SUL VERSANTE DISABITATO – C’è da dire tuttavia che, una volta polverizzate, le pietre dovrebbero cadere sul versante disabitato. L’intervento, delicatissimo, costa 513 mila euro ed è finanziato dalla Regione Abruzzo con i fondi della Protezione Civile stanziati dopo il terremoto del 2009 per i comuni che rientrano nel cosiddetto «cratere». L’esplosivo, composto da una serie di mine che saranno posizionate nella roccia, arriverà da Narni. Il “botto” durerà appena un secondo ma produrrà significativi risultati anche dal punto di vista scientifico. Gli esperti di geofisica dell’Università di Napoli, infatti, ne approfitteranno per registrare l’effetto sismico che l’esplosione avrà sulla montagna. Dopo il sisma del 2009, che in parte ha danneggiato gravemente questo luogo affascinante ai piedi del Gran Sasso (si trova a pochi chilometri dalle piste da sci dei Prati di Tivo ed è considerato uno dei borghi più belli d’Italia), gli abitanti di Pietracamela hanno dovuto affrontare due anni fa, il 18 marzo 2011, un secondo incubo: il crollo di un intero costone di roccia del volume di diecimila metri cubi dalla parete di Capo Le Vene, fortunatamente senza danni se non per quelli provocati ad alcune importanti pitture rupestri realizzate negli anni Sessanta dal collettivo di artisti “Il Pastore Bianco” fondato da Guido Montauti.
IL CROLLO – Sul crollo, due anni fa, la magistratura aprì un’inchiesta. Da allora non deve essere stato facile per i “pretaroli”, i pochi residenti effettivi nel comune, vivere con l’incubo del masso ed essere ostaggio del rischio idrogeologico. Rischio che, come spiegano i tecnici, attanaglia il paese da sempre, ma che ha avuto punte di criticità (e paura) solo negli ultimi anni. Per la messa in sicurezza di tutta la zona servirebbero circa 5 milioni di euro. «Domani – annuncia il sindaco, Antonio Di Giustino – abbiamo un’ulteriore riunione con il questore e le forze della sicurezza per fare il punto della situazione. L’intervento è complesso e va ovviamente eseguito nelle condizioni di massima sicurezza. Quella che affrontiamo è un’emergenza, ma in futuro sarà necessario intervenire con misure di contenimento ulteriori, oltre a quelle già esistenti, anche per l’altro masso che sovrasta il paese e che è il simbolo di Pietracamela».
fonte: corriere.it
























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