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«Sono Celso Cioni direttore Confcommercio L’Aquila mi sono barricato in un bagno della filiale Bankitalia per lanciare grido di dolore dei piccoli commercianti di questa martoriata città’ che costretti dal terremoto a lasciare i propri negozi senza ottenere alcun sostegno e facendo debiti si sono ricollocati alla meglio e sono disperati e con le banche che li tengono quotidianamente sotto pressione. Molti sono esasperati e ricorrono a medici e psicologi o a psicofarmaci per sostenere questo stato di cose di cui non hanno colpe. Come sapete ci sono casi di suicidi. Per questo inizio sciopero fame e sete e chiedo che il governo riveda le condizioni del sistema bancario almeno nei paesi del cratere e della città che è ancora militarizzata e domando se qui possono applicarsi le stesse regole di luoghi dove non è successo nulla. Se verranno forzate le porte del bagno dove sono barricato ho con me benzina e accendino. Basta con questa situazione che non meritiamo. |
Celso Cioni
AGGIORNAMENTO ORE 14:20 – Ha desistito dalla sua eclatante protesta il direttore di Confcommercio L’Aquila, Celso Cioni, che stamani si era barricato nella sede del capoluogo di Bankitalia. A convincerlo e’ stata la mediazione condotta dal comandante provinciale dei carabinieri, il collonello Savino Guarino, unitamente al sostituto procuratore Stefano Gallo. Con se’ Cioni aveva una tanica di benzina e un accendino e aveva minacciato di darsi fuoco sei il governo non rivedra’ “le condizioni del sistema bancario, almeno nei paesi del cratere e della citta’ che e’ ancora militarizzata”. L’estrema protesta era a sostegno dei piccoli commercianti della citta’ “costretti dal terremoto a lasciare i proprio negozi senza ottenere alcun sostegno”. Cioni aveva spiegato di aver messo in atto la protesta, annunciando anche lo sciopero della fame e della sete, “per lanciare il grido di dolore dei piccoli commercianti di questa martoriata citta’, costretti dal terremoto a lasciare i propri negozi senza ottenere alcun sostegno e, facendo debiti, si sono ricollocati alla meglio e sono disperati e con le banche che li tengono quotidianamente sotto pressione”.
























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