26 ottobre 2016 – Da un punto di vista della sismicità storica, la zona della Val d’Elsa (o Valdelsa), dove si è verificato il terremoto di magnitudo 3.9 ieri sera, è caratterizzata da una attività sismica di livello medio-basso, come risulta anche dal catalogo parametrico dei terremoti italiani (CPTI15).
I terremoti in questa zona sono piuttosto frequenti, ma di magnitudo relativamente modesta. La storia sismica di Castelfiorentino, comune epicentro dell’evento di ieri, è abbastanza povera, nota solo a partire dalla fine del XVIII secolo e con intensità massima al sito pari al grado 6 della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), che corrisponde ad un livello di danneggiamento molto leggero.
L’evento più forte con epicentro locale è quello del 22 settembre 1901, che sulla base della distribuzione delle intensità macrosismiche ebbe una magnitudo equivalente Mw=4.7, dunque molto più forte della scossa di ieri (circa 16 volte più forte) e un’intensità epicentrale pari al grado 6 MCS proprio a Castelfiorentino e anche a Castelnuovo d’Elsa: in entrambe queste località, stando alle notizie dell’epoca, ci furono lievi danni, documentati in cadute di comignoli e lievi lesioni a qualche edificio; a Castelnuovo d’Elsa crollò una vecchia torre già diroccata. La scossa fu avvertita più o meno fortemente in un’ampia area della Toscana, come si vede dalla figura.

Distribuzione degli effetti del terremoto del 22 settembre 1901 secondo lo studio di Molin et al. (2008) [fonte: DBMI15].
Altri terremoti documentati nell’area sono avvenuti il 6 maggio 1766 nell’area di Gambassi e Montaione (Mw 3.7), e il 30 novembre 1768 (Mw 4.2), quest’ultimo risentito in modo forte, ma senza danni a Castelfiorentino e a Gambassi Terme.

Sismicità storica della Toscana (fonte: CPTI).
Gli eventi più forti storicamente documentati in Valdelsa sono quelli che hanno interessato l’area tra Poggibonsi, San Gimignano e Colle Val d’Elsa, dunque ben più a sud della scossa di oggi. Nel 1804 ci fu una importante sequenza il cui evento principale avvenne il 18 ottobre (Mw 5.1) e causò danni diffusi, ma nel complesso moderati e leggeri (7 MCS), proprio a Poggibonsi, San Gimignano e Colle Val d’Elsa, mentre non sono noti gli effetti a Castelfiorentino. Una forte replica (Mw 4.8, Io=6 MCS) avvenne il 17 dicembre dello stesso anno.
La stessa zona fu poi colpita di nuovo 65 anni più tardi, il 26 settembre 1869 (Mw 5.0, Io=7 MCS) con danni nei tre centri sopra menzionati; a Castelfiorentino la scossa fu avvertita fortemente da tutta la popolazione, causò panico, ma non sono attestati danni di sorta.
Altri terremoti sono avvenuti a cavallo tra Ottocento e Novecento: il 15 febbraio 1890 (con replica a maggio) di Mw 4.5, sentito forte ma senza danni in una vasta zona da Barberino Val d’Elsa, Colle Val d’Elsa, Poggibonsi fino a Firenze, Pontassieve e Siena; il 21 aprile 1906 con danni a Poggibonsi (Mw 4.3) e il 20 dicembre 1906 (Mw 4.0), tutti avvertiti lievemente a Castelfiorentino.
Arrivando ai giorni nostri, la zona di Castelfiorentino e Certaldo è stata sede di una piccola sequenza sismica nell’estate del 2014 che ha avuto come evento di magnitudo massima, pari a 3.4, quello del 9 agosto alle ore 15.47 italiane.
Va infine ricordato che questa zona risente dei terremoti che si verificano nella vicina Val di Pesa e nell’area a sud di Firenze.

La pericolosità sismica della Toscana (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/).
La zona della Valdelsa rientra tra le aree considerate a pericolosità media. I valori di scuotimenti attesi con una probabilità di superamento del 10% in 50 anni sono compresi tra 0.125 e 0.150 g. Questa stima è ottenuta considerando le sorgenti sismogenetiche conosciute per quest’area ma anche per quelle limitrofe (terremoti forti ma più lontani possono produrre scuotimenti del terreno più violenti di terremoti modesti e vicini) e le informazioni disponibili sulla sismicità storica e recente. La massima magnitudo attesa nella zona può arrivare a 5.8, per quanto con probabilità di accadimento molto bassa.
La stima di pericolosità sismica ha determinato la classificazione sismica dei comuni dell’area in zona 3 (su 4 zone, dove la zona 1 è quella più pericolosa, la zona 4 quella meno pericolosa).
Fonte: ingvterremoti.wordpress.com, a cura di Filippo Bernardini (INGV-Bo) e Carlo Meletti (INGV-Pi).
























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