(da Wired.it) – A L’Aquila, dopo tre anni, qualcosa si muove. Dal 2009 si auspica la creazione di una lista pubblica di imprese pulite, a cui i privati possano affidarsi senza rischiare di finanziare la malavita. Ora la macchina burocratica è partita: sul sito del Commissario delegato per la ricostruzione è stato pubblicato il decreto con le linee guida per la costituzione degli elenchi.
Di cosa si tratta? Tutte le imprese o i fornitori che vorranno dimostrare di non essere soggetti a infiltrazione mafiosa potranno spedire la propria scheda al Commissario. La prefettura dell’Aquila farà le dovute verifiche antimafia e, a mano a mano che verranno controllate, le aziende saranno inserite in un elenco visibile sul sito dedicato alla ricostruzione. L’iscrizione, si legge nell’allegato al decreto, “ è facoltativa e avviene su base volontaria. Agli operatori economici non iscritti nell’elenco non è precluso l’affidamento dei lavori”, ma è sperabile che i cittadini aquilani, dovendo scegliere, preferiranno affidarsi a ditte certificate.
L’elenco pubblico dei fornitori è uno dei punti su cui da tempo si batte il gruppo Appello per L’Aquila, che ha stilato un documento ricco di proposte chiamato Osservatorio civico e partecipato della ricostruzione. Appello per l’Aquila, animato da due liste civiche, sostiene Ettore di Cesare alle elezioni comunali del 6 maggio. Il candidato sindaco, matematico e aquilano 46enne, è uno dei fondatori di Openpolis, l’associazione che si occupa di trasparenza della politica e di partecipazione digitale e che ha lanciato anni fa Openparlamento, strumento online per poter vigilare sui lavori delle Camere e conoscere le presenze e le assenze di deputati e senatori. Di Cesare ha partecipato al barcamp #occupylaquila del 15 aprile affrontando il tema degli open data e della trasparenza.
“ L’idea dell’osservatorio parte da ben prima delle promesse di maggior trasparenza fatte dal ministro Barca il 23 marzo. L’esigenza primaria di noi aquilani è avere chiarezza: sui finanziamenti, su come vengono spesi i soldi, sullo stato di avanzamento dei lavori di ricostruzione e della rimozione delle macerie. Con gli opendata tutte queste informazioni sarebbero fruibili”, spiega di Cesare. Come si legge nel testo dell’osservatorio, uno degli obiettivi è proprio avere su un’ unica piattaforma “ tutti i dati già presenti nei sistemi informativi del Ministero dell’Economia, del CIPE, della Protezione Civile, della Struttura Commissariale e dei comuni del cratere”.
Spiega di Cesare: “ Dovrebbe essere applicato ovunque in Italia, pensate ad esempio ai grandi eventi come l’Expo: L’Aquila potrebbe essere un primo case study di utilizzo degli opendata e monitoraggio dei finanziamenti. Stallman dice che mille occhi vedono meglio di due.
Se tutti potessero controllare, difficilmente fondi destinati alla ricostruzione finirebbero a scuole di altre parti dell’Abruzzo che nulla c’entrano con il terremoto del 2009”.
Insomma, dall’Aquila si spinge per educare alla cultura del dato, che aiuterebbe i privati a tener d’occhio l’avanzamento delle proprie pratiche, dovrebbe scoraggiare le infiltrazioni mafiose e darebbe un utile strumento di analisi all’amministrazione per programmare. “ E potrebbe dare un impulso anche all’economia”, continua di Cesare. “ Un esempio? Penso spesso che, potendo avere a disposizione tutti i dati, si potrebbe creare un’app con realtà aumentata. I cittadini girando per L’Aquila e puntando il telefono verso gli edifici che incontrano, potrebbero ricevere tutte le informazioni sullo stato della ricostruzione, scoprendo in tempo reale i ritardi. Si creerebbe un circolo virtuoso stimolante”.
Qualcosa a L’Aquila si sta finalmente muovendo. Si va nella direzione giusta? “ L’importante è che si applichi in modo giusto il concetto di smart city. Per essere tale, deve esserci una partecipazione dei cittadini. Finora purtroppo a L’Aquila è successo il contrario”, conclude Ettore di Cesare.
(da Wired.it)
























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