Sono partiti domenica scorsa da L’Aquila con un furgone carico di aiuti di ogni genere, “soprattutto tende e teli impermeabili”.
Si sono stabiliti come base a Mirandola e da lì lunedì si sono mossi nel mantovano e nel modenese: Gonzaga, Bondeno, Moglia, Novi, Medolla, Concordia, Rovereto. “Gli ultimi due comuni” raccontano i cittadini aquilani del comitato 3e32 (il nome dalla tragica ora della scossa del 6 aprile 2009) “sono, insieme a Cavezzo, epicentro del sisma del 29 maggio, i paesi maggiormente danneggiati”. Quindi, martedì, il ‘tour’ del ferrarese: San Felice, Finale Emilia, Sant’Agostino.
IL RACCONTO – “In generale – racconta Mattia del 3e32 in un diario di viaggio pubblicato su facebook – l’intervento della Protezione civile sembra che sia stato molto lascivo, soprattutto se paragonato all’opprimente controllo sociale attuato tre anni fa a L’Aquila”. Il commento è di chi ha subito e sta ancora subendo le conseguenze di una vita “tra campi blindati e new town”. Ma torniamo al racconto: “I campi della Protezione civile non sono molti e pare che siano piuttosto organizzati”.
COME AIUTARE – Fortunatamente “non c’è nessuna emergenza umanitaria” per questo “chi volesse inviare o portare qualcosa per sostenere la popolazione emiliana eviti cibo e acqua” mentre possono essere molto utili “teli in plastica per ripararsi dal sole e materiale tecnico per allacci all’acqua o alla corrente elettrica”.
LE TENDOPOLI – Quanto alle tendopoli – e di tendopoli purtroppo Mattia se ne intende – quelle emiliane della Protezione civile “sono quasi sempre ‘abitate’ dai migranti, i veri soggetti deboli di questo terremoto, che hanno perso casa, visto che la maggior parte dei centri storici e dei casolari fatiscenti erano abitati da loro, spesso lavoro e che non hanno possibilità economiche per provvedere autonomamente alla loro sussistenza”.
TRA I CAMPI “NON UFFICIALI” – Al fianco dei campi cosiddetti “ufficiali”, il racconto di tantissimi, “davvero tanti” piccoli campi e accampamenti autorganizzati, “soprattutto nei parchetti di quartiere, vicino alle abitazioni poco danneggiate”. Questi campi “autonomi” sembrano essere propri della “classe media, che ha possibilità economico-gestionali per vivere autonomamente, con le tende vicino alle proprie case per controllare e frequentarle”.
Vivendo per due giorni l’Emilia, con varie tappe per lasciare il materiale raccolto tra gli ‘ex sfollati’ del capoluogo abruzzese, gli aquilani provano a capire cosa ne sarà di questi comuni. “Il vero problema non sembra essere quello del ‘primo soccorso’ ma potrebbe scoppiare nella seconda fase, quando i campi chiuderanno, quando la maggior parte delle persone rientrerà nelle proprie case”. Quando, insomma, l’economia proverà a ripartire.
(da Today.it)
























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