L’Aquila, 7 ott. – Sono stati gli ingegneri del capoluogo abruzzese, ricevuti oggi in udienza privata presso la Santa Sede, a farsi portavoce della situazione della citta’.
Sono ancora tante le ferite lasciate aperte dal sisma del 2009, ma tanta e’ la volonta’ di ripartire. Un quadro raffigurante il rosone della Basilica di Santa Maria di Collemaggio per unire idealmente L’Aquila e Roma. E’ stato questo il dono che la delegazione dell’Ordine degli Ingegneri della provincia dell’Aquila ha consegnato al Santo Padre durante la consueta udienza in Piazza San Pietro. Un simbolo religioso alquanto evocativo poiche’ la stessa basilica contiene la prima Porta santa del mondo, e’ sede di un giubileo annuale unico nel suo genere e nel 1294 vi e’ stato incoronatoto papa Celestino V.
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“E’ stato un momento di grande commozione – ha sottolineato Elio Masciovecchio, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia dell’Aquila – aver avuto l’opportunita’ di trovarsi cosi’ vicino al Pontefice e raccontargli la situazione che sta ancora vivendo la nostra citta’, le sue ferite piu’ profonde, ma anche il desiderio di ripartire a sei anni dal sisma”. Una sorta di abbraccio ideale quello tra gli ingegneri aquilani e il Papa nel segno del valore piu’ autentico della famiglia. Quella stessa famiglia che in questi giorni e’ al centro del sinodo tra vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo contemporaneo – come ha avuto modo di evidenziare, Angelo Comastri, vicario di Sua Santita’ per lo Stato della Citta’ del Vaticano, nel saluto portato alla delegazione abruzzese, nel corso dell’udienza privata, che ha preceduto l’incontro con il Pontefice. |
Ancora una volta il mondo dei professionisti si e’ fatto portavoce di un’intera collettivita’, andando oltre le specificita’ della propria categoria, per promuovere e valorizzare storia, tradizioni e conoscenza di una terra, quella dell’Aquila, nei confronti della massima autorita’ religiosa al mondo. (AGI)
























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