Divide et impera, una locuzione latina che tradotta letteralmente significa dividi e domina.
Ai tempi dei romani era il modo di governare il territorio italiano e di evitare rivolte da parte delle popolazioni italiche. In politica e sociologia si utilizza per definire una strategia finalizzata al mantenimento di un territorio e/o di una popolazione, dividendo e frammentando il potere dell’opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune.
Si aumentano le fazioni, riducendo le interazioni, moltiplicando le incomprensioni e dividendo le persone. Questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entita’, titolari di una quantita’ di potere ciascuna, possano unirsi, formando un solo centro di potere, implementando così una nuova e unica entita’ più rilevante e pericolosa.
Quale strategia più semplice per L’Aquila. Una popolazione, come il resto dell’Italia, gia’ divisa a meta’ da 15 anni di mala politica, di attacchi mediatici senza scrupoli contro chiunque la pensi in modo diverso. Poca dialettica e capacita’ di ascolto e collaborazione. Solo voglia di potere, imposizione delle proprie idee, soddisfazione di obiettivi per lo più personali.
Finora neanche il terremoto e’ stato sufficiente per ricompattare la cittadinanza aquilana, al contrario ne ha evidenziato le divisioni, anche quelle più sopite. La mancanza di un leader locale, in grado di raccogliere le esigenze reali, gestire le attivita’ di emergenza e pianificare correttamente il futuro, non giustifica una citta’ non in grado di esprimersi come un unico corpo, capace di far valere le proprie opinioni e desideri di rinascita.
Il rischio di lenta agonia e’ dietro l’angolo, nonostante l’impegno da parte di tante persone.
E quella sulle tasse e’ una piccola, ma importante battaglia, da vincere uniti per l’equita’ e rispetto dovuto agli aquilani come ad altri terremotati. E per inviare un forte messaggio al governo ed agli italiani: “L’Aquila non e’ stata ricostruita, ma vuole ed ha il diritto di rinascere”




















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