Allarme dei commercialisti: la gente rischia di versare importi salatissimi. Trema chi ha impugnato le cartelle (di Stefano Dascoli, ilMessaggero.it, 12 maggio 2012)
L’Aquila – È caos tasse per i contribuenti del cratere sismico. La sospensione dei versamenti a causa del terremoto, infatti, rischia di provocare a breve effetti devastanti per le tasche di cittadini e imprese. Innanzitutto va ricordato che il maxi emendamento alla Legge di stabilità del 2011 ha sancito che la restituzione di quanto non versato dopo il sisma doveva avvenire, per «tributi, contributi e carichi iscritti a ruolo», con una riduzione del 40 per cento, in 120 rate mensili, a partire da gennaio scorso.
Il problema è, che in attesa di questo provvedimento, Equitalia ha comunque notificato oltre diecimila cartelle di pagamento invitando, però, a non versare nulla in attesa di avere tutte le indicazioni necessarie. E così oltre novemila contribuenti non hanno impugnato gli atti esattoriali entro i sessanta giorni previsti dalla legge, convinti di non dover corrispondere nulla.
Per le cartelle «corrette», ovvero quelle che riportano somme da dover versare, il problema è simile: dopo sei mesi dall’emanazione della legge Equitalia ancora non recepisce la riduzione del 40 per cento degli importi. E così le somme giacciono comunque iscritte a ruolo, con l’effetto, ad esempio, che le aziende che lavorano per gli enti pubblici, alle quali viene richiesto il Durc (documento unico di regolarità contabile) per poter accedere agli appalti, non sono in condizione di poter ottenere commesse. Oltre al danno, dunque, anche la beffa.
CHI PAGA E CHI NO. Infine c’è il caso di chi, nonostante la sospensione delle tasse, ha deciso di pagare regolarmente. Dopo la decurtazione del 60 per cento in tremila hanno presentato istanza di rimborso per riottenere i soldi versati ingiustamente. L’Agenzia delle Entrate, però, temporeggia e non dà risposte sulla questione. L’unica soluzione che resta, per i cittadini, è quella di presentare il ricorso alla commissione tributaria, con ulteriore aggravio dei costi. Sebbene esista un precedente, nel caso del terremoto di Messina del 1991, in cui la Cassazione ha dato ragione a un contribuente che chiedeva il rimborso di quanto versato ingiustamente.
Su tutto questo le categorie professionali (Unione Giovani dottori commercialisti ed esperti contabili dell’Aquila e di Chieti e l’associazione italiana dottori commercialisti di Chieti) hanno diffuso una durissima nota di denuncia chiedendo l’intervento del Garante regionale del contribuente.
Allo stato attuale, dicono, la situazione in cui versano i contribuenti del cratere è la seguente: «Chi non si è opposto agli atti esecutivi sarà costretto a pagare l’intero carico tributario, maggiorato degli aggi per il concessionario e degli interessi di mora; chi ha provveduto ad impugnare le cartelle di pagamento ha di fronte un’Agenzia Fiscale (resistente) che si è opposta alla sospensione del pagamento (in pendenza di giudizio) ritenendo infondate le richieste dei contribuenti ed insussistente il “periculum in mora”; tutti i contribuenti, che hanno perso la propria abitazione, la propria attività e i propri cari, versano in una situazione paradossale: da un lato si trovano nell’impossibilità di poter lavorare in quanto non possono ottenere il Durc, dall’altro un carico tributario insostenibile e oggi “cristallizzato”».
Le associazioni hanno chiesto al Garante di intervenire per chiedere al ministro delle Finanze (ovvero Monti) la riapertura dei termini per l’impugnabilità degli atti esecutivi e di quelli collegati.





















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