La lista delle imprese candidate ai lavori non c’è, le statistiche sul numero di persone negli alloggi non sono accessibili. Che fine ha fatto la promessa di trasparenza sulla ricostruzione?
di Martina Pennisi, da Wired.it – Il 21 marzo i cittadini aquilani hanno deciso di celebrare la Non ricostruzione della città. L’ amara celebrazione di uno stallo che si protrae da quattro anni, da quel tragico 6 aprile 2009, quando alle 3:32 la terra tremò, uccidendo 308 persone e ferendone oltre 1.500. Lo scorso 28 marzo, il Consiglio comunale ha approvato il documento relativo alla programmazione della ricostruzione privata del centro storico della città abruzzese. Si guarda al 2018, quando la riedificazione dovrà essere in via di conclusione, e servono cinque miliardi di euro, uno all’anno. L’intenzione è di rendere l’Aquila competitiva per il titolo di Capitale europea della Cultura 2019. Intanto sono state assunte con concorso pubblico Formez 300 persone che si occupano della sistemazione del centro e dei comuni del cratere ed è scaduto lo scorso 22 marzo un bando per la selezione di 23 professionisti a supporto dell’Ufficio speciale per la ricostruzione. ” Alla ricostruzione tutto compreso in nove anni servono circa sette miliardi e mezzo. […] Posso chiedere alla gente il sacrificio di crederci e di avere fiducia, solo se possiamo vedere parte del centro storico e delle frazioni ricostruite entro il 2015, se invece dirò che si finirà per il 2024 tutti andranno via e L’Aquila nel 2018 farà 35-40mila abitanti. Già sono andati via 3500 cittadini nell’ultimo anno“, ha tenuto a sottolineare il Sindaco Massimo Cialente in occasione dell’anniversario. L’appello è in diretto al Parlamento per lo stanziamento dei fondi necessari.
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La sensazione, scorrendo la cronaca delle ultime settimane, è che ci sia spostati di poco e niente dallo scorso anno ( ecco il punto che avevamo fatto). A partire da quell’ inno alla trasparenza che trovava spazio sul portale del commissariato per la ricostruzione. Oggi, in seguito al passaggio di mano alle due strutture di coordinamento presiedute da Paolo Aielli (per sistemare la città) e Paolo Esposito (per il riassetto del cratere), il sito a cui fare riferimento per provare a monitorare la situazione è quello del Comune. L’occhio ci è caduto – o meglio, non ci è caduto – sull’assenza della famosa lista delle imprese pulite che si candidavano a farsi carico dei lavori. Dal Comune ci fanno sapere che il progetto è tramontato e che per controllare l’attività delle ditte viene chiesta loro una rendicontazione dei pagamenti alle realtà a cui vengono subappaltate le operazioni. È sopravvissuto, anche su Twitter, il conteggio delle macerie rimosse: siamo oltre quota 77mila tonnellate. |
Le statistiche sul numero di persone che si trovano negli alloggi del progetto Case o di iniziative analoghe non è accessibile mentre scriviamo, il sito recita ” servizio in fase di perfezionamento“. La rinnovata promessa di trasparenza è affidata a un emendamento approvato giovedì 28 che prevede la pubblicazione trimestrale sul portale del Comune dei risultati ottenuti, passando per contributi erogati e cantieri attivi, dell’utilizzo fondi e di una previsioni dei risultati attesi nei tre mesi successivi.
Intanto, la situazione è finita sotto i riflettori del Mit di Boston, dove l’architetto inglese Barnaby Gunning ha presentato il su o progetto di ricostruzione virtuale L’Aquila 3D. ” Se riusciamo a coinvolgere anche le istituzioni potrà diventare uno strumento utile e potente“, ci ha raccontato Gunning: ” La cosa che mi preoccupa è la mancata trasparenza su quanto sta accadendo. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa accadrà alla loro città, di partecipare alla progettazione e alla conversazione sulla ricostruzione. Il mio progetto è orientato proprio su questo (l’architetto si è infatti fatto aiutare da 400 volontari, nda)”, ha aggiunto.
fonte: wired.it
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