di Germana D’Orazio, Il Messaggero – «Indirìzzati da chi conosce più te, da chi ha gli agganci giusti per introdurti, per farti fare buoni affari». Così le buone speranze delle aziende edili e di servizi che hanno popolato L’Aquila dal post sisma. Una grande offerta per far fronte alla domanda crescente di lavoro per la ricostruzione.
E così che si è delineata la figura, non nuova, del mediatore di affari della ricostruzione: il cosiddetto “broker”. Sebbene la sua attività sia legittima e normata, la devianza di questa figura è al centro degli scandali delle tangenti sugli appalti che hanno travolto la municipalità aquilana. Il broker, che mette in contatto il committente e la ditta appaltatrice, è descritta come una persona di media cultura che esercita, generalmente, un’attività da libero professionista. Consulente fiscale, commercialista, avvocato, ingegnere, amministratore di condominio, etc… A questi si aggiunge l’introduzione della figura, tutta legata alla ricostruzione, del presidente di Consorzio per la riedificazione degli aggregati. La norma codifica la presenza di un “mediatore” tra i proprietari delle abitazioni e la ditta allo scopo di facilitare l’assegnazione e il controllo dei lavori di ricostruzione. Quindi ci sono diversi “broker della ricostruzione”.
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Alcuni li chiamano faccendieri, altri consulenti, altri ancora affaristi. La differenza tra queste terminologie è la leicità della loro attività e quindi la chiarezza dei loro guadagni. Le cifre percepite dai mediatori partono da una soglia certa e normata: il 2 per cento sul valore complessivo dell’appalto. Questo valore, nel caso di presidente di Consorzio, si applica per un importo fino a un milione di euro, mentre per cifre superiori si passa al 1 per cento. C’è anche un’altra legittimazione, poco nota, di questa percentuale. Percepisce il 2 per cento, come provvigione sulle opere realizzate, anche il personale degli uffici tecnici delle pubbliche amministrazioni secondo di secondo l’art. 24, c. 3 del D.Lgs n. 165/2001. Da queste cifre tassabili, parte il balletto dei rialzi illegittimi che lievitano al 5 e poi al 10 per cento, da corrispondere in nero. |
Corre in città la fantomatica figura del «mister 10 per cento», sinonimo di tangente nell’aggiudicazione dell’appalto, sia pubblico sia privato. A parlarne sono soprattutto imprenditori che hanno rinunciato a svolgere la loro attività a L’Aquila.
L’altra faccia della medaglia mostra però l’impegno dei presidenti di consorzio “broker” anch’essi, ma di quelli legittimi. Al pari della pubblica amministrazione, mettono in atto gare d’appalto interne per scegliere la ditta più affidabile. Anche in questi casi, però, si rileva un’altra forma di mediazione illecita, che è quella del singolo condomino che spinge per la scelta di una ditta che gli ha promesso una percentuale sull’incarico. La cifra si aggira intorno al 5 per cento.
Il timore dei “broker” legittimi della ricostruzione è quello di un blocco delle pratiche comunali in particolare per i cantieri che hanno ottenuto il decreto dell’ufficio speciale, ma per i quali ancora non è stata attivata la procedura burocratica, anche con la garanzia dell’anticipazione delle spese da parte della ditta appaltante.























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