[la fiaccolata – 1′ parte]
Una foto in mano, un fiore, un peluche, un oggetto caro di chi, da due anni non e’ piu’ tra noi. Migliaia di persone, un po’ meno delle 25 mila del primo anniversario del tragico terremoto, si sono ritrovate ieri sera in piazza Battaglione Alpini, Fontana Luminosa, per la grande fiaccolata del ricordo. Una marea di gente, unita da una sofferenza, da un dolore, ancora piu’ intensi di dodici mesi fa perche’ il tempo passa ma le ferite, materiali, fisiche, psicologiche, del cuore non accennano a guarire.
[la fiaccolata – 2′ parte]
[la fiaccolata – video di Sara Occhiuzzi]
All’ingresso est dell’Aquila, nel freddo pungente della citta’, sono confluiti in tanti con mezzi privati, ma molti altri con i bus navetta che hanno fatto da spola con i parcheggi della periferia per tutta la notte. Volti famosi (fra tutti l’ex prefetto ed ora capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, le istituzioni locali) ma comunque nascosti discretamente tra la folla, e gente comune.
Ognuno a piangere in silenzio, nella sua intimita’, un figlio, un genitore, un parente, un amico o un semplice conoscente. Gia’ perche’ peculiarita’ dell’Aquila e’ sempre stata quella di conoscersi tutti. Troppo raccolta e troppo meravigliosamente ”provinciale” per non aver almeno incrociato lo sguardo dell’altro. Stanotte ognuno ha versato lacrime e pregato come meglio sapeva. Un grande serpentone umano ha illuminato ed animato viale Gran Sasso, via Caldora, via Strinella, e poi viale Collemaggio e la villa comunale, solitamente avvolte da un silenzio irreale. La fiaccolata si e’ mossa intorno alle 23; ha sostato in via XX Settembre, la famigerata via della Casa dello studente, con ancora nelle transenne l’immagine dei volti radiosi dei tanti ragazzi sepolti, insieme ai loro sogni, sotto quelle macerie; ha raggiunto piazza Duomo, in pieno centro storico, dopo oltre tre ore di marcia. Alle 3:32 di stamane (ora della scossa assassina) le campane della chiesa di Santa Maria del Suffragio hanno battuto 309 rintocchi, uno per ogni vittima.
Nel momento in cui sono stati scanditi i nomi, si sono mescolati sentimenti diversi. Ognuno ha reagito in maniera diversa, chi con un applauso, chi con un segno della croce, chi con un singhiozzo sommesso. Tanti gli abbracci, quasi a voler esorcizzare col contatto fisico, un dolore troppo forte da sopportare in solitudine. E’ stato, quello di stanotte, un lungo ed intenso momento di aggregazione e condivisione. Agli aquilani (quelli rimasti in citta’ e quelli tornati dalla costa) si sono aggiunti molti italiani, parenti di vittime di altre calamita’ o dell’illegalita’. Hanno sfilato nel colorato corteo gente di Viareggio, di San Giuliano, della Sicilia alluvionata, ma anche chi non aveva ragioni particolari, se non il mero desiderio di esserci. Tutto tranquillo, tranne una piccola contestazione a Chiodi in via Strinella (non raccolta dal Governatore) e qualche striscione, discreto, in cui si accennava ad una sofferenza acuita per una ricostruzione che non c’e’. La folla si e’ disciolta quando gia’ albeggiava. Oggi e’ il giorno della solenne messa in suffragio col presidente Giorgio Napolitano; il giorno dell’omaggio floreale ai cimiteri; il giorno del silenzio e delle attivita’ commerciali chiuse. E’ comunque il giorno in cui la politica sembra essersi opportunamente fatta da parte. Lo aveva chiesto a gran voce la Fondazione ”6 aprile per la vita” e molti hanno avuto decenza e pudore di evitare passerelle e teatrini. Oggi e’ pero’ anche il giorno in cui, superata l’emotivita’ della ricorrenza, si deve tornare a riflettere e a lavorare. L’Aquila deve essere ricostruita soprattutto per le 309 vite spezzate. La fiaccolata, per quanto suggestiva e toccante, da sola non puo’ bastare.
(testo: ASCA)























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