
15 gennaio – Un periodo sismico di notevole importanza colpì la Valle del Belice, un’area che non era considerata sismica prima del 1968. Paesi come Salaparuta, Gibellina e Montevago furono totalmente distrutti e dovettero essere ricostruiti in altro sito, altri centri subirono danni tanto gravi da modificarne drasticamente il vecchio tessuto urbano.
Questo fatto ebbe un effetto devastante sulla vita delle persone, fortemente radicate al loro territorio ed attività (agricoltura-pastorizia).
La prima scossa violenta si ebbe il 15 gennaio, preceduta da quattro forti scosse. Nei giorni seguenti ci furono parecchie repliche e due altre scosse distruttive il 16 e 25 gennaio. La rapida successione dei terremoti ebbe un effetto devastante sugli edifici – quelli che non crollarono dovettero comunque essere abbandonati – e parecchie migliaia furono gli sfollati. Le sofferenze della gente furono aggravate da un inverno eccezionalmente rigido e con la neve, le vittime furono circa 300. Danni minori si ebbero anche nelle zone di Palermo e Trapani. Per molti anni ancora la gente ha continuato ad abitare in baraccopoli, vittime di un processo di ricostruzione durato decenni.
“Montevago – un cumulo di rovine. Sorpresi nel sonno dalle prime scosse gli abitanti si sono riversati nelle strade: in quel momento è iniziata la catastrofe. Il paese è crollato in un attimo seppellendo i poveri fuggiaschi. Salaparuta solo macerie. E un tappeto di case distrutte. Il paese si allungava ai due lati del corso per un chilometro, adesso è un chilometro di calcinacci. Gibellina non esiste più […]. Le case che rimangono in piedi si possono contare sulle dita di una mano. La terra continua a tremare mentre […] si fruga fra le macerie per estrarre morti e feriti”.
[Le prime impressioni degli inviati, in “Terremoto in Sicilia”, a cura di G.C. Marino, 1968, Palermo]
Fonte: edurisk.it
























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