
28 dicembre – Il catastrofico terremoto del 28 dicembre 1908 nello Stretto di Messina, per numero di vittime – almeno 80.000 – ed entità delle distruzioni rappresenta il più grande e famoso disastro sismico della storia italiana, tanto da aver lasciato un’impronta indelebile nella memoria storica non solo dell’Italia ma anche dell’Europa.
La distruzione di Messina, all’epoca città di notevole importanza strategico-militare, nonché attivo centro culturale, catalizzò l’attenzione dei contemporanei, tanto che l’evento è passato alla storia come “terremoto di Messina”; in realtà, insieme alla città siciliana furono quasi completamente distrutte anche la città di Reggio Calabria e un’ottantina di altre località, in gran parte sulla sponda calabrese dello Stretto.
Nel disastro morirono circa il 42% degli abitanti di Messina e il 27% di quelli di Reggio Calabria. Gravissimi danni e crolli estesi interessarono tutti i centri della Calabria meridionale, già danneggiati dai terremoti del 1894, 1905 e 1907.
Danni gravi e diffusi si ebbero anche in alcune località dell’area etnea, della costa tirrenica del messinese e delle isole Eolie; danni minori si verificarono in un’ampia area estesa a tutta la Sicilia centro-orientale e a gran parte della Calabria, incluse città come Catania, Siracusa, Catanzaro, Crotone e Cosenza.
La scossa fu avvertita in tutta la Sicilia e in tutta l’Italia meridionale fino alla Puglia e al Molise.
L’evento dette origine ad un maremoto che spazzò, con onde di varia altezza, le coste ioniche della Sicilia e della Calabria, e che causò ulteriori devastazioni e un numero imprecisato di altri morti.
La scossa principale fu seguita da un gran numero di repliche, alcune delle quali molto forti, che perdurarono per circa 5 anni, fino al 1913.
Vediamo cosa scriveva Il Corriere della Sera, 30 dicembre 1908
“ORA DI STRAZIO E DI MORTE. Due città d’Italia distrutte. I nostri fratelli uccisi a decine di migliaia a Reggio e a Messina. I sovrani verso i paesi della scentura. La solidarietà dell’Italia nella sventura”.
Fonte: edurisk.it























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