L’AQUILA, LA RICOSTRUZIONE DEVE ANCORA PARTIRE: TEMPI INCERTI, POCHI FONDI E TANTA RABBIA

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Il ministro Barca parla di otto o dieci anni, il sindaco Cialente di cinque. L’incognita maggiore è sempre quella dei finanziamenti. Date e risorse definiti da due documenti, la delibera Cipe del 21 dicembre 2012 e il cronoprogramma approvato dal Consiglio comunale il 28 marzo. Ma bisognerà rispettarli.

foto: Giovanni Max Mangione (23.3.2013)

foto: Giovanni Max Mangione (23.3.2013)

da Repubblica.it, 30 marzo 2013 – Otto o dieci anni, secondo il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca. Ma ne bastano anche cinque, per il sindaco Massimo Cialente. Quattro anni dopo il sisma che ha devastato la città dell’Aquila e ha danneggiato molti comuni vicini, il balletto delle date e delle cifre continua, ma la ricostruzione del centro storico ancora deve partire. È vero che di cantieri, soprattutto in periferia e nei piccoli centri, ne sono stati avviati e chiusi tanti. È anche vero che le abitazioni che avevano subito danni lievi sono state sistemate e che molti cittadini sono rientrati nelle loro case, ma è altrettanto vero che il cuore del capoluogo d’Abruzzo ha smesso di pulsare alle 3.32 del 6 aprile 2009 e ancora non si ha alcuna certezza di quando ricomincerà a battere.

L’emergenza prima, il commissariamento poi, e tutte le incertezze burocratiche e normative hanno di fatto bloccato l’inizio dei lavori e la popolazione, dapprima spaventata, poi arrabbiata, ora è ogni giorno più delusa e depressa, convinta che non ci siano speranze per il futuro. “Abbiamo perduto 309 fratelli e sorelle. E continuiamo a piangere per loro, insieme alle loro persone più care. Stiamo perdendo soprattutto i giovani. Perché constatano con immensa amarezza e con tanta rabbia che questa loro città, una città che hanno tanto amato, non offre loro più nessuna speranza per il futuro”, ha detto l’arcivescovo metropolita Giuseppe Molinari, alla vigilia della Pasqua.

Scadenze da rispettare. Ipotizzare dieci anni per la ricostruzione della città non è assurdo, secondo il ministro Barca che ha scelto il 21 marzo, primo giorno di primavera, come data simbolo per dare il via ufficiale ai lavori nel centro storico: “La stima di 8-10 anni per il completamento della ricostruzione è assolutamente fattibile perché ora abbiamo una programmazione e criteri di priorità”, ha dichiarato, facendo il bilancio di quanto fatto dal 27 gennaio 2012 (giorno in cui il presidente del Consiglio, Mario Monti, gli conferì l’incarico di accelerare la ricostruzione dell’Aquila) a oggi.

Due sono i documenti che, se rispettati, dettano tempi e risorse: la delibera Cipe del 21 dicembre 2012 e il cronoprogramma approvato dal Consiglio comunale il 28 marzo. “L’Aquila va ricostruita in cinque anni – ha replicato il sindaco – e questo è il compito minimo che il Paese stesso dovrà assumersi”.


Quello che è stato fatto… Il quadro degli interventi conclusi dal 6 aprile 2009 ad ora è stato illustrato da Cialente: 60/90 i giorni serviti per far rientrare nelle proprie abitazione 20mila persone le cui case erano risultate agibili dopo il sisma, una rapida soluzione anche per le case B e C, gestite dal Comune e il crollo di oltre il 50% del contributo di autonoma sistemazione. Diversa, invece, la sorte per gli immobili classificati E (inagibilità totale), sui quali pesa “un pesante ritardo accumulato dalla gestione del Commissario e della Struttura tecnica di missione. Rientreranno comunque per metà dell’anno prossimo le E della periferia – ha assicurato – Il vero problema resta il centro storico: delle case E, che sono migliaia, ci sono pervenuti solo 1.931 progetti, con una richiesta di 1,5 miliardi di euro”. L’incognita più grande è rappresentata sempre dai fondi, che al momento non sono disponibili e che, in base al calcolo fatto dal Comune, comunque non bastano. “Allo stato attuale – ha spiegato il sindaco – perché tutto il comune venga ricostruito definitivamente, servono ancora 7 miliardi di euro, 6,1 solo per la città dell’Aquila… il Comune avrà bisogno di un miliardo l’anno”.

foto: Giovanni Max Mangione

foto: Giovanni Max Mangione

La delibera Cipe. Sono 2,3 i miliardi stanziati dal governo per la ricostruzione e ripartiti dal 2013 al 2015 all’interno della delibera 21 dicembre 2012. Ma le cifre, analizzate dai membri dell’Assemblea cittadina, non sembrano in grado di fare fronte alle necessità della ricostruzione. Secondo i cittadini, infatti, dovendo essere compresi nella somma stanziata gli interventi per l’edilizia pubblica e privata delle periferie e del centro storico e per le periferie e i centri dei comuni del cratere, gli interventi per lo sviluppo delle attività produttive, le spese per l’assistenza alla popolazione, l’assistenza tecnica e la manutenzione dei nuovi aggregati, pare evidente che la somma sbandierata da Barca non è sufficiente. “Per il 2013 –  ha spiegato l’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano – la delibera prevede per il centro storico e la periferia dell’Aquila 660 milioni, di cui 300 per il centro storico. I 150 milioni della gestione stralcio sono stati già utilizzati per gli edifici scolastici, le macerie, gli alberghi etc. I fondi che avevamo si sono esauriti per finanziare i progetti della periferia. Senza soldi è impossibile pensare di avviare i cantieri”. “La soluzione – ha chiarito l’assessore – è quella di ripristinare la Cassa Depositi e prestiti e di dare vita a una programmazione seria”.

La tabella di marcia. E proprio per dimostrare la volontà di fare, il Comune ha assecondato la richiesta del governo di mettere a punto un cronoprogramma, una sorta di tabella di marcia con la quale si fissano tempi, modalità e risorse per la ricostruzione privata. “Si tratta di un atto di coraggio – ha sottolineato ancora Di Stefano – un ulteriore passo in avanti per far vedere al governo che il nostro lavoro prosegue. Ora tocca all’esecutivo sbloccare i fondi e erogarne altri. L’obiettivo è quello di arrivare a un completo stanziamento delle risorse destinate alla ricostruzione entro il 2018, per consentire alla città, candidata a capitale europea della Cultura 2019, di essere pronta. Allora saranno passati dieci anni dal sisma, una data significativa, dato che all’indomani del terremoto si diceva che per rimetterci in piedi ci sarebbero voluti dieci anni”.

Dall’asse centrale l’inizio della rinascita. Il prossimo passo da fare è, secondo Cialente, quello di riportare i cittadini nel centro storico. “È questo il momento di partire con l’asse centrale (l’area compresa tra piazza Battaglione Alpini, la Fontana Luminosa, e la Villa Comunale), cuore pulsante della città per il quale servono un miliardo e 312 milioni di euro, di cui 412 milioni quest’anno. Dobbiamo poter contare su finanziamenti certi perché alla fine del 2015 l’asse centrale torni alla vita”. Sarà questo il primo gradino per avviare, nel 2014, la ricostruzione di tutto il centro storico…