Italia Nostra per L’Aquila, Cervellati: “Le new town stanno uccidendo la città”

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Roma, 03/01/2010 (documento a cura di Alessandra Mottola Molfino e Pietro Petraroia)

Inizia all’Aquila lunedì 4 gennaio l’attivita’ di Italia Nostra per l’anno 2010.
La presidente della più antica delle associazioni italiane per la tutela del patrimonio culturale, Alessandra Mottola Molfino, e il Segretario Generale, Antonello Alici, hanno scelto Piazza del Duomo all’Aquila e la nuova sede dell’Archivio di Stato per presentare una forte denuncia sull’abbandono del martoriato centro storico e una proposta di rinascita.
LA DENUNCIA
L’ottimismo ufficiale ha nascosto il fatto che, come ha dichiarato l’urbanista e consigliere nazionale di Italia Nostra, Vezio De Lucia, “…la ricostruzione e’ stata impostata come problema esclusivamente edilizio, accantonando la dimensione territoriale, senza un progetto di citta’. Gia’ prima del terremoto la citta’ contava più di 30 frazioni, ma la costellazione urbana era tenuta insieme dalla forza centripeta di un centro storico di grande qualita’ estetica e funzionale, che agiva come formidabile contrappeso alla dispersione.[…. ] La maggioranza degli edifici, anche molti monumenti, sono senza protezione, destinati a un degrado irreparabile.”
La struttura generativa di questa antica citta’ di fondazione, nata a meta’ del secolo XIII per volere dei Castelli viciniori, e’ stata colpita nella sua essenza e nei suoi legami con quei più antichi centri che l’avevano generata e nulla finora e’ stato fatto per ricostituire questa identita’, così importante e decisiva per gli abitanti.
Il Consiglio Superiore del Ministero per i Beni Culturali, presieduto da Andrea Carandini ha gia’ denunciato l’abbandono a se stesso del centro storico. Dice il Consiglio nella propria mozione: “… dopo lo svuotamento dell’Aquila il rischio della fine del centro storico e’ reale. Né la sua riduzione a quinta teatrale e a outlet del circondario può essere considerata una rinascita. Sono infatti i cittadini più che monumenti e mura a fare una citta’, per cui solo se gli aquilani torneranno nella citta’, L’Aquila sara’ salva.”

Nel centro erano concentrate tutte le funzioni pregiate, le istituzioni, circa 800 attivita’ commerciali, lì risiedevano almeno 6 mila studenti. Il terremoto nel centro storico ha prodotto i danni più gravi, determinando il suo totale svuotamento. E dal 6 aprile non si e’ fatto nulla per riportalo in vita.

L’urbanista esocio di Italia Nostra, Pier Luigi Cervellati, ha sottolineato che: “L’abbandono del centro storico e la costruzione di nuove case, le cosiddette new town, stanno uccidendo la “citta’” dell’Aquila. Ci si sta accorgendo che non c’e’ stata nessuna ricostruzione ma solo espansione edilizia. I nuovi insediamenti si dimostreranno presto un disastro sociale ancor prima che economico. ”
Sul centro storico dell’Aquila si lavora nel generale scoordinamento di iniziative (magari benemerite) e di poteri. Le istituzioni non collaborano tra loro !
La parcellizzazione dei molti cantieri privati e pubblici concomitanti ma non coordinati e perfino i lavori di messa in sicurezza possono mettere a rischio altri edifici vicini; inoltre l’entita’ così estesa e pervasiva dei crolli e dei dissesti può indurre ad interventi ulteriormente lesivi dell’identita’ storica e neppure risolutivi per la sicurezza. La messa in sicurezza deve procedere di pari passo con i restauri. Attualmente vengono spesso dati permessi di costruzione a privati e singoli proprietari senza riguardo al tessuto urbano che sta intorno,
La complessita’ e la gravita’ dei problemi non e’ commisurata alle competenze e alle risorse organizzative disponibili. Troppo poche sono le vere professionalita’ di restauro e di protezione dei beni culturali operanti e grave e’ lo scollamento tra organi statali e locali della tutela e i poteri commissariali.
Gli appalti sui beni culturali al massimo ribasso e il ricorso sistematico ad affidamenti diretti in gestione commissariale rischiano di svalutare il controllo sulla qualita’ della progettazione e dell’esecuzione; né le Soprintendenze, da sole e nella situazione disastrosa in cui operano, possono rendersi garanti della qualita’ di interventi così numerosi, onerosi, complessi. Occorre peraltro imporre severe selezioni sugli addetti agli interventi conservativi, tenendo conto della qualita’ della formazione e delle esperienze, in piena aderenza alle norme interministeriali sui restauratori di beni culturali emanate proprio nel 2009, in particolare con il decreto ministeriale n. 86 del 26 maggio.
Non si può certo procedere a singoli restauri su singoli monumenti. Le chiese monumentali, i palazzi insigni sono parte integrante dell’insediamento storico, vivono delle relazioni con il contesto urbano, sono solidali, se così si può dire, con il tessuto edilizio abitativo nel quale e per il quale sono sorti.
La fuga verso le New Town fa pagare al centro storico dell’Aquila un prezzo altissimo: la disgregazione della comunita’ e dei suoi valori immateriali di convivenza secolare.
Gli abitanti sono scoraggiati e delusi. Nel vuoto di valori identitari che si e’ creato, il loro attaccamento alle opere d’arte simbolo degli antichi valori religiosi delle comunita’ e’ diventato ossessivo. Ma al dolore e’ seguita la dispersione delle opere stesse traslocate in sedi più sicure in fretta e in modi che mettono a rischio il riconoscimento futuro della loro provenienza.
Le banche dati sui beni artistici dello Stato, della Regione, della Conferenza Episcopale Italiana, delle Universita’ avrebbero dovuto essere condivise da subito, ma così non e’ stato e così non si e’ ancora in grado di operare. Più del 70% dei beni storico artistici delle chiese sono ancora sotto le macerie e con l’inverno saranno persi irrimediabilmente.
LA PROPOSTA
Italia Nostra ha voluto, nella fase di prima emergenza, concentrare il suo sforzo nel salvataggio dell’Archivio di Stato, coraggiosamente reso possibile dal suo Direttore, Ferruccio Ferruzzi; ma qualche mese dopo il Consiglio Direttivo nazionale, su proposta di Marco Parini e per il tramite del Presidente precedente, Giovanni Losavio, ha voluto avanzare una proposta precisa: costruire uno strumento normativo che faciliti il coordinamento degli sforzi di enti pubblici e privati (tra i quali soggetti indispensabili e decisivi per la comunita’ come la Chiesa cattolica e le Fondazioni bancarie) per la gestione del dopo sisma, a partire dalla considerazione del particolare valore monumentale del tessuto urbano complessivamente considerato, riconoscendo nel pregio artistico e storico di esso, così gravemente ferito, non soltanto un aspetto impressionante del danno subito dalla citta’, ma anche una precisa ragione ed una risorsa per il suo riscatto, in termini sia di recupero culturale e identitario sia di sviluppo sociale e civile. Non essendo evidentemente accettabile un intervento limitato ad una banale «ricomposizione delle facciate cui corrisponda una organizzazione degli spazi interni radicalmente innovativa: una ricostruzione meramente scenografica del paesaggio urbano, con il sacrificio della autentica identita’ urbana».
Un decreto-legge speciale sul centro storico dell’Aquila e’ la nostra proposta.
La legge speciale permette di puntare da subito sulla cooperazione, sul coordinamento e sul rigore che solo lo studio attento degli edifici e del complesso urbano possono offrire; e un approccio coordinato ed integrato degli interventi, che possa partire da un’adeguata considerazione degli studi disponibili. Dunque la legge speciale può produrre un quadro di metodo complessivo. Poiché non può essere garante adeguato a questo il solo regime di gestione commissariale, tanto più che i tempi di intervento saranno comunque lunghissimi e le risorse necessarie saranno comunque difficili da reperire.
La legge speciale potrebbe sicuramente ridurre sprechi di tempo, professionalita’ e risorse finanziarie.
La legge speciale serve a proporre un accostamento delle competenze legislative e regolamentari proprie di differenti livelli di governo, nazionale e locale. Servira’ subito a rimettere in dialogo il Ministero per i Beni Culturali e il Commissario, ma anche gli uffici urbanistica del Comune e della Regione.
La legge speciale e’ lo strumento adeguato a vincolare gli interventi alla cooperazione interistituzionale a partire dalla condivisione effettiva ed efficace degli strumenti di conoscenza e documentazione. Le norme attuali non prevedono reali possibilita’ di coordinamento (dagli studi, alla tutela, all’innovazione, ecc.)
Non bastano i poteri speciali dell’emergenza, non bastano i provvedimenti dell’urbanistica, non bastano i poteri autoritativi della tutela. E neppure basta la lotta, difficile, alla mafia. La legge speciale apre un nuovo sistema di relazioni istituzionali, per leggere di nuovo valori e potenzialita’ del territorio e, partendo di qui, eliminare l’assistenzialismo (ove si annida la mafia e si isterilisce la tutela), e programmare lo sviluppo mettendo al centro l’economia della conoscenza e l’internazionalizzazione, dunque l’Universita’ e le imprese che fanno ricerca, a partire dal restauro dei centri storici.
La legge speciale serve a produrre un piano organico, unitario ed affidabile, di restauro monumentale e urbano, che consenta anche ai Paesi stranieri di capire bene su cosa e come intervenire, a partire dalla piena disponibilita’ – sia detto ancora una volta – di un organico sistema delle conoscenze.
La legge speciale può anche proporre condizioni speciali per coloro che sceglieranno diritornare a vivere e lavorare nel centro storico. Come dopo la divisione delle due Germanie fu fatto a Berlino per evitarne lo spopolamento: incentivi ai giovani e alle istituzioni di ricerca, ai commercianti e ai professionisti, alle aziende capaci di fare dell’Aquila una citta’ dell’innovazione.
Con quali soldi finanziare questa legge speciale ? La proposta di Italia Nostra e’ di destinare ai centri storici dell’aquilano le risorse previste per il ponte di Messina. Ma poi occorre impegnarsi a sviluppare le risorse umane e le competenze locali con azioni di aggiornamento e supporto per gli uffici statali e regionali preposti alla tutela del paesaggio e di tutte le tipologie di beni culturali.
Italia Nostra offre le proprie vaste competenze professionali (tutela, urbanistica, conservazione, ricerca scientifica, legislazione, ecc.) per formulare questa proposta di legge speciale. Italia Nostra ha gia’ cominciato fitte consultazioni con esperti interni ed esterni, con i rappresentanti delle istituzioni impegnate all’Aquila e con tutti gli aventi diritto e interesse.
Nelle prime consultazioni tra i consiglieri nazionali e i soci di Italia Nostra costituiti in Gruppo di Lavoro (Petraroia, Alici, De Lucia, Losavio, Parini, Cervellati e altri) sono emersi gia’ i punti principali dell’azione progressiva che la legge speciale dovra’ prevedere:
1. raccordare tutela ordinaria e gestione straordinaria commissariale
2. rendere organico e unitario l’oggetto della tutela (il centro storico) per intervenire anche su singoli brani di contesto urbano senza perdere di vista il piano generale della citta’ in tutte le sue componenti (temi commerciali e sociali compresi); cominciando quindi per comparti omogenei. Il centro storico non si potra’ risanare tutto in una volta
3. sveltire le procedure di appalto e affidamento elevando la qualita’, proponendo capitolati speciali e rigorosi; selezionando con la massima attenzione le professionalita’
4. formulare un accordo interistituzionale per la tracciabilita’ degli spostamenti delle opere mobili, e per il dialogo tra le banche dati.